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Donne nel pallone

Di D'Amico ce n'è una, tutte le altre son nessuna

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Di D'Amico ce n'è una, tutte le altre son nessuna

L’Italia è stata eliminata dal Mondiale ormai qualche giorno fa, eppure questo non è bastato a placare gli istinti frenetici delle creature che più mi rendono odiosa questa già difficile competizione. Le finte tifose. Ragazze pronte a tutto, anche ad improvvisarsi commissari tecnici, pur di attirare l’attenzione di qualche benevolo maschietto.

Ma, ahimè, le donne modello D’Amico di questi tempi sono cosa più unica che rara, e di Buffon pronti a «raccattare» su per strada la prima sportiva che gli capita a tiro il mondo non è certo pieno il mondo. Tanto più che queste presunte appassionate di calcio, reduci da nottate spese a cercare di capire come funzioni un fuori gioco, godono di una credibilità piuttosto scarsa. Perché, diciamocelo, sentire una donna usare termini come «cross» e «dribbling» infastidisce più che sentire un uomo scandire con precise la differenza tra e baguette. Cose dell’altro mondo. Magari anche giuste, ma indisponenti tanto per le altre donne quanto per gli uomini, a cui non entusiasma l’idea di perdere un confronto calcistico con un essere vestito di collant, né quella di doversi interrompere ad ogni azione per precisare che no, il portiere non si veste in modo diverso per dare sfogo ad istinti narcisistici.
Quindi datemi retta. Riponete sciarpe e bandiere nel cassetto, mettete a tacere il vostro lato maschile e non infilatevi in situazioni pericolose. A nessuno piacerebbe sentirsi dire che l’unica porta in cui «noi» dobbiamo infilarci è quella della cucina. Lasciate che siano gli uomini a scannarsi dietro un pallone, di modi per farsi notare ce ne sono ben altri.

Claudia Casiraghi

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