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Accoltellò la compagna davanti all'asilo del figlio

Condannato a trent'anni di reclusione con rito abbreviato

Accoltellò la compagna davanti all'asilo del figlio
Aveva raggiunto la sua ex convivente davanti all'asilo comunale di Milano, in cui era iscritto il suo bambino, l'aveva inseguita e, sotto gli occhi del figlio, tra le braccia della donna, l'aveva aggredita, colpendola a calci e pugni, e uccisa con diverse coltellate. L'uomo, Massimo Merafina, è stato condannato oggi con rito abbreviato a 30 anni di reclusione dal gup Nicola Clivio. Nell'accogliere la richiesta formulata dal pm Ester Nocera, il giudice Clivio ha anche disposto l'interdizione legale per l'imputato, da cui deriva la perdita per lui della patria potestà per tutto il tempo della pena da scontare.

Lo scorso 23 giugno la tragedia si consumò davanti agli occhi del piccolo. Alcune educatrici della scuola riuscirono a intervenire  prima che Merafina estraesse da una fasciatura che aveva al braccio un coltello da cucina e colpisse la sua vittima con quattro fendenti. L'assassino, impiegato delle Poste con problemi di alcol e stupefacenti, dopo quattro mesi, non si era ancora rassegnato alla fine della relazione con la giovane Monica Morra, 33 anni, ed era stato già accusato di lesioni, minacce e stalking. Le denunce della donna però, presentate tra il 18 e il 19 giugno, erano state trasmesse con ritardo e arrivarono in Procura solo dopo l'omicidio. Un altro ritardo pesò sull'efferato delitto: quel giorno Merafina si sarebbe dovuto trovare in carcere su ordine della magistratura. L'uomo infatti stava scontando una pena per detenzione di armi con una misura alternativa, i servizi sociali avevano comunicato l'interruzione del programma di recupero e il tribunale di sorveglianza aveva disposto un nuovo arresto. L'errata trasmissione del fax dal tribunale al commissariato di Quarto Oggiaro rallentò però le ricerche e solo il 22 giugno, dopo due giorni dalla disposizione, le forze dell'ordine si misero sulle tracce di Merafina.

Il bambino, che oggi ha 2 anni e mezzo, è affidato alla nonna, madre della donna uccisa, che era presente al momento della lettura della sentenza, assieme alle altre due figlie.

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