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Innse, trovato l'accordo

Gli operai scendono dalla gru

Innse, trovato l'accordo
 Al termine di una seconda, interminabile giornata di trattative, è stato raggiunto l'accordo per la vendita della Innse di Milano alla cordata guidata dalla Camozzi di Brescia. Lo stabilimento non sarà smantellato e l'azienda metalmeccanica continuerà a produrre. I quattro operai che con un delegato della Fiom si trovavano da oltre una settimana su una gru all'interno della fabbrica sono scesi e hanno riabbracciato parenti e colleghi in festa.

La svolta è avvenuta poco dopo la mezzanotte in prefettura a Milano, sede della trattativa. E' stata trovata l'intesa fra Silvano Genta, proprietario della fabbrica metalmeccanica, il gruppo di imprenditori capeggiato dalla Camozzi e la Aedes, l'immobiliare proprietaria del terreno su cui sorge lo stabilimento. La Fiom ha visto accolte le sue richieste, concordate con gli operai della Innse, su piano industriale, riassunzione dei lavoratori, ammortizzatori sociali e cassa integrazione, oltre al riavvio della produzione da settembre. Nell'accordo, firmato dalla Fiom-Cgil e dalla Rsu, c'é la garanzia del posto per tutti e 49 gli operai che dal maggio del 2008 sono stati messi in mobilità e che hanno portato avanti in questi mesi la loro protesta. A quel punto i lavoratori hanno dato il loro assenso e messo fine alla protesta che ha attirato l'attenzione dell'intero Paese. "E' frutto questo successo della lotta eccezionale dei lavoratori", ha detto il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi". "Oggi è una giornata positiva per il lavoro - ha commentato il segretario generale di Cgil Lombardia Nino Baseotto -. L'accordo raggiunto per il mantenimento e il rilancio delle attività produttive alla Innse è un successo che va ascritto alla lotta caparbia dei lavoratori ed alla mobilitazione del sindacato". La giornata di estenuanti trattative è stata scandita dalla spola dei rappresentanti sindacali, in testa Maria Sciancati della Fiom-Cgil Milano, tra la prefettura e la fabbrica. La Camozzi aveva fatto sapere nel pomeriggio che non avrebbe portato il negoziato oltre la mezzanotte. Trovata l'intesa fra venditore e acquirente - dopo aver sciolto i nodi del prezzo e dell'ampiezza del terreno richiesto dalla nuova proprietà - tutto si è bloccato per il rifiuto degli operai. Questi ultimi chiedevano maggiori garanzie sull'occupazione e sul riavvio della fabbrica e minacciavano nuove iniziative di protesta. Alla fine tutto si è risolto per il meglio e gli operai che assieme al delegato della Fiom erano saliti per protesta su una gru otto giorni fa sono scesi a terra, provati e con la barba lunga, ma felici per la conclusione positiva della vicenda. Nel corso della giornata i cinque si erano anche collegati, grazie a Radio popolare, con i quattro lavoratori della Cim di Marcellina (Roma), che a loro volta protestano su una torre alta 37 metri. "Il vecchio tipo di lotta, lo sciopero, non funziona più. Bisogna utilizzare nuove forme di lotta. Dobbiamo resistere. Più punti di resistenza ci sono, meglio è per tutti", ha detto un operaio della Innse al collega della Cim.

"In tutti questi giorni non abbiamo mai perso la speranza". Lo ha detto Roberto, il sindacalista della Fiom che assieme ai quattro operai si è arrampicato domenica scorsa sopra i carri ponte della Innse per protesta contro lo smantellamento dei macchinari della fabbrica. "Passavamo il tempo discutendo, anche divertendoci e dormendo nel pomeriggio per il troppo caldo - ha detto il sindacalista -. Rimanevamo attaccati al telefono per sapere cosa succedeva giù". Riguardo alla decisione di salire sui carri ponti, Roberto ha detto: "Abbiamo deciso all'improvviso, senza prima consultarci. Ci siamo ritrovati in una posizione ben difendibile", ha aggiunto -. Lo stato d'animo dei gruisti in questo momento è "positivo". "Questa vicenda - prosegue Roberto - ha dimostrato che abbassando la testa non si va da nessuna parte". Gli operai sono tornati a casa per riposarsi dopo la settimana trascorsa sulla gru. "Sono contenta - dice Cristina, la moglie di uno degli operai -. Non ne potevamo più. Ora andremo a casa a dormire".

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