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L'intervista

Sirchia: "Oltre al morbillo c'è pure l'allarme Lorenzin"

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Girolamo Sirchia

Girolamo Sirchia

«Il grande rammarico è vedere annacquati» i benefici di una legge sul fumo che ha disintossicato l' Italia.
Il sogno è continuare, a 83 anni compiuti, a «occuparsi di salute pubblica».
È un uomo col guizzo il dottor Sirchia.... Ex ministro della Sanità del governo Berlusconi, ex assessore della giunta Albertini.
Sottile e solenne maestro di scienza mentre dispensa ad amici e pazienti il primo comandamento di buona vita: «Mangiare la metà e muoversi il doppio».

Che idea si è fatto di questa battaglia sui vaccini?
«Ci sono persone che, per interesse o ideologia, sono contro la ricerca scientifica e buttano in pasto all' opinione pubblica notizie false come l' idea che la medicina possa produrre orrori. Le mamme anti-vaccino non sono in malafede ma sono vittime di queste posizioni e tremano al pensiero di avere un giorno un figlio autistico. È lo stesso meccanismo che si innescava ai miei tempi con i trapianti. Ci accusavano di uccidere la gente per prelevare gli organi».

Ma secondo il New York Times i Cinque Stelle hanno creato un ingiustificato allarme sui vaccini.
«I Cinquestelle sono l' esempio di una politica che cavalca il possibile e si approfitta di ogni occasione».

Il famoso «piove governo ladro»...
«La verità è che tutto il mondo scientifico si è posto il problema dei rischi delle vaccinazioni ed è chiaro che il dovere di un medico sia primum non nocere. Che poi nella storia ci siano stati sedicenti dottori che hanno proposto cure miracolose prive di fondamento, quella non è scienza ma una parte deviata di persone che prostrano la medicina ai propri interessi. Il primo dovere è informare. Raccontare di quando non c' era il vaccino antipolio e la percentuale di bimbi zoppi, storpi e invalidi a vita era altissima».

E adesso il morbillo?
«Bisogna dire che può avere conseguenze serissime anche mortali».

Il ministero ha sbagliato?
«È mancata la voce ufficiale del ministro. La Lorenzin avrebbe dovuto parlare in tutti i tg, fornire dati e spiegazioni scientifiche. Invece c' è stata una carenza, un modo di procedere non sufficiente a convincere l' opinione pubblica.
Sono stato ministro ai tempi della Sars, la sindrome respiratora che veniva dalla Cina, e pareva che tutta l' Italia fosse stata contagiata. Abbiamo risposto al panico con un' informazione capillare e l' allarme si è placato».

Ma in Italia i casi di morbillo sono quintuplicati: 385 nell' aprile 2017 contro i 76 dello scorso anno. Difficile disinnescare il panico.
«Il morbillo si diffonde anche per motivi suoi. Ma di fronte a un numero crescente di non vaccinati e con una malattia che è pericolosa e può portare alla morte un ministro ha il dovere di rendere la vaccinazione obbligatoria. A scuola tutti vaccinati, se no si chiamano i carabinieri! Non è un' opinione, è una scelta necessaria di fronte a un problema di salute pubblica».

E l'allarme meningite?
«Per ora non abbiamo dati ufficiali di incrementi significativi e storicamente c' è sempre stata una maggior incidenza in Toscana».

Si naviga a vista insomma, anche ai vertici delle istituzioni.
«C' è un' ondata antiscientifica nel Paese che mi fa sospettare, perché è evidente che siamo sotto elezioni e la politica è più preoccupata del consenso che della salute pubblica. Non si spiegherebbe altrimenti questo timore nel prendere provvedimenti impopolari. Ma sono le misure popolari a generare drammi. All'epoca della peste - estremizzo un po' - il cordone sanitario non piaceva a nessuno....».

E lei è esperto di scelte impopolari. La sua legge sul fumo trovò un fuoco di sbarramento. Fini si presentava in Aula con la sigaretta in bocca.
«Eppure grazie a quella legge c'è stata una diminuzione del 18% della prevalenza dei fumatori, una riduzione dei tumori e delle malattie cardiovascolari e respiratorie. Per strada mi ringraziano ancora».

Perché allora ho l'impressione che sia amareggiato?
«Perché dopo di me i controlli sono cessati e oggi si assiste a una diffusione del fumo in tutte le sue forme. È un' amarezza sconcertante non poter risparmiare all' Italia 70mila morti da fumo ogni anno, con tutto quel che comporta in termini di costi e di sofferenza umana. E fa piangere il cuore vedere una generazione di bambini con la sigaretta in bocca che va al suicidio».

Cos'è mancato?
«La mia legge fu molto osteggiata dalla Confcommercio, ci fu un ostruzionismo terribile, ma io mandavo i carabinieri in borghese nelle discoteche e i Nas in consiglio regionale. E fioccavano le multe. Adesso nessuno controlla più e i gestori dei locali si sono inventati i gazebo per fumatori che ripropongono gli stessi rischi per la salute pubblica.
Andrebbero proibiti tutti e tolte tutte le licenze. Questa generazione di bambini si domanderà da adulta dove eravamo e cosa facevamo noi mentre loro prendevano il vizio».

Lei fumava, vero?
«Io ho fumato dai 18 ai 35 anni poi ho smesso appena ho compreso i danni. Ma vede, avevamo visto la guerra, nella razione dei militari in missione c' era sempre il pacchetto di bionde. E l'immagine del Paese liberato era l'americano con la sigaretta in bocca».

Le manca la politica?
«Mi manca un impegno attivo nella salute pubblica».

Berlusconi lo sente ancora?
«Io ho creduto tantissimo in Silvio, almeno quanto lui ha creduto in me. Poi nel 2005 c'è stato il rimpasto e io me ne sono andato via perché il mio posto interessava ad altri. Ma le dico che avrei continuato volentieri il mio lavoro».

Ma non ha mai smesso di occuparsi di salute pubblica.
«In Lombardia abbiamo predisposto un piano per prevenire il diabete. Le persone vengono sottoposte a test della glicemia e se si scoprono situazioni di pre-diabete vengono affidate a un team esperto che li segue nella dieta e nello sport facendo regredire la malattia. Un terzo di loro torna ai livelli normali».

Farebbe ancora il ministro?
«Ho più di 83 anni, non bisogna illudersi troppo».

E Silvio come lo vede? In auge o destinato a sparire?
«È un uomo intelligente che è stato sbandato dalle cose della vita che ha fatto. Ma penso sia ancora molto vivace e se si mettesse con alleati giusti potrebbe far tanto per il paese. L' Italia ha bisogno di un governo di buonsenso, moderato, che non cerchi solo il dialogo coi sindacati ma dia fiato alle imprese e smetta di tassarle affinché possano generare ricchezza e lavoro. Si fa finanza da noi ma la finanza è un male e una rovina. Invece bisogna puntare sull' industria manifatturiera, sull'intelligenza creativa».

Lei ha descritto questo Paese come una nave pilotata dal cuoco di bordo...
«Mentre tutti gli altri gozzovigliano in coperta di fronte a passeggeri attoniti e impotenti. E lo confermo, siamo allo sbando, salvo solo Franceschini».

Renzi invece?
«Non è un comunista e si addomestica. Lui e Berlusconi si rivolgono alla stessa platea, se si mettono insieme in uno stesso governo sarà un bene per tutti. Ammettiamolo: la popolazione che vota Renzi è la stessa che vota Silvio, i valori sono gli stessi e ovunque c'è una voglia di vita operosa e tranquilla senza tutti i giorni una riforma che è destinata a saltare l' indomani. Prenda i voucher del lavoro, messi e poi levati. O la legge Biagi, bellissima e subito affossata. La gente è frastornata».

Non mi dirà che ha votato alle primarie del Pd?
«Io votare per il Pd? Ma per carità di dio. Ho votato per Parisi a Milano perché lo conosco dai tempi di Albertini. Poi però ha preso una sbandata strana e non capisco adesso che linea stia seguendo. Il suo no al referendum costituzionale è stato uno sbaglio perché avremmo portato a casa un primo risultato».

Salvini?
«È intelligente ma eccessivo, era in comune con me quando io ero assessore e litigavamo tutti i giorni. La Lega estremista e aggressiva non mi piace, preferisco la lega di Maroni».

Albertini invece?
«Gli voglio bene, è stato un buon sindaco. Parisi, Albertini, Alfano dovrebbero rientrare tutti nell' ala di Forza Italia se si ricostituisse. E Silvio dovrebbe essere il leader carismatico».

Mi pare tiepido su Grillo.
«In Italia può accadere di tutto ma Grillo non è il mio personaggio e il suo partito non mi procura brividi».

Sala le piace?
«Non lo conosco per niente, non vedo niente nella sua amministrazione».

E lo sa che scenderà in piazza il 20 maggio a favore dei profughi?
«Ma cosa significa quella manifestazione? È una roba alla Pisapia, una pazzia. Sono cortei demagogici, pagliacciate che non portano a nulla e chi li organizza ne pagherà le conseguenze. Chi in Italia al giorno d' oggi può dire di volere più profughi?».

La sento critico.
«Penso che sia in atto un'invasione e che avanti di questo passo affonderanno l'Italia. C'è una legge marinara che dice che una scialuppa può portare solo un tot di persone. Quando è piena il capo scialuppa è autorizzato a cacciare via chi sale abusivamente o la barca cola a picco. Ecco, il nostro Paese è come quella scialuppa. E poi siamo sinceri. Quelli che arrivano non sono premi Nobel e non hanno alle spalle condizioni socialmente e culturalmente ottimali».

Mi dica la sua teoria sull'intelligenza.
«Voglio con me solo persone che hanno negli occhi il lampo dell' intelligenza e voglia di fare, gli altri vadano al diavolo. Il mondo è pieno di imbecilli».

Cosa pensa della legge sul fine vita?
«Penso che la formula che si sta trovando - di un accompagnamento alla morte con sedazione intensa dei casi estremi - sia quella giusta. L'importante è eliminare lo spasimo, l'agonia e il delirio che fanno soffrire. Se poi uno ha espresso una volontà precisa al riguardo non vedo perché non si possa assecondarlo. Io vorrei questo per me. Ma sapete cosa vuole dire arrivare a non respirare? È un dolore immane».

E lei ci pensa alla morte?
«Ci penso tutti i giorni, alla mia età».

E le fa paura?
«Mi fa paura la sofferenza della morte. Al dopo ci penserò poi».

di SIMONA BERTUZZI

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