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Impressi nella memoria

Mondiali 2014, dieci fatti indimenticabili della kermesse brasiliana

Miguel Herrera

Sta per calare il sipario sul mondiale. E' tempo di bilanci. Non solo i top, non solo i flop ma anche le dieci-cose-dieci che di questa kermesse brasiliana non dimenticheremo mai. Fatti, giocatori, episodi, parole, smorfie e fogliettini che resteranno nella storia di questo mondiale, amarissimo per noi italiani. Nessuna classifica, soltanto dieci "perle", in ordine sparso.

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Tecnologia - Partiamo con qualcosa di serio, ossia con le novità (più o meno) tecnologiche di questo Brazil 2014. In primis la "panna spray" con cui gli arbitri tracciavano la linea invalicabile per la barriera, spray adottato anche dalla Champions League. Poi, certo, l'occhio di falco, la telecamera che decreta il "gol-non gol" (i tifosi dell'Italia, per un secondo o due, hanno sperato che quella del Costa Rica non fosse rete) e infine il chiacchieratissimo time-out, che nel calcio hanno ribattezzato cooling break, la pausa per dissetarsi: in Olanda-Messico, il primo nella storia del calcio.

Specialisti - Indimenticabile, il portiere para rigori dell'Olanda, mister Krul, sbattuto nella mischia dal profeta Louis Van Gaal a un minuto dal termine dei supplementari contro la rocciosa Costa Rica. Fuori il titolare Cillessen, entra Tim Krul. La sua fama di pararigori lo precedeva. E quella fama la conferma: ne piglia due. Olanda in semifinale (dove però Van Gaal esaurirà i cambi, e ai rigori, con l'Argentina saranno dolori...).

Sgagni - Il "mozzico" di Suarez. Orribile e divino al tempo stesso, furbo e impunito. Forse, la spalla del nostro Chiellini ne porta ancora i segni. Di sicuro ce la ricorderemo a lungo, come se lo è ricordato il Barcellona: ho comprato il vampiro uruguagio, ma nel contratto c'è la clausola anti-morso.

Karate - Violenta. E dolorosissima: nella storia di questa kermesse brasiliana ci entra anche la ginocchiata di Zuniga sulla vertebra di Neymar, stellina verdeoro ko prima della tragicomica semifinale (stra)persa con la Germania. Il fenomeno del Brasile, ha spiegato tra le lacrime, ha rischiato di restare paralizzato. Ma perdona il colombiano. Chi invece non perdona Zuniga è il Brasile, inteso come Paese: le vacanze le passerà con la scorta...

Appunti - Storie di calcio. Storie di campo. Una storia, quella dei fogliettini infilati da Romero nelle sue mutande prima dei rigori con l'Olanda, che resta impressa nella memoria di tutti. Appunti, probabilmente, su come avrebbero calciato gli orange. Appunti che sono serviti...

Applausi - Rigori. Prima piangono i brasiliani. Poi vincono. E piangono i colombiani. Chi piange a dirotto è una delle sorprese del mondiale, James Rodriguez. Ecco che si avvicina il "divino" David Luiz, lo abbraccia, gli sussurra qualche parola. Poi invita lo stadio - pieno di brasiliani - ad applaudire l'avversario sconfitto. Un bel gesto. Per inciso, di David Luiz, non scorderemo neppure le lacrime e la preghiera un po' invasata con cui, a caldissimo, cercava di esorcizzare il 7-1 preso dalla Germania a Belo Horizonte.

Acconciature - Capelli che non scorderemo tanto facilmente. Sono quelli del nostro Gabriel Paletta, una sorta di riporto male organizzato (in molti hanno pensato ad Antonio Conte prima del "ritocchino") e sono anche quelli del belga Fellaini, degni del miglior Valderrama, o di un Cocciante d'antan.

Pop star - Ci entra di diritto, nella storia di questo mondiale: lei è Rihanna, la pop star col lato B più sexy del pianeta. Prima insidia Boateng (quello ghanese) e costringe Melissa Satta ad andare in Brasile per presidiare il territorio; poi ci prova con Romero, l'argentino para-rigori. Ma la moglie del portiere è più "sportiva": "Se vinciamo la finale te lo lascio una settimana". Rihanna? Scatenata.

Botte - Ancora Boateng, sempre quello ghanese, in coppia con Muntari. Insulti all'allenatore, botte a un dirigente della nazionale, scazzottate al bar. Il risultato? A casa, cacciati dalla federazione ancor prima che il mondiale della loro squadra, mestamente, finisse al girone.

Smorfie - Un simbolo assoluto della competizione: lui è Miguel Herrera, che con quella faccia un po' così è l'allenatore del Messico arrivato agli ottavi e mandato a casa dall'Olanda (o meglio, dalla simulazione di Robben). Smorfie, urla, esultanze incontenibili: così è diventato l'idolo di un paese intero. E, in verità, è diventato un idolo di mezzo mondo.

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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Commenti all'articolo

  • er sola

    13 Luglio 2014 - 20:08

    Oh, eh, aaaah. Stasera il mondiale finisce. Dopo la grande delusione provata a causa dei nostri gasati superpagati, una gioia: non sentiremo più quella sigla di merda.

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