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Essere femminielli a Milano Viaggio tra i ragazzini-squillo

Una notte in strada con i prostituti romeni: 19 anni, magri, senza denti. I clienti: "Trentenni normali, ci vogliono sottomessi"

Essere femminielli a Milano Viaggio tra i ragazzini-squillo
«Sono tre anni che faccio le marchette». Costantin ha 22 anni ma in bocca gli restano pochi denti sparsi alla rinfusa. Qualcuno dice di averlo perso durante gli incontri clandestini di pugilato in Spagna, qualcun altro se l’è portato via l’alcol. Viene dalla Romania, da un piccolo paese nel nord del paese dal nome impronunciabile. È uno dei prostituti che battono l’area attorno l’Ortomercato di Milano, una zona franca che di notte si trasforma in mercato del sesso. Costia, «così mi chiamano tutti», è uno dei tanti che si vendono dietro via Cesare Lombroso, la via intitolata al criminologo che nell’Ottocento credeva di poter individuare un delinquente dal solo aspetto fisico. Chissà cosa direbbe adesso, vedendo i clienti che si fermano per Costia e per gli altri marocchini e romeni.

Persone per bene - «Per lo più arrivano trentenni dall’aspetto normale. I vecchi bavosi sono meno di quanto immagini. Vengono a prendermi al parco qui vicino e ci appartiamo da qualche parte dietro l’Ortomercato. Io prendo settanta euro», racconta Costia. «Adesso ho tre-quattro clienti fissi che mi contattano una decina di minuti prima e io mi faccio trovare pronto. Sono persone per bene, si vede. Abiti firmati, belle auto. Uomini di 30-35 anni solo passivi. O almeno, quando vengono da me cercano uno che sia attivo». Precauzioni? Neanche a parlarne. «Lo uso solo ogni tanto. Molti mi pagano in più per non metterlo. Mi danno cento euro per scoparli senza preservativo. Peggio per loro, a me non interessa». Sorride mentre pronuncia l’ultima frase, ma con i pochi denti rimasti sembra più una smorfia. Incontriamo Costia di mattina, tra le vetrine di Corso Buenos Aires e il traffico del centro. Il giorno prima abbiamo trascorso la notte in sua compagnia, a qualche metro di distanza dal marciapiede dove lavora per capire come funziona il mondo della prostituzione maschile. «Ieri sera non è andata bene», ammette. «Pochi clienti in settimana. Dovresti vedere nel week end». Pochi clienti significa sei auto in tre ore, da mezzanotte alle tre del mattino. Pochi clienti vuol dire più di quattrocento euro in una notte. «La maggior parte dei soldi li mando a casa in Romania, con il resto non ci pago neppure l’affitto di un appartamento. Dormo nel parco Guido Galli con altri ragazzi come me». Dice di non avere protettori e alla domanda risponde mostrando i pugni: «Devono solo provare a chiedermi soldi…».

Caccia al ragazzino - All’appuntamento si presenta con un ragazzino magro come uno spillo. Si chiama George, ha vent’anni e arriva dal suo stesso paese. Indossa una felpa più grande di almeno tre taglie e non alza mai lo sguardo. Sotto al naso ammaccato da un pugno ha una peluria che fatica a diventare barba e questo lo fa sembrare più piccolo della sua età. Nel suo mestiere vuol dire oro. «Quando lavoriamo insieme», racconta Costia, «vogliono tutti George perché sembra un bambino». Lui, invece, a parte i denti mancanti, ha la mascella squadrata e il collo di un toro. «I ragazzi come George guadagnano di più perché la maggior parte dei clienti cerca ragazzi dall’aspetto infantile, sottomessi». «All’inizio non riuscivo ad andare con nessuno», confessa sottovoce George. «Sono molto timido. Non è facile salire nell’auto di un vecchio che vuole solo fare sesso con te. Poi, dopo un po’ ho dovuto accettare perché avevo bisogno di soldi. Ora prendo 50-70 euro a seconda della richiesta. Ma non vado con tutti. Scelgo io con chi farlo. I vecchi non mi piacciono». E se ti offrono cento euro? «Allora cambia. In quel caso non posso rifiutare. Però preferisco i giovani, anche se non sempre sono gentili». Sono violenti? «Cercano sempre di trattare sul prezzo. Però i soldi per la coca li hanno. Qualche volta me la offrono ma di solito si limitano a una canna».

Tre anni in Italia - George è arrivato in Italia tre anni fa e per due anni ha lavorato come operaio a Padova. «Poi il capo è sparito con i miei soldi e mi sono trovato in mezzo alla strada. A quel punto un amico mi ha parlato di un modo per fare soldi facili». Il ragazzino è arrivato nei vicoli bui dietro l’Ortomercato, dove gli abitanti esasperati neppure lo guardano. «La polizia non passa mai e quando capita per caso ci lascia stare. Non possono farci niente, anche perché molti sono minorenni e le facce cambiano di continuo. Non puoi fare per sempre questo lavoro. Io resisto un altro anno e poi torno dalla mia famiglia. Nessuno sa cosa faccio qui e non dovranno saperlo mai. Meglio morire piuttosto».  

di Salvatore Garzillo

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Commenti all'articolo

  • charmant2

    25 Ottobre 2011 - 11:11

    Ho letto l'articolo sulla prostituzione maschile,e sono stato preso da infinita tristezza. Putroppo la realtà è questa e nulla si può fare per correggere questa deviazione. Quello che potrebbe colpire la sensibilità di chi non accetta questa concreta oggettività,è domandarsi come spiegare il fenomeno ad un proprio figlio minorenne. Detto questo,osserverei che questo scandalo,bisognerebbe il più possibile,tenerlo fuori dagli occhi e dalla cognizione di un ragazzino. A tale proposito,bisognerebbe intervenire con le forze dell'ordine e mai arrendersi dinanzi all'evidenza. L'articolo è descrittivo di una attività esistenziale che dovrebbe svolgersi in luoghi bene appartati da non provocare scandalo agli adolescenti. Ma così non è.Purtroppo.Il problema si concretiza pure con le prostitute. Vanno riaperte le case di tolleranza.Si avrebbero meno malattie veneree e lo Stato potrebbe pure guadagnarci. Meno ricoveri e più tasse.

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  • Dream

    24 Ottobre 2011 - 14:02

    la minor eta' maschile, i vizietti privati di certi maschietti italiani non tira... se invece si fosse parlato di donnine....eh!?...insisti Libero insisti..ne usciranno delle belle!..

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