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Intervista a Libero

Stefano Parisi la verità sulla mossa di Renzi. Chi preferisce tra Beppe Sala e Virginia Raggi

Stefano Parisi la verità sulla mossa di Renzi. Chi preferisce tra Beppe Sala e Virginia Raggi

La sento tonico Parisi. Merito del Megawatt?

«È stata una bella ricarica».

Però mi dicono che il consiglio comunale l' ha un po' stufata.

«Malelingue. Partecipo a tutte le sedute e intervengo su ogni argomento».

Allora qual è il problema

«Che il consiglio conta poco perché Sala viene raramente e ci perdiamo in discussioni generali in cui la maggioranza comunale non ascolta i suggerimenti di un' opposizione costruttiva che dà idee e fa proposte. È accaduto sul Patto per Milano ed è successo di nuovo quando abbiamo affrontato la questione immigrati».

E questo è un errore? «È un errore perché Sala deve ricordarsi che ha vinto con il 51 per cento delle preferenze e che il 50 per cento dei milanesi non ha votato. Significa che il 75% dei cittadini non l' ha scelto. Questo dovrebbe suggerire a Sala un po' di attenzione e ascolto in più».

Dunque non è vero che lascerà Milano per gli evidenti impegni nazionali?
«Non intendo mollare e non mollerò. Troppo importante la politica locale per potermi permettere di lasciare un incarico come questo. Vorrebbe dire perdere la testa e il senso della realtà e, cosa che mi sta più a cuore, deludere i 250mila milanesi che mi hanno dato il loro consenso».

Adesso si può dire. Meglio vincere Milano o fare il leader del centrodestra?
«Io avevo una passione molto forte per il comune e mi sarebbe piaciuto molto amministrare la città, l' avrei fatto con una dedizione e una convinzione forte e diametralmente opposta a quella che vedo adesso con questa maggioranza. Ma c' è stata una spinta talmente importante ed entusiasmante a proseguire un percorso nazionale che francamente non potevo dire di no».

Vero che in consiglio comunale ci sono due opposizioni? Da una parte Parisi dall' altra Salvini?
«Vero niente. L' altro giorno sui profughi abbiamo tenuto una linea compatta e se andate a rileggervi gli interventi miei e della Lega vedrete che c' era grande sintonia. Insisto, c' è una buona compattezza a livello di opposizione tra Forza Italia, Milano popolare, Lista Civica e Lega».

Diceva che Sala viene poco in consiglio... Non mi pare un bene per la città.
«Viene poco, posso capire che un sindaco abbia molto da fare ma, ripeto, è stato scelto solo dalla metà dei milanesi».

Un po' di umiltà in più?
«Un po' di ascolto in più e interesse verso quel che abbiamo da dire».

Per esempio sui profughi?
«Quello è uno dei temi. Avevamo proposto in campagna elettorale di predisporre un piano per l' emergenza profughi sapendo bene che l' emergenza ci sarebbe stata. L' amministrazione però ha preferito improvvisare, passando di volta in volta dalla tendopoli al Palasharp, dall' area dell' Expo alla caserma Montella. E questo è un chiaro errore politico perché avrebbero dovuto chiedere al governo più rigore nel fermare i clandestini e nell' individuare chi ha diritto allo status di rifugiato e chi no. Sala quando ha incontrato Renzi per firmare il patto su Milano non ha parlato di immigrazione e questo è un fatto gravissimo. E anche la lettera che ha scritto a Repubblica qualche giorno dopo, criticando le politiche del governo, pareva sinceramente copiata dal mio programma. Si sta facendo una gran confusione».

Una giunta in difficoltà dunque?
«Direi una giunta allo sbando, incapace di gestire il problema. Prenda Majorino, l' assessore ai Servizi Sociali. Lui sa essere soltanto retorica, retorica e ancora retorica. Anche l' iniziativa che ha messo in piedi con Legambiente sabato scorso, quando è andato a pulire i parchi insieme ai profughi, mi spieghi cos' era se non un puro esercizio di immagine e propaganda».

Anche il patto per Milano lo è stato?
«Il patto per Milano è stato niente. Io ho siglato tanto patti nella mia vita, anche a livello nazionale, e ogni volta venivano dopo un lungo negoziato e puntavano al raggiungimento di un obbiettivo importante.
Qui Renzi cos' ha fatto? Ha dettato l' agenda per Milano e messo insieme i fondi che già c' erano».

Lei che avrebbe fatto?
«Io avrei chiesto autonomia finanziaria e fiscale per la città, avrei preteso la restituzione delle tasse pagate dai milanesi e dalla città metropolitana che evidentemente versano un conto troppo alto allo Stato. Il problema è che il governo decide per Milano, anzi Renzi usa la città per la sua campagna e per il suo referendum».

Immagino che il ponte sullo stresso di Messina, annunciato mercoledì,alla presentazione dello Human Technopole, non le sia piaciuto molto.
«Mi è parsa anche quella una pura operazione di immagine messa in campo da un premier che sta usando Milano per le sue personali battaglie sapendo bene che è l' unica città in cui ha vinto le elezioni. Ridicolo parlare di Messina e della Sicilia ai milanesi».

E lo Human Technopole, pura chiacchiera o c' è qualcosa di buono?
«Il mio pensiero su quel progetto l' ho già espresso. Lo human technopole non risolve i problemi dell' area di Rho Pero ed è un progetto calato dall' alto, deciso dal governo, e realizzato dalle università di Roma e Genova senza tener conto di Milano. Peraltro interessa solo il 10 per cento del territorio. E tutto il resto scusi?".

Un bilancio amaro?
«A un anno dalla fine di Expo non esistono un piano e neppure un' idea».

Colpa di Sala?
«Sala sta dimostrando la sua incapacità di gestire autonomamente Milano. Ma deve capire che è il sindaco di questa città e non il city manager di Renzi».

Meglio Sala o la Raggi?
«Meglio un city manager come Sala che un sindaco che non sa nemmeno dove sta il Campidoglio. Mi pare che la situazione a Roma sia un disastro totale».

Perché ha lasciato cadere i termini per la denuncia sull' ineleggibilità di Sala?
«Perché mi piace confrontarmi sui contenuti. E mi piace criticare Sala su quel che fa piuttosto che su questioni formali. Io mi auguro che governi bene Milano perché amo questa città ed è nell' interesse dei milanesi che l' amministrazione non fallisca. Finora purtroppo il bilancio è negativo, ma sono i primi 100 giorni ed è presto per dare un giudizio...».

E lasciando da parte la diplomazia?
«Le faccio un esempio. Come si fa ad annunciare in toni trionfalistici l' assunzione di 450 insegnanti quando è evidente che si tratta di aumentare ancora una volta e a dismisura la spesa pubblica? Si promuovano piuttosto gli asili privati e aziendali, si faccia in modo che in ogni quartiere ci siano dieci, cento mille nidi aziendali, si dotino le famiglie di vaucher da spendere come vogliono e credono, nel pubblico piuttosto che nel privato. Il siparietto con il ministro Madia per spiegare l' ennesimo faraonico piano di assunzioni è francamente uno scenario da terzo mondo».

Le hanno dato fastidio le critiche a Marya Ismail, l' islamica moderata colpevole secondo il Pd di essere passata al nemico, cioè lei?
«È incredibile come il Pd reagisca a un fatto come questo ragionando per ideologia e schieramenti. Ismail ha detto una cosa molto vera e cioè che a Milano c' è un rischio terrorismo, e che i rapporti del Pd con la parte più radicale dell' islam non sono un fatto da sottovalutare. Dovrebbero ascoltare le sue parole e rispondere su questo invece si limitano a dire che è colpevole in quanto sta con Parisi. Ma stiamo scherzando? È stato un linciaggio politico e morale, roba da vecchio partito comunista».

Al Megawatt ha riunito tutta la base azzurra locale. Ma qualcuno le rimprovera un appiattimento su Cielle.
«Stiamo collaborando con tante persone che vengono da mondi diversi e cielle è un interlocutore importante. Mi sembrano critiche senza fondamento».

Alleggeriamo i toni. L' aiuta sempre sua moglie?
«Sempre, è un' aiutante preziosissima».

E il famoso volpino?
«Beh Mirò sta bene. E rilascerebbe volentieri una nuova intervista».

di Simona Bertuzzi

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