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La storia

Muore a 30 anni in un hotel di Milano. Il giallo (segreto) di una musicista

Muore a 30 anni in un hotel di Milano. Il giallo (segreto) di una musicista

Questa storia non è mai esistita, almeno per i media italiani. È rimasta nascosta nei fascicoli della procura di Milano (che ora l' ha archiviata) e nel cuore di una madre che dopo due anni ancora non riesce a capire cosa ci facessero quei 124 ovuli di eroina nello stomaco della figlia. I nomi sono importanti ma non li scriveremo perché è in corso un' indagine della Dea (Drug Enforcement Administration), l' unica a credere che questa storia esista ancora e che sia possibile arrestare gli uomini che reclutano ovulatori per trafficare droga dal Costa Rica all' Italia passando per gli Stati Uniti. Inizia alle 15.10 del 24 novembre 2014, nella stanza di un albergo a due stelle vicino alla stazione di Milano.

Dentro c' è il cadavere di una ragazza di 30 anni uccisa da un' overdose di eroina. La chiameremo Nicole, come una delle sue jazziste preferite. È una musicista diplomata al conservatorio, non ha precedenti ma un passato burrascoso segnato da una tossicodipendenza. La musica, per un po', l' ha salvata, poi ha ricevuto la chiamata da Chico, un suo amico toscano che da anni vive in Costa Rica che le ha proposto un lavoro facile facile per fare un po' di soldi e viaggiare: portare eroina dal Costa Rica in Canada, tornare al punto di partenza per ricaricarsi di cocaina e andare in Italia. Il tutto per circa duemila euro. Nella camera in cui muore i carabinieri trovano 26 ovuli appena espulsi, quattro giorni dopo l' autopsia svela che nello stomaco ne aveva altri 98 per il peso complessivo di un chilo di eroina. C' è anche un foglietto con una lista della spesa (coltello, scotch, preservativi, pellicola), tutto il necessario per confezionare le dosi.

Nicole parte il 16 novembre da Milano per New York, in serata arriva a San Josè, capitale del Costa Rica, dove incontra il suo contatto italiano. È già stata testata mesi prima ma per il secondo viaggio impiegano settimane per accordarsi perché il reclutatore deve parlare con "el jefe", il capo sudamericano dell' organizzazione. Quando è tutto pronto la ragazza riceve un biglietto aereo e un visto americano, pensa a tutto el jefe.

Il 21 novembre riparte da San Josè per Los Angeles carica di eroina importata da Cambogia e Vietnam, dove Chico ha buoni amici che diverse volte all' anno va a trovare. Il reclutatore ha costruito una fitta rete, negli ultimi quattro anni gli investigatori dell' antidroga milanese hanno accertato il contatto con almeno altri quattro corrieri italiani. Tutti disperati ma insospettabili, con un profilo (anche estetico) diverso dal tradizionale cavallino latinoamericano con la faccia segnata. Uno l' ha trovato a Scampia, è stato fermato con lui dai carabinieri in via della Resistenza, una delle più grosse piazze di spaccio d' Europa. Un mese dopo quel ragazzo è stato arrestato all' aeroporto di Fiumicino con 179 ovuli di cocaina. Gli altri corrieri li ha "scoperti" in Sardegna e in Toscana.

Ma torniamo a Nicole. Arrivata a Los Angeles il 21 novembre riparte in giornata per Vancouver dove avrebbe dovuto consegnare il carico, restare fino al 26, tornare in Costa Rica e infine andare in Italia con la cocaina. Nei mesi di attesa la musicista ha allenato la trachea ingoiando grossi pezzi di carota, ha anche preso 5 chili per apparire più in salute e non destare sospetti. Chico glielo scrive in una chat: «Mi raccomando, non voglio vederti arrivare distrutta. L' apparenza e lo stato mentale per questo che facciamo è primordiale».

Ma a Vancouver qualcosa va storto, le autorità leggono con sospetto il suo itinerario di volo e la fermano convinte che sia un corriere. Si sente persa, contatta Chico e chiede aiuto a el jefe, capisce di essere sola. I canadesi la tengono una notte in cella e la mattina dopo le fanno comprare un biglietto per l' Europa. L' ultimo messaggio che scrive a Chico dimostra la sua professionalità: «Se andassi in Italia per non sprecare?», riferendosi agli ovuli. Il 23 sbarca ad Amsterdam e poche ore dopo è nella camera d' albergo accanto alla stazione. Chiama la madre per rassicurarla ma sta male, ha superato il tempo consentito per il trasporto, fa in tempo a espellere 26 ovuli, il resto lo scoprirà il medico legale.

Salvatore Garzillo

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Commenti all'articolo

  • rossini1904

    01 Giugno 2016 - 09:09

    Concordo pienamente con brunom. Era una che dispensava la morte come gli untori di manzoniana memoria. Senza di lei la società sarà migliore.

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  • brunom

    01 Giugno 2016 - 06:06

    Ha fatto una fine tragica, ma era una portatrice di morte. Mi riesce difficile avere pieta' per questa ragazza.

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