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Brasile 2014

Mondiali, contro l'Uruguay serve almeno un pareggio per gli ottavi o una sconfitta per liberarci da Cesare Prandelli

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Mondiali, contro l'Uruguay serve almeno un pareggio per gli ottavi o una sconfitta per liberarci da Cesare Prandelli

Quando la Nazionale italiana è arrivata in Brasile in pochi si aspettavano che non si fosse ancora qualificata alla terza partita del girone. Contro l'Uruguay gli Azzurri sono chiamati a uno sforzo enorme che con un po' di accortezza e un pizzico di lungimiranza in più si sarebbero potuti risparmiare. Contro la Costa Rica si potrebbe recriminare per il caldo, l'afa, l'erba secca o il pallone mezzo sgonfio. Scuse. Inutile prendersela con un Cassano appannato, o per un Balotelli inspiegabilmente intoccabile o ancora un Insigne buttato là senza un perché.

L'amor di patria - C'è qualcuno che quelle scelte le ha fatte e ne ha tutte le responsabilità: il ct Cesare "codice etico" Prandelli. Contro l'Uruguay gli italiani calciofili hanno una grande occasione liberatoria: se gli Azzurri vincono o pareggiano, passano il turno e vanno agli ottavi. Se Cavani e compagni dovessero avere la meglio, Prandelli dovrà fare le valigie per casa sua e lasciare il posto a chi quel mestiere lo sa fare come si deve. L'inadeguatezza del ct italiano è stata palese anche nell'ultima conferenza stampa, quando ha goffamente fatto appello al patriottismo esaltando il cuore degli avversari: "Conterà arrivare primi sulla palla, conquistarla con voglia, dare tutto - ha illuminato ai giornalisti il ct - Gli uruguayani lo faranno. Hanno più orgoglio di patria". Non c'è bisogno nè dell'amor di patria per vincere un Mondiale, nè di andare troppo lontano nel tempo per trovare nel 2006 un Marcello Lippi che non era un ct, ma un muro di cemento armato a protezione dei suoi dalla bufera calciopoli. Carisma e autorevolezza non si improvvisano, e i giocatori lo capiscono prima di tutti noi, che cantino o meno l'inno di Mameli.

Domare la garra charrua - Ci voleva l'umiliazione contro il Costa Rica per convincere Prandelli a gicare con due punte davanti. L'attacco azzurro avrà Ciro Immobile affianco al sempre più depresso Mario Balotelli, sperando che la fisicità del milanista riescano a sfondare la trincea Godin-Gimenez. A centrocampo non mancano le preoccupazioni con Verratti faccia a faccia con El Cebolla Rodriguez, campione di Spagna con Simeone. A qualificazione raggiunta, scrive gazzetta.it, l'uruguayano si è fatto 60 km a cavallo per festeggiare. Darmian dovrà fare gli straordinari per soccorrere il giovane del Psg. Accanto ci sarà Pirlo, sostenuto alle spalle da Bonucci e le aspettative sono alte. In difesa è il giorno del riscatto di Chiellini, fino a questo momento lontana imitazione del giocatore visto nelle qualificazioni. A far saltare ogni punto di riferimento per la retroguardia azzurra ci penserà Cavani: con una difesa a tre l'ex Napoli sfrutterà tutti i varchi possibili. Per quanto acciaccato, ci sarà anche Barzagli, uno che se decide di entrare in contrasto non lo fa con galanteria: contro Suarez servirà tutta la sua cattiveria finché El Pistolero non finisca tutte le cartucce. Tra i pali Buffon che avrà il dovere di non farci rimpiangere il Sirigu visto contro l'Inghilterra.

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Commenti all'articolo

  • frabelli

    24 Giugno 2014 - 16:04

    Beh, Marcello Lippi, tornato alla nazionale dopo aver silurato - ingiustamente - Donadoni, fece un fiasco clamoroso. Quindi questa teoria fa acqua lo stesso

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