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La testimonianza

Il papà islamico radicale rapisce la figlia di 4 anni: da Milano all'Egitto, il suo incubo tra velo e Corano

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Il papà islamico radicale rapisce la figlia di 4 anni: da Milano all'Egitto, il suo incubo tra velo e Corano

Suo padre, islamico radicalizzato, l'ha rapita a Milano quando aveva 4 anni. L'ha riportata in Egitto, affidata alla sorella e ad amici. Quella bambina ha vissuto così, tra repressione religiosa, velo integrale e lezioni di Corano, fino ai 9 anni, quando la compagna del padre l'ha riconsegnata alle autorità anche grazie alle pressioni della Farnesina e del Quirinale, e nel 2015 è potuta tornare in Italia, dalla mamma.

Una storia agghiacciante, che presto finirà in un libro. "Di lui mi fidavo", dice del padre la bimba, oggi 11 anni, al Corriere della Sera, ricordando il momento del rapimento. "Non sapevo dove mi portava, piangevo e chiedevo dove era la mamma. Non ero neanche mai salita su un aereo. Avevo paura". Con lei solo un orsacchiotto bianco di peluche. Il padre l'ha portata in Egitto, in un paesino dell'entroterra, di fatto affidandola a conoscenti. "Quando mi sono risvegliata c'erano le montagne, donne velate di nero, si vedevano solo gli occhi. Papà mi ha detto che la mamma era morta e che la mia nuova mamma era la zia, ma anche la zia l'ho vista poco. Dell'arabo non capivo una parola, e nessuno capiva me. Eravamo solo io e l'orsetto bianco, ad un certo punto ho perso anche lui: è stato uno dei momenti peggiori". I primi anni li ha trascorsi da nomade, passando da un villaggio a un altro. A 9 anni ha iniziato ad abitare con la compagna del padre e altre donne: "Dovevo svegliarmi alle 5, camminare finché in giro non c'era nessuno, comprare il necessario per la colazione. Tornavo, preparavo, pulivo la casa, studiavo il Corano. Quando c'era luce non potevo uscire - ricorda -. Avevo una bicicletta, facevo il giro della stanza tutto il tempo e all'ora di pranzo, ad ogni giro del tavolo, prendevo un boccone di riso. Pregavamo cinque volte al giorno, mi svegliavano a mezzanotte per l'ultima preghiera". Quando l'incubo è finito, con la riconsegna alle autorità e il ritorno alla sua vecchia casa, è stato tutto come ricominciare daccapo: "Dell'italiano non capivo più una parola, come dell'arabo all'inizio". "In questo mondo le sembrava tutto sbagliato - ha raccontato la mamma -. Non sopportava che non fossi velata, che ogni tanto accendessi la musica e fumassi. Voleva pregare, io sono buddhista e mi si rivoltava contro. Ha vissuto l'esperienza dell'integralismo islamico più cupo". Ora quell'esperienza traumatica finirà in un libro: "Lo chiamerò: Adesso vivo veramente".

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Commenti all'articolo

  • erpiovra3

    12 Agosto 2017 - 19:07

    Donne italiane siate razziste non sposate gli islamici la peggiore razza al mondo dove le donne contano come una cacca di mosca

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