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"Lo psicologo di quartiere" arriva a Milano

L'iniziativa del Comune ha successo

"Lo psicologo di quartiere" arriva a Milano
Nel febbraio 2009, il progetto "Lo psicologo di quartiere" era partito in due sole farmacie. Dall’ottobre scorso si è esteso in altre 22, permettendo oltre 2.625 colloqui. Altre farmacie andranno ad aggiungersi prossimamente.
L'iniziativa, completamente gratuita e voluta dall'assessorato alla Salute del Comune, realizzata in collaborazione con il Laboratorio di Psicologia Clinica dell'Università Cattolica di Milano diretto dal professor Enrico Molinari, con le Farmacie Comunali del Gruppo Admenta e con quelle private aderenti a Federfarma, sta infatti incontrando il gradimento dei cittadini, al punto che qualcuna delle 24 farmacie ha dovuto raddoppiare le ore di consulenza psicologica.

“Oggi possiamo dire che a Milano nessuno è solo, e lo conferma il buon esito di questa importante iniziativa che dimostra la capacità di Milano di rispondere a bisogni complessi e crescenti – dichiara il Sindaco Letizia Moratti - A Milano c’è sempre una porta a cui bussare, c’è sempre una risposta attiva, competente, informata. Il Bilancio sociale evidenzia, come sin dall’inizio abbiamo posto al centro del nostro programma la qualità della vita dei milanesi e le sue tante esigenze, il sostegno alle donne, agli anziani e alla famiglia. In tre anni di lavoro abbiamo consolidato una rete straordinaria di eccellenze, di professionalità, di energie positive capaci di sostenere, di intervenire, di dare speranza. Non solo interventi tampone di soccorso alle emergenze, ma costruzione di una rete di rapporti sociali e umani che riqualifichi la vita”.
 "Il successo del progetto si deve- spiega l'assessore alla Salute del Comune Giampaolo Landi di Chiavenna- al fatto che abbiamo intercettato il bisogno di sostegno psicologico e fornito le risposte scientifiche adeguate a ripristinare il benessere interiore".

Un'aspirazione, questa, che complessivamente da febbraio 2009 a marzo 2010, ha fatto registrare 2.625 colloqui, in media 3 per utente, e 750 situazioni problematiche. Si è trattato di incontri individuali, ma anche in coppia e familiari, cui gli psicologi hanno dedicato particolare attenzione seguendone in pratica quattro ogni mezza giornata d'attività. Ad affidarsi agli psicoterapeuti sono state prevalentemente, per il 79,4%, le donne, ed indipendentemente dal sesso i giovani sino ai 29 anni. Questa è, infatti, con il 14,6% la fascia più numerosa, seguita da quella dei sessantenni che si attesta al 14,3% e da quella degli ultrasettantenni che raggiunge il 13,7 %. A ricorrere alla consulenza psicologica sono stati soprattutto coloro che hanno un discreto livello d'istruzione: quasi la metà dei casi, 48,6%, è in possesso del diploma di scuola media superiore ed il 26,4% di quello di licenza media inferiore. Molto meno attratti da quest'opportunità si sono rivelati i laureati e coloro che non hanno completato le scuole dell'obbligo. E' interessante scoprire che a richiedere l'aiuto dello "psicologo di quartiere" sono per maggior parte le persone occupate. Probabilmente stress e mobbing fanno sì che ben il 42% dell'utenza sia composto da lavoratori, la percentuale dei disoccupati è bassissima: solo 8,2%. A confessare il malessere psicologico sono poi gli anziani con il 36,3%, mentre le casalinghe si aggiudicano, con il 3,5%, l'ultimo posto.

Ma quali sono le condizioni di disagio che spingono ad entrare in farmacia per un consulto con lo psicoterapeuta? “Soprattutto - risponde il professor Enrico Molinari - le problematiche familiari e di coppia (27,4%), seguite dalle sintomatologie ansiose (16,6%), da quelle depressive (14,9%), dalla gestione di situazioni critiche (10,1%) e dall'abuso di alcol e sostanze stupefacenti (1,7%). Il servizio, conosciuto dall'utenza prevalentemente grazie alle informazioni dei farmacisti ed alle locandine esposte in farmacia, viene scelto soprattutto dal 32,5% per la gratuità e dal 31,5% per la vicinanza a casa o al posto di lavoro. Decisamente rincuoranti gli esiti degli interventi. Nel 36,8% dei casi la problematica iniziale è stata risolta. Nel 41,2%, invece, si è reso necessario il ricorso ai servizi territoriali specifici. Il 22,1%, infine, non ha completato il ciclo di psicoterapia”.

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