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Il Pd trema

Parisi, lo scatto vincente: perché il suo modello va oltre Milano

Parisi, lo scatto vincente: perché il suo modello va oltre Milano

A Milano già si parla di «stile Parisi». E non è per via della tutina da ciclista e del caschetto rosso con cui il candidato del centrodestra si è presentato al seggio elettorale di via Goito, a Milano: «Ragazzi ho fatto una sgambata fino ad Abbiategrasso, faccio una doccia e torno». Ma perché è capace di mandare all' aria qualunque schema e fare carta straccia della vecchia politica. A parole - la famosa "rigenerazione" - e coi fatti. Domenica per esempio i primi exit poll della Rai fotografavano una forbice di 5 punti a favore del candidato del Pd Giuseppe Sala, e Parisi alle 22.59 «rompeva gli schemi» e faceva il suo ingresso al Marriott per sottoporsi al fuoco incrociato delle tv. Sorriso implacabile, capello sobrio e la montatura un tantino stantia che Berlusconi vorrebbe fargli cambiare e non ci riesce. «Tre mesi fa sembrava impossibile... grazie a chi ha scelto il cambiamento».

Pare che nel quartiere generale del Pd abbiano avuto un calo di pressione vedendo sbucare il suo volto serafico in tivù, e Sala che ancora saltellava nervoso nei suoi mocassini da maratoneta di Expo - «parlo, non parlo» - abbia girato i tacchi e si sia chiuso in un silenzio spettrale. Il bello è che da quel momento in avanti, e mano a mano che la forbice precipitava verso il punto percentuale, la programmazione tv è stata un trionfo di stile «parisino». Qualcuno al comitato vociferava: «È comparso più stasera in tv che in tutta la campagna». Calma, sorriso e una serenità che ha reso meno opprimenti le estenuanti dirette tv.
E che è il marchio di fabbrica di un modello Milano e di un centrodestra che grazie a Parisi non è più se stesso. Fuori s' azzuffa, a Milano si compatta e va alla mediazione.

Coesione - Persino Salvini non è più Salvini quando sbarca in San Babila. E chi prima di queste elezioni diceva «sarà un candidato succube della Lega», oggi fa retromarcia davanti al successo di Fi (al 20%) e al modesto 11 % di Salvini, cui Parisi peraltro ha rimproverato la scelta di un candidato (Pavesi) vicino alla destra estrema. «Bisogna parlare alla gente di sinistra», dice oggi Parisi, «quella che non ha votato per Sala. Noi facciamo un' offerta politica che va al di là del centrodestra, in un ambito amministrativo dove gli schemi ideologici non sono così cogenti». Quanto al centrodestra romano, il ragionamento non fa una piega «se fossero stati uniti...». Insomma, Renzi voleva il rigore da Sala, «il rigore l' abbiamo parato e ora lo tiriamo noi». Anche se Renzi ha voluto votare un giorno solo. E «ha fatto campagna solo per Sala». «Se vinco? Faccio 120 km in bici». Ricordano tutti la sua discesa in campo. Il centrosinistra gonfiava il petto attorno al trionfatore di Expo pensando di vincere facile, il centrodestra faceva tabula rasa dei candidati. I nomi c' erano (dai Del Debbio ai De Albertis) ed erano gli stessi di sempre, ma fuggivano alla chetichella dalla porta di servizio, chi se lo cerca un incarico da fame che porta solo grane? Poi è arrivato Parisi, ex city manager di Albertini: «Ho sentito la coesione di un centrodestra ampio che va dalla Lega a Fi, da Fdi a Lupi». Ed ecco fatto. Leggero e rapido. Come nei gusti: sushi e film in tv, e il libro Honky Tonk Samurai sul comodino.
Ha messo a posto le ultime cose a Chili tv, ed è partito. Trascinando nel vortice un Passera che fino a un attimo prima pareva determinato a fare una corsa solitaria: «Deve entrare nella coalizione». Detto fatto, Passera ha portato in dote i suoi voti e pure la sede elettorale.

L'amico Albertini - La storia di Parisi è nota. 59 anni, romano, invaghito di Milano al punto che il suo amore per la Roma è ormai un sussurro rispettoso nel tempio di Milan e Inter, una vita spesa tra le corse in azienda e in bici. Si è laureato alla Sapienza, ha lavorato alla vicepresidenza del consiglio con De Michelis. È stato capo del dipartimento affari economici. Fino all'impegno con Albertini, il cui apice fu la stipula del Patto per il lavoro che portò alla rottura con la Cgil. Poi Confindustria e Fastweb. Un tipo tosto. Ha una moglie israeliana, Anita, che definisce «una combattente nata», «scettica all' inizio ma ora mi dà consigli». Mentre le figlie grandi, Sara e Camilla, guardano dalle retrovie papà, felici di sapere che il suo quartiere preferito è Brera «perché mi ricordo quando le accompagnavo a scuola prima di andare a lavorare». L' hanno tirato per la giacchetta. Ma Parisi si è divincolato ogni volta. Di là il ring, di qui lui, che placa gli animi, anche dello staff. Sala incespicava sul bilancio Expo e su una casa in Engadina dimenticata nell' autocertificazione. E Parisi ribadiva stima per il lavoro del commissario («ma che sarà montare due padiglioni?»), non senza ostentare incazzatura per i tentativi «di mettere in parallelo i conti Expo e quelli di Chili».
Lo conoscevano poco a Milano. Adesso è il volto del centrodestra. Entrato in partita anche grazie ad Abertini (capolista). Si è tuffato nei mercati e nelle periferie. E il risultato è che una di queste, il Niguarda, non è più roccaforte rossa.
Memorabile la battuta sull' estetica di plastica della D' Urso, smentita da un mazzo di fiori donato in diretta tv. E lo scambio con Albertini in dialetto («che imparerò presto»).

Tanto Sala è «nervoso», quanto Parisi si diverte e «il tempo non basta». Parla il linguaggio della gente, basta vedere il programma. Non vuole gli Expo Gate in Cordusio perché sono brutti, vuole «ridurre le tasse», e non ferma le città per fermare lo smog ma «abbassa i riscaldamenti». Attento agli anziani e ai piccoli, cui promette le tagesmutter che hanno tutti i paesi civili. Anche sugli immigrati ha idee chiare. «Non c' è più spazio, e quelli che ci sono devono fare i milanesi». Buonsenso e buon governo. E forse il calcio di rigore gli riuscirà.

di Simona Bertuzzi

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Commenti all'articolo

  • nick2

    08 Giugno 2016 - 07:07

    A Milano Salvini si schiera a fianco di Passera (e di conseguenza della Fornero), suoi nemici giurati, a dimostrazione che la politica è un carrozzone simile a quello del wrestling, dove alleanze, rivalità, amici e nemici sono solo finzioni, volte ad irretire gli spettatori.

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  • nick2

    08 Giugno 2016 - 06:06

    Mah, vinca Parisi, vinca Sala, poco cambia. Si parla di superamento del sistema dei partiti, ma temo che sia un passo verso il Partito Unico. Con il beneplacito di Salvini...

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  • wilegio

    wilegio

    07 Giugno 2016 - 23:11

    Mi auguro che ce la faccia, ma non ci credo. Il soccorso rosso arriverà puntuale come sempre, perché di fronte alla prospettiva di perdere Milano, tutte le divergenze fra compagni si appianeranno come per incanto. E dove non arriveranno i voti arriveranno i soliti brogli, che tutti conoscono, ma nessuno è ancora riuscito a sconfiggere.

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  • bettely1313

    07 Giugno 2016 - 22:10

    adesso solo a Milano FI ancora è vincente. tra poco FI sparirà del tutto. Poi non è detto che Parisi diventerà sindaco. Parisi è stato scelto da FI e non dalla Lega,. Ho paura che vincerà Sala.

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    • Pinkalikoi

      08 Giugno 2016 - 11:11

      Xbettely1313, ...Vincerà Sala?? E le pare una grande differenza?

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