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Pisapia si arrende sui marò le foto davanti al Comune

Dopo un dibattito infuocato in aula, il sindaco di Milano accetta di esporre fuori da Palazzo Marino i totem con le foto dei soldati prigionieri in India

Pisapia si arrende sui marò le foto davanti al Comune

Se i consiglieri avessero avuto l’accento napoletano, lo spettacolo offerto ieri a Palazzo Marino sarebbe stato degno di una commedia di Edoardo De Filippo. Perché la votazione sulla mozione per esporre uno striscione di solidarietà ai marò arrestati in India  -  e che avrebbe dovuto rubare ai lavori non più di un’ora -  si è trasformata in una sceneggiata tra maggioranza e opposizione, in cui anche il sindaco ha “recitato” la sua parte.

Il teatrino, iniziato una settimana fa con la bocciatura della mozione di Riccardo De Corato (Pdl) per srotolare su Palazzo Marino lo striscione con la scritta “Salviamo i marò”, è proseguito ieri al termine di una settimana in cui il capogruppo Pd, Carmela Rozza, ha provato a mettere d’accordo il centrosinistra. Nella sua mozione, presentata ieri, scompare la parola marò (un regalo alla sinistra estrema che sembra rabbrividire al suono di qualsiasi parola che abbia a che fare con militare) per far posto ai nomi dei due militari e, quindi, alla scritta “Riconsegnate Massimiliano Latorre e Salvatore Girone allo Stato Italiano”. Una versione che mette d’accordo tutto il centrodestra, pronto a votarla e ad allineare il Comune di Milano a quella solidarietà verso i marò già espressa dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Milano e dalle principali città italiane a partire da Roma. Tutto sembra filare liscio. Del resto il sì ad anticipare la discussione sui marò lasciava presagire che la questione si sarebbe risolta in un attimo. Invece... Arriva il sindaco: l’opposizione vorrebbe conoscere il parere della giunta. Lui non si esprime. Anzi, spiega che la giunta non si esprimerà e rimette la decisione all’aula. «In questi giorni ho evitato di fare dichiarazioni che potessero rendere più difficile la soluzione del problema», sottolinea il primo cittadino ricordando la proposta fatta al console indiano - incontrato domenica scorsa - di un «giudice terzo al di sopra delle due parti, Italia e India». Proposta che «il console ha apprezzato in termini di diritto e di fatto». Pronta la stoccata che, per sua sfortuna, arriva dalle fila del Pd, dalla consigliera Maria Elisa D’Amico. Che al sindaco ricorda:  «Benissimo ogni iniziativa diplomatica, ma la competenza dello Stato italiano e il principio del battente bandiera sono incontrovertibili». «Nemmeno il presidente della Repubblica è riuscito a far cambiare idea all’India, figuriamoci Pisapia», ironizza, invece, De Corato. «La verità è che il sindaco è ostaggio della sinistra radicale». Quella che ha mandato in frantumi i sogni della Rozza con l’emendamento, firmato Anna Scavuzzo (lista Milano civica per Pisapia sindaco) per chiedere di utilizzare dei totem al posto dello striscione  e di metterli dentro Palazzo Marino.

Apriti cielo. L’opposizione, ferita, alza la voce. Anche perché il sindaco è assente. Davvero troppo. Il capogruppo Pdl, Carlo Masseroli, chiede di rinviare il voto fino a che il sindaco non rientri. Il presidente del consiglio, Basilio Rizzo, che risponde picche («Non è indispensabile che ci sia il sindaco, l'aula può comunque esprimersi»), la Rozza che chiede il voto immediato. In aula regna il caos: la Lega minaccia di andarsene, non prima di aver presentato un sub-emendamento per chiedere che il totem sia «alto e verde» per sottolineare l’importanza dell’iniziativa e la speranza; il Pdl chiede alla maggioranza di ritirare l’emendamento sul totem da esporre all’interno del palazzo comunale; i capigruppo che vanno e vengono  a caccia di soluzioni; il pubblico che, basito da tanto spettacolo, preferisce andare via; il sindaco che ci mette del pepe. E, rivolto a De Corato: «È una vergogna che si sia nascosto dietro l’immunità parlamentare», riferendosi a quando il consigliere ha negato l’ingresso ai vigili nello studio da dove è stato esposto lo striscione per i marò. «Il primo sopruso è stato il rifiuto di votare la mia mozione la scorsa settimana», la replica di De Corato.  Alla fine la soluzione accontenta un po’ il centrodestra, un po’ il centrosinistra: sì ai totem, ma fuori da Palazzo Marino. Pure Pisapia approva e vota. Fine della commedia.
di Tiziana Lapelosa

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Commenti all'articolo

  • seppia1957

    13 Marzo 2012 - 16:04

    Purtroppo c'è poco da commentare spero solo che il Sig. De Corato di cui stimo moltissimo la sua persona SI SVEGLI e riesca con i suoi con un colpo di coda a mandare a casa questa inutile giunta che stà arrecando innumerevoli danni a scapito di noi CITTADINI DI MILANO. NE ABBIAMO PIENI I C.......... GRAZIE

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  • leitz

    13 Marzo 2012 - 13:01

    sono cose dell'altro mondo. i marò sono cittadini italiani che fanno i nostri interessi all'estero. quindi anche di pisapia & company. ma se un marò fosse figlio di uno di sinistra, cosa sarebbe accaduto?

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