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Cgil contro i modelli di Coin: una battaglia contro il lavoro

A Milano incalza la polemica per la vetrina che espone i manichini in carne ed ossa / S. BERTUZZI

Cgil contro i modelli di Coin: una battaglia contro il lavoro
Avviso ai lettori. Da oggi la Cgil non sarà più un sindacato. Vigilerà sulla morale degli italiani. Sulla lista della spesa delle famiglie. Sui corsi shiatsu. E sui bikini da spiaggia delle signore. Ma non sarà più il nume tutelare dei lavoratori. E anche la paginetta in calce al sito cgiellino  che invita a tesserarsi e a farlo presto perché vuoi mettere che culo entrare nel sindacato «di chi non ha un lavoro», «di chi lo ha ma è precario» e «di chi non lo ha ma lo cerca», beh prendetela pure e fatene cartastraccia. Già qualche avvisaglia di cedimento si era avuta settimana scorsa con la scelta dei camussiani di mettersi di traverso al ragazzino genio che chiedeva di saltare un anno di scuola per arrivare dritto all’esame (contro ogni livellamento dei cervelli in salsa comunista). Ma l’addio definitivo alla causa dei lavoratori è avvenuto ieri mattina a Milano.
Nella città di Pisapia, benedetta da un vento nuovo di cui finora non si percepisce nemmeno un refolo, il sindacato ha mandato all’aria cent’anni di battaglie. La vicenda ha dell’incredibile. Il Coin, il famoso marchio di grandi magazzini, assume due ragazzi per pubblicizzare la stagione dei saldi. Li fa sedere in vetrina con addosso due costumi da mare e apriti cielo, si scatena l’inferno. Il sindacato dirama un comunicato infuocato alle agenzie per mettere in croce il Coin e la sua trovata pubblicitaria: «Non siamo contro i saldi, né contro l’economia di mercato» - dice in una nota la Filcams Cgil, «ma vorremmo difendere il decoro dei lavoratori e l’intelligenza dei clienti». Eh già perché quella vetrina lì, coi ragazzi in costume che  pubblicizzano (leggete e annotate) prodotti come il telomare  (scandalo numero uno) e l’iPod (scandalo numero due) è «all’insegna del corpo in vetrina e della mercificazione di tutto».  «È forse questa l’immagine che Milano si vuole dare?»  si chiede il sindacato in preda a un’ondata moralista e moralizzatrice che con i diritti dei lavoratori non c’entra nulla. Certo fra le righe c’è anche un accenno all’orario di lavoro dei dipendenti. Ma la battaglia è sull’altro fronte. E prosegue fino a  quando Coin, sconcertata dal bailamme, rimuove i bagnanti. Ergo: li licenzia.  Niente lavoro, niente stipendio. Hanno inteso Pisapia e compagni? Questa è la Milano che sogna la Cgil. Una città di giovani disoccupati in nome della morale. Premesso che la Cgil si è accorta dell’escamotage pubblicitario con dieci anni di ritardo (e tanto per dire la Mondadori ha fatto la stessa cosa). Premesso che non c’è persona al mondo che si sia mai indignata alla vista di due modelli in vetrina. Non nudi, non in atteggiamento equivoco, semplicemente in vetrina. Non è forse nella ragione sociale di un sindacato fare assumere  due giovani a spasso? Nessuno si è rivolto alle commesse in tailleur e profumo incorporato per dire “signore spogliatevi, da oggi non venderete più vestiti ma metterete le vostre curve e la vostra cellulite davanti a due milioni di persone”. Semplicemente il Coin ha offerto un lavoro a due  giovani e li ha pagati per farlo. Due disoccupati in meno. E non è poco. E loro, i ragazzi, hanno accettato, consapevoli di quello che andavano a fare. Invece niente. A spasso, licenziati. Missione compiuta. Leggetevi i commenti usciti in calce alla notizia sul sito del «Corriere» (prima del  “benservito”). Lettore 121173: «La Cgil è lungimirante! Si scorda che nelle fabbriche di  vestiti lavorano delle persone. E che i vestiti vanno venduti». Alberto: «Alla CGIL devono avere tanto tempo libero. Invece di andare ai giardinetti questi vecchietti del sindacato vintage si attaccano a ogni cretinata». Giulioconsol: «Ma va là bigottoni». Skywalkerluke: «Siete talebani?» VVinvag: «Ho disdetto la tessera Cgil. Ne ho abbastanza». Bassfalso:  «Cari idealisti fantozziani. Non urlate indignati, rimboccatevi le maniche e sorridete». Concordiamo: sorridete. Lavorate e fate lavorare. Soprattutto tornate a fare il sindacato. Ci guadagneremo tutti.

di Simona Bertuzzi

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Commenti all'articolo

  • Dream

    19 Luglio 2011 - 13:01

    si, ma che anche i sindacati andassero a lavorare!

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  • lucia elena

    18 Luglio 2011 - 19:07

    di cui mi ha fatto piacere quei ragazzi sorridenti che si guadagnavano qualche soldo facendo della pubblicità. Male ha fatto il COIN a non farli continuare. I bigotti vanno gettati ne4lla spazzatura di qualsiasi sindacato siano. Come siamo stufi della casta siamo anche stufi dei sindacati che anzichè incentivare il lavoro lo hanno fatto perdere e continuano a farlo. Nel 1963 stracciai la tessera con grande scandolo dei miei colleghi ma quando dissi loro che ero stato negli uffici per essere aiutata, mi risposero che n on potevano fare nulla perchè alle prese con le tute blu. Evviva!

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  • Satanasso

    18 Luglio 2011 - 13:01

    Il problema, non'è quello di far vedere,o non far vedere le chiappe al vento...Ma sono le aziende,che ormai trattano le persone senza rispetto e dignita',obbligandole a mettersi col culo di fuori,per guadagnare i soldi giusto per un piatto di spaghetti...A questo punto,èra meglio il Fascismo,almeno nessuno moriva di fame,e non c'era ne la delinquenza ne la marmaglia straniera che ha rovinato il mercato del lavoro,e non solo,accettando di lavorare per 3 euro all'ora !

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  • sfeno

    17 Luglio 2011 - 17:05

    bene una bella cosa .....ma gli altri stanno a guardare, quante piccole imprese sono fallite ed hanno dovuto arrangiarsi.... un sindacalista non dovrebbe poter diventare ne minisro ne lider di un partito politico

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