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La sfida di Milano

Sala incassa solo fischi, Parisi vince il primo duello

Sala incassa solo fischi, Parisi vince il primo duello

«...Guarda, cara, sono entrata che votavo Sala, ora esco, me pias no; quel Parisi lì non è male, ma ha la Lega dietro. Forse non voto, o voto disgiunto...». Chiamatela reticenza del voto disgiunto: la crisi di coscienza della gauche gestita dal salotto. La suddetta risposta che una signora con erre moscia levigata concede all' amica, all'uscita del pubblico dibattito tra i candidati sindaco Beppe Sala e Stefano Parisi, dà l'idea plastica del tumulto interiore che scuote, a quindi giorni dal voto, la borghesia milanese. Al Franco Parenti di Milano, nello scontro organizzato e ben gestito da Claudio Cerasa direttore del Foglio, lo spettatore ha avuto tre sensazioni. La prima è che nel teatro-simbolo dell'intellighentia cittadina i «salotti» della cerchia dei Navigli vogliono capire il beccheggio dei sondaggi. Quelli più moderati danno uno scarto tra i due contendenti dell'1,4% con Sala al 38,8% e Parisi al 37,4%; mentre per quelli di Repubblica è del 4%.

Voglion capire, giusto per sapere orientare la propria indecisione. La seconda sensazione è che, al netto del 13-15% del candidato grillino Corrado, la platea avvolta nei drappi e nel tek stagionato del Parenti - platea nettamente divisa, fan di Sala in alto, pariasini in basso, qualche Zecchi, Mannheimer e pregiati esponenti della comunità ebraica che fan la spola - sia, in fondo, lo specchio della città. Il pubblico coinvolto, assiepato con ordine tra la sala grande e sotto il megaschermo è molto educato. Sussurra, ride con stitichezza, assiste al duello fra gentiluomini sfogliando distrattamente i depliant teatrali delle commedie in cartellone, Lo Straniero - un'intervista impossibile (osservando il collega Cerasa, si ispirava ai Simpson) e L'assenza del mago non annulla il sortilegio della Dickinson, di cui qualcuno tenta di suggerirmi una metafora incomprensibile. Ma forse il sortilegio è di Parisi. Che cazzeggiando sul gruppo Faceook «Perché non voto Parisi» ad opera dei «giovani virgulti della sinistra» Lerner, Salvati, Bassetti monopolizza un dibattito che poteva tendere all'orchite.

Da lì il ritratto dei «gemelli diversi»: Sala è dell'Inter, ha votato radicale, repubblicano e il Pd nelle varie forme, tifa per la Clinton e tra Cameron e Corbyn preferisce Cameron. Parisi crede in Craxi e nella Roma, ha la mitologia di «Francesco» (Totti, non il Papa. A Milano sa di eversione...) non vota Clinton e tra Cameron e Corbyn preferisce Cameron. Cerasa, molto all'americana assegna ai contendenti 2 minuti di tempo per ogni risposta con un complicatissimo sistema di crediti.

Parisi è avvolto nel fair play ma esordisce increspandosi: «Beppe ma cosa ti è saltato in mente di dire che non accetto il confronto diretto? È il contrario». Sala replica «non mi abbasso a questo livello di polemica». E da lì inizia la gragnuola di fischi. I due manager hanno due visioni antitetiche. Per Sala, Milano è New York incrociata con la mitica Shamballah «è una città modello. Il turismo è incrementato, la disoccupazione è scesa. Guardate la carte di credito come hanno lavorato e lo dobbiamo a Pisapia e all'Expo...». Parisi ricorda che i successi di Milano risalgono ad Albertini e alla Moratti; e che ad aumentare sono le tasse «del 130% , e i soldi sono stati usati per la spesa sociale, ma non si finanziano gli investimenti con le tasse». Dice che, a Palazzo Marino, punterà «a parità di bilancio di abbassarle , le tasse come ai tempi della Moratti, come quando tu eri city manager, Beppe, magari puoi farcela anche tu». Sala è una lastra di granito. Parisi assomiglia in modo impressionante a Roberto Benigni. Sala confida agli astanti che ha parlato col ministro Delrio il quale si è complimentato per Expo; Parisi ricorda che Delrio è lo stesso ha tolto i trasferimenti alla città. Sala, nel lucciore di un Renzo Piano alla Caritas, insiste sulle periferie da umanizzare. Parisi insiste, più banalmente, sulla sostituzione dei riscaldamenti condominali che rendono Milano una cripta di smog ed enfisemi polmonari. Sala punta sull'importazione di universitari e terzo settore; Parisi sul fatto che Renzi distribuisca la flessibilità conquistata a Bruxelles «a quei Comuni virtuosi come il nostro che ha impoverito».

Sala è contro la riforma del titolo V° della Costituzione, la decentralizzazione dei poteri alle Regioni che portarono morte e disperazione. Parisi no. Per Parisi «la città si deve muovere, deve attrarre investimenti per generare sviluppo. Per prima cosa da sindaco convocherei i manager delle grandi multinazionale per chieder loro d'investire, ma non posso farlo coi regolamenti (sottinteso: condominali, ndr) di Pisapia». Per Sala, che difende la sua candidata islamica con marito ferocemente antisrareliano, grazie all'ex assessore al welfare Maiorino, Milano «quasi non s'è accorta degli 80mila immigrati che son passati». Parisi se n'è accorto. E chiede - inutilmente - «un tavolo comune per affrontare la prossima invasione». Parisi vuole far sbocciare la cultura attraverso fondazioni pubblico/private. Sala idem. Sala, se perde, fa il capo dell'opposizione. Parisi idem, «ma non perdo». Alla domanda «Che cosa rappresenta in negativo il suo avversario?». Sala tira fuori il solito terrore dei leghisti lanzichenecchi; Parisi gli ricorda che non è che la sinistra estrema a sostegno dell'avversario sia un moderato branco di gandhiani. Finisce che vince Parisi, non so se ai punti o per ko. E qui scatta la terza sensazione. Che la buona borghesia si butti sul voto disgiunto: voto Parisi ma voto Pd. «Andrée Ruth Shammah (il deus ex machina del Parenti) adora il voto disgiunto» , ci suggeriscono. Qua le signore dall'erre moscia sono una folla...

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • Anna 17

    Anna 17

    21 Maggio 2016 - 22:10

    Purtroppo non significa nulla, qualche giorno fa,mi è capitato di sentire Sala sono rimasto esterrefatto. Come ha fatto ha gestire Expo è una cosa incomprensibile, a meno che non abbia fatto altro che allungare le mani, sembra l'unica cosa che sappia fare, tanto è coperto dalla magistratura. Parisi, a parole vince facile ma quando si vota i compagni giù a testa bassa, tanto quelli mica capiscono.

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