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Affittopoli Milano, tutti i nomi. I "saldi" della giunta Moratti

Libero pubblica gli intestatari delle locazioni a prezzo stracciato. Gli sconti di Verga per i partigiani / LE LISTE

Affittopoli Milano, tutti i nomi. I "saldi" della giunta Moratti
Prima il Comune, ora il Policlinico. La battaglia di Libero per portare alla luce l'Affittopoli milanese sta portando i suoi frutti. A "cedere" sulla trasparenza ha iniziato Palazzo Marino, dopo 18 giorni di campagna stampa. Sul sito web del Comune sono stati pubblicati indirizzi e intestatari degli affitti a prezzo stracciato in immobili di pregio (LEGGI LA LISTA COMPLETA). Ora segue l'esempio anche il Policlinico, con una lista-monstre online sul portale della Fondazione Ca' Granda. Lunedì toccherà al Trivulzio. Sul sito del Comune, intanto, resiste ancora la lista anonima divulgata martedì mattina, con tutti gi affitti ma senza l’identikit dei titolari. Dalla giungla di Affittopoli, sono emersi anche i contratti siglati dalla giunta Moratti: sconti e "saldi" (e che saldi...) anche per negozianti e associazioni.

L'articolo di Franco Nicoletti.

Eccoli, i contratti dei locali del Demanio firmati durante gli anni della giunta Moratti. Il Comune ha deciso di pubblicarli ieri sul proprio sito internet, aggiornando finalmente il database parziale con prezzi e superfici degli immobili.
Si tratta di quasi trecento firme su settecento. Secondo Palazzo Marino, siamo di fronte a un cambio di rotta rispetto a decenni di gestioni allegre. I motivi? Tutti i contratti delle abitazioni sono stati stipulati prima dell’insediamento di Gianni Verga all’assessorato alla Casa. Per tutte le 31 locazioni in scadenza, oltretutto, sono state avviati gli sfratti e le «procedure di rilascio. I contratti scaduti sono stati disdettati nei termini di legge». Nonostante lo sconto dovuto per legge alle associazioni (70%), il Comune si vanta di aver «aumentato gli introiti di oltre 4 milioni di euro l’anno». Tre milioni in più dai negozi della Galleria, un altro in arrivo dal resto del patrimonio.

Basta setacciare i contratti nuovi di zecca, però, per notare che il vizio di concedere immobili in pieno centro a prezzi stracciati non è affatto passato di moda: ai partigiani dell’Anpi, ad esempio, è stato concessa una sede extralarge da 349 metri quadri in via San Marco a soli 1.700 euro al mese. In pratica, 5 euro mensili a metro quadro. Fortunati anche alcuni negozi di via Dogana 2: il gioielliere “Adamas” paga ogni mese 1.143 euro per la vetrina da 30 metri quadri dietro piazza Duomo, mentre alla “Camiceria milanese” si chiedono 1.264 euro mensili. Non siamo ai livelli dei 43 euro al mese di affitto per una casa in piazza Duomo, però si tratta di prezzi ben più bassi dei valori di mercato. E’ andata peggio alla gioielleria “Archenti”, che in piazza Duomo 19 paga 3.500 euro al mese per il negozio a 34 metri quadrati. Tra gli ultimi privilegiati (con regolare contratto) ci sono anche il centro di resistenza culturale il “Trebbo” (399 mq in via De Amicis a 24mila euro l’anno), il negozio di abiti da lavoro di via Dogana 2 (40 euro al mese per metro quadro).

Sostengono i vertici di Palazzo Marino: «Il valore di mercato è stato derogato solo agli enti senza scopi di lucro». Le locazioni degli enti e delle onlus - fanno sapere dal Comune - rappresenta il 30% del totale. Il dubbio che anche nell’ultimo mandato sia stata “svenduta” parte del patrimonio immobiliare pubblico resta. Di buono c’è che dopo tre anni di silenzi e omissioni, la giunta Moratti ha deciso di fare chiarezza (seppure col contagocce). Non è un caso se il Comune ha deciso di diffondere i contratti stipulati nel 2007: tre anni fa, infatti, erano venuti a galla i primi nomi degli intestatari delle case del Demanio. Da lì la promessa dell’assessore alla Casa Gianni Verga («Pubblicheremo tutto»), e il lungo tira e molla sul famigerato database. 



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Commenti all'articolo

  • Seagull

    24 Gennaio 2011 - 10:10

    Che sia sbagliato svendere a prezzi da saldo degli immobili pregiati è pacifico, ed è giusto indagare. Ma bisogna farlo sempre nel rispetto della legge. Lo sapete che esisste una normativa sul trattamento dei dati personali che impone che per ogni trattamento di QUALSIASI dato personale (fosse anche solo il nome e il cognome) occorre un'autorizzazione del proprietario di tali dati, che vale solo per la finalità del trattamento per cui viene data? E che ogni altro trattamento di dati, senza che il proprietario ne abbia dato il consenso al titolare del trattamento, è illecita? Chi ha pubblicato nomi e cognomi, se non ha avuto un'autorizzazione esplicita dal proprietario dei dati, ha commesso un reato. Giusto combattere gli sprechi, ma va fatto rispettando la legge. Mi pare invece che qualcuno il rispetto della legge lo invochi solo quando fa comodo.

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  • max 58

    24 Gennaio 2011 - 07:07

    Chiedo un favore al giornale Libero: Fare la stessa inchiesta su affittopoli a Roma. Uscirebbe uno scandalo per le case date a prezzi stracciati ai politici a pseudo associazioni ecc.(già qualcosa poco tempo fa è emerso, ma come capita in Italia la memoria è corta ). I cittadini onesti oltre che indignarsi, non potranno far altro che correre al bagno a vomitare.

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  • ed7

    23 Gennaio 2011 - 21:09

    come ministro ha distrutto le lauree italiane.....come sindaco sta facendo anche meglio. Corrotta e non buona a niente. Grazie per AVERLA VOTATA

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  • betadue

    22 Gennaio 2011 - 17:05

    In un Paese civile gli amministratori pubblici non devono aspettare le inchieste dei giornali per pubblicare i contratti di affito. I cittadini devono poter giudicare il comportamento degli stessi amministratori. La Moratti è ancora in tempo a rimediare a questi gravi errori. Gli enti a cui è stato regalato uno spazio enorme possono fare con molto meno oppure possono andare in zone non centralissime.

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