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Le sfilate a Milano

Giorgio Armani fedele a se stesso

21 Giugno 2017

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Giorgio Armani fedele a se stesso

Re Giorgio mette la parola fine alle sfilate moda uomo di Milano, come sempre, con una passerella "made in Armani" che concede poco spazio alla libera interpretazione: c' è tutto l' archivio storico del designer, con un leggero tocco di contemporaneità per impedire ai sapientoni un po' snob di dire: tutto già visto. Nessuna stravaganza, la collezione per la prossima primavera-estate è elegante, di una eleganza sofisticata, mai sfacciata, in perfetto equilibrio come è da sempre lo stile Armani. Grande protagonista la giacca (sua grande passione) che non ha bisogno di presentazioni (è la sua specialità), alcune ricordano quelle indossate da Richard Gere in American Gigolò. Tanto "greige", quel riuscito mix di grigio e beige, caposaldo della tavolozza armaniana che con lui è entrato nel mondo della moda.
La sfilata di re Giorgio non ha bisogno di essere spettacolare, i suoi capi sono uno spettacolo, come le grandi borse portate a mano.
In Greige troviamo i pantaloni di lino dall' aria stropicciata ma croccante, portati con la giacca dal collo sciallato, e la camicia alla coreana messa sopra il calzone con le pinces più morbido sulla coscia e rastremato sul fondo, che lascia scoperta la caviglia. In greige sono pure i lunghi spolverini doppiopetto che «piacciono tantissimo - dice Armani - ai ragazzi». Perfetti per i giovani anche i nuovi completi spezzati con varianti infinite di giacche (a volte indossate a pelle, a volte sui bermuda), da quella a stampa tartaruga a quella operata, lavorata, jacquard, spesso corta e attillata.
Ci sono i tessuti classici maschili, dal Galles al pied de poule fino al gessato, ma tutti proposti in varianti chiarissime, come sbiancate dal sole estivo, come l' effetto delavé di bomber e parka in seta. Si respira un' aria di vacanza anche per la maxi bag di tela con la firma dello stilista, i mocassini sabot con il tallone scoperto, i maglioncini fiammati, la camicia floreale e il cardigan-camicia. In bianco l' uscita finale, con una parata di giacche e pantaloni candidi, applaudita da una prima fila di tutto rispetto: da Massimo Giletti a Giovanni Floris (seduti vicini), da Eros Ramazzotti a Liam Payne degli One Direction e Giuseppe Tornatore.
Si volta pagina da Fendi: sfila il "casual friday tutti i giorni". Il classico look del venerdì di relax in ufficio, come prevede la tradizione americana, diventa mood di stagione. «È una collezione che parla delle nuove opportunità, del nuovo modo di vestirsi in ufficio, dei nuovi lavori che stanno nascendo», spiega Silvia Venturini Fendi, presentando la sua collezione maschile. Ecco allora abiti molto morbidi e destrutturati, tute, camicie di seta, da indossare con gli shorts, non solo in riva al mare, magari per una Skype call dall' ufficio. Insomma uno stile rilassato pensato per il lifestyle di oggi».
A immaginare un mondo di seduttori ci pensa Salvatore Ferragamo che trae ispirazione dal giovane Alain Delon e porta in passerella abiti sartoriali super leggeri di azzurro e di rosa. Rivisita gli anni Sessanta, quelli delle camicie a maniche corte e delle polo e dei cavallucci marini e delle piccole conchiglie come stampe. Anni Sessanta anche per Kean Etro con la sua collezione "Indian summer" tra immancabili disegni paisley, simboli esoterici e arte psichedelica. Animali sacri (vacche), elefanti e coppie tantriche su t-shirt che spuntano dai completi di taglio sartoriale. Le giacche militari di cotone hanno motivi decorativi che, ancora una volta, evocano, con appassionata dedizione terre e culture lontane.
Desiderio di relax da Moncler Gamme Bleu che presenta il suo uomo tra bermuda, giacche estive e infradito dopo essersi liberato di cappotti e piumini, gilet e scarponi.
Appare più determinato l' uomo di Birk Bikkembergs secondo Lee Wood, sprigiona un' aria più decisa soprattutto quando indossa il doppiopetto. Non fa più il calciatore, forse si dà al rugby.
Sempre in tema di sport si muove la collezione di Daks disegnata da Filippo Scuffi: qui lo stile ricorda quello del canottaggio anni Venti. Eleganza, spensieratezza e allegria da fine anno al college: sfilano ragazzi (studenti) e uomini maturi (coach). Giacche di cotone con bordi a contrasto, camicie a quadri con il colletto tondo bianco a contrasto, pantaloni larghi (molto) e pullover con lo scollo a V (infilato nei calzoni a vita molto alta), scarpe inglesi e pagliette. I colori chiari e naturali. Bella da vedere.
Un po' di stile collage anche da Ermanno Scervino. Da Philipp Plein si cambia marcia: sfilano i giovani ribelli. Ragazzi in jeans consumati, chiodo con bandiere e la scritta "glorious bastards". Se proprio non si era capito dal look tra pelle e catene, tigri, pantere e cristalli a volontà.
riproduzione riservata La scorsa notte si è spenta a Roma Carla Fendi. La stilista aveva 80 anni e da tempo era gravemente malata.
Carla Fendi, attualmente ricopriva il suolo di presidente onorario del Gruppo Fendi, ha legato la sua vita allo storico marchio al cui successo ha contribuito con le quattro sorelle. Carla entra nell' azienda di famiglia alla fine degli anni '50, giovanissima, per lavorare a fianco delle sorelle Paola, Anna, Franca e poi Alda. Il suo impegno nell' azienda è poliedrico: spazia dall' amministrazione alla progettazione, per poi approdare, negli anni, Sessanta, al settore delle pubbliche relazioni. È lei, grazie al suo intuito, che sposta l' attenzione mediatica della sua Casa verso gli Stati Uniti d' America e sul mercato americano in generale.
Una scelta che la porterà a conquistare il mondo della moda.
Al suo nome sarà indelebilmente affiancato quello di un altro grande stilista di livello mondiale: Karl Lagerfeld: il loro sodalizio artistico durerà mezzo secolo, nel quale scrissero alcune delle più importanti pagine della moda italiana e internazionale.
Per quanto riguarda la sua vita privata, Carla negli anni Sessanta incontra Candido Speroni, che sarà al suo fianco per cinquant' anni: «Non mi ha mai dato fastidio avere una moglie più famosa di me. Anzi, mi inorgoglisce», è una delle frasi celebri di un uomo che, per amore della sua Carla, aveva abbandonato la carriera da farmacista, mettendosi al servizio della Maison. Fino al 2013, quando si spense a seguito di una breve malattia.
Marito e moglie, però, non si dedicarono solo alla moda. Amanti entrambi di arte e musica, i due nel 2007 diedero vita alla Fondazione Carla Fendi che opera con azioni di mecenatismo allo scopo di supportare le arti, l' artigianato e il sociale. La Fondazione negli anni ha promosso eventi e supportato progetti nell' ambito della difesa ambientale.
Ha istituito anche un premio che nel 2016 è andato ad Antonio Pappano. Oltre al Festival dei Due Mondi, la Fondazione sostiene dal 2010 l' Accademia Nazionale di Santa Cecilia in qualità di socio mecenate. E tanto altro ancora.

di Daniela Mastromattei

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