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Atm, sì a ricorso dell'immigrato

Lega: "Via giudici in Marocco"

Atm, sì a ricorso dell'immigrato
L'Atm (l'Azienda di trasporto milanese) non può assumerlo perché non ha la cittadinanza italiana o europea. Lo stabilisce il decreto regio del 1931, che regolamente le assunzioni nelle società che si occupano di qualsiasi tipo di trasporto pubblico. Allora un ragazzo marocchino (senza per altro presentare alcuna domanda di assunzione) si rivolge direttamente ai giudici. Il primo ricorso di Mohamed Hailoua era stato respinto dal Tribunale del Lavoro di Milano, che oggi si è invece pronunciato a suo favore, accogliendo parzialmente la sua richiesta. Il collegio presieduto dal giudice Chiarina Sala ha dichiarato il "carattere discriminatorio" del comportamento dell'azienda, ordinando ad Atm "la rimozione della richiesta della cittadinanza tra i requisiti di selezione delle offerte di lavoro e delle proposte di assunzione, in moduli cartacei o telematici". La permanenza del requisito di una determinata cittadinanza, ai fini dell'assunzione, ha stabilito il Tribunale, "verrebbe ad assumere i connotati di una disparità di trattamento in senso diseguale e più svantaggioso per il non cittadino". I giudici hanno pertanto accolto le richieste del marocchino, salvo il risarcimento danni.
"La sentenza del Tribunale del lavoro di Milano sul caso del marocchino che pretendeva di guidare un mezzo dell'Atm è aberrante. È arrivata l'ora che questi giudici si trasferiscano in Marocco, dove potranno assaporare le virtù del sistema giudiziario marocchino": sbotta così  in una nota, l'eurodeputato e capogruppo della Lega in Comune a Milano Matteo Salvini. "A Milano i mezzi pubblici dovranno essere guidati solo da cittadini italiani - prosegue Salvini - Chiamerò immediatamente Catania (presidente di Atm ndr) perchè Milano e i milanesi siano rispettati e tutelati e gli fornirò centinaia di curricula di aspiranti autisti lombardi".

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Commenti all'articolo

  • rootnowhere

    27 Luglio 2009 - 14:02

    Non voglio commentare se la decisione sia giusta o meno, ma vorrei far notare una questione: i giudici dovrebbero giudicare secondo il codice scritto e le leggi stabilite, proprio per evitare che ci si rimetta al parere di chicchessia.. Questi giudici, invece ritengono che la loro facoltà di giudizio sia al di sopra della legge stessa... Se c si pensa un attimo su è da brividi.

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  • gasparotto

    22 Luglio 2009 - 09:09

    Si dice parlando di diritto e di leggi:DURA LEX SED LEX. E' una norma severa però bisogna accettarla perchè è la legge. E' la legge che regola i rapporti tra i cittadini e fa in modo che essi si comportino secondo canoni prestabiliti e regolati da codici penali e civili. Però , a fronte di certe sentenze come quella in oggetto, mi viene da dire che la legge non è quella scritta ma quella che estemporaneamente fanno certi giudici di tribunali, come nelle gare di pittura durante le feste di strapaese. E non è la prima volta che succede, specie quando si tratta del "povero" extracomunitario, che ambisce agli stessi diritti che l'Italia riserva agli italiani, ma non ne vuole far parte. Rammento anche che un medico africano partecipò ad un concorso per un posto in ospedale e non fu ammesso in quanto non in possesso della cittadinanza italiana;requisito richiesto nel bando di concorso. Ebbene fece ricorso ed il giudice lo riammise , gli diede ragione con la solita scusa della discriminante. Mentre noi se inviamo la raccomandata con un'ora di ritardo, rispetto alla scadenza del bando, nessuno ci difende, eliminati senza appello per una inezia. DURA LEX SED LEX ? Meglio :per i nemici le leggi si applicano per gli amici si interpretrano e se sotto si nasconde l'ideologia allora il giudice pro reo. Libero arbitrio degli azzeccacarbugli tronfi e gravidi di inutile dottrina da mercato dei pupi.

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