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L'intervista

Albertino, Top Dj d'Italia: "Ai giovani dico che non basta una hit. Ci vuole coraggio"

Albertino, Top Dj d'Italia: "Ai giovani dico che non basta una hit. Ci vuole coraggio"

Trentasei anni in onda. Praticamente un pilastro assoluto della radiofonia. Stiamo parlando di Albertino, il dj italiano più importante di sempre. Quello che nella dance, specie negli anni '90, ha spostato le pedine decisive, decretando il successo (e la fortuna) di tanti produttori attraverso programmi epocali come il Deejay Time e la Deejay Parade. La nostra chiacchierata avviene in un bar di via Massena, in una bollente Milano di fine giugno, a due passi da Radio Deejay. L'odierno Deejay Time è in vacanza. La novità, in onda dal lunedì al venerdì alle 2 del pomeriggio, è la versione In the summer di 50 Songs. Mentre su Sky Uno si conclude stasera l'esperienza di giurato nel talent Top Dj.

Partiamo da qui. Con chi, tra Stefano Fontana e Lele Sacchi, si è creata maggiore complicità?
"Sicuramente con Stefano, in fatto di gusti musicali c'è più vicinanza. E poi è un amico di vecchia data. Lele è più alternativo e lo conosco un po' meno, ma anche con lui mi sono trovato bene. La nostra diversità ha arricchito un programma già ben fatto di suo. Farei volentieri il bis con loro. Mi sono trovato completamente a mio agio".
A te la definizione Top Dj piace?
"E' entrata nel linguaggio comune per indicare i dj superstar. In certi momenti della mia carriera, credo di essere stato, tra i dj, una star. Poi mi sono riposizionato, suonando in locali dove un tempo forse non sarei mai entrato, come il Cocoricò o il Muretto".
Hai detto: "Il dj non è solo divertimento, successo, denaro".
"Prima serviva una gavetta. Oggi per essere considerato un Top Dj, o comunque un dj che guadagna cifre spropositate, basta una canzone di successo. Ma non è detto che un bravo produttore possa diventare all'improvviso un dj di talento. Il più bravo ora è Calvin Harris: produttore, musicista e cantante. Si è proposto come artista live, ma oggi mette dischi perché il mercato va in questa direzione. Un caso paradossale, poi, è quello di Giorgio Moroder: sta facendo il dj. Ma resta un produttore. Uno tra i più grandi della storia".
Tiene il binomio EDM-festival o mostra la corda?
(Sorride) "Tiene finché la gente non riesce a distinguere tra uno che sa fare il dj e uno che arriva in console con un set pronto. Guetta, Sinclar o Solveig hanno un background da dj che a certe nuove leve manca. Prendi Martin Garrix: catapultato in piccolo club dove la pista rischia di svuotarsi, forse non saprebbe cambiare direzione".
A te tutto questo non piace.
"Preferisco guardare la pista. In una mia serata, difficilmente sentirai lo stesso cambio, la stessa sequenza".
Perché i produttori italiani, al top negli anni ’80 e ’90, oggi sono marginali?
"E' un vuoto che sa di paradosso. Non abbiamo un mercato e siamo fermi a 30 anni fa. Io ho fatto 20 anni fa quello oggi che si fa normalmente ovunque: i palazzetti, i forum, l'Aquafan. L'esperienza del Deejay Time è stata eccezionale ma nessuno ha saputo bissarla. Nessuno ha più avuto quella credibilità".
Dopo 3 anni di Asganaway, sei tornato alla musica.
"Deejay ha bisogno di un momento della giornata dedicato alla ricerca musicale. Siccome sono rimasto uno dei pochi in grado di procedere in questa direzione, un programma così torno a farlo molto volentieri. Nella fascia quotidiana di 50 Songs ci sono finestre sul Deejay Time e su One Two One Two. C'è tanta dance ma ci sono pure le canzoni che fanno parte della classifica in onda nel weekend. Do spazio a quei dischi che nessuno osa mettere. Che sono fermi lì. In Italia c'è ne davvero bisogno".
Infatti sei da tempo l'unico a puntare sulle novità. Il resto è desolante...
"Le radio sono tutte molto brutte. Anche noi a volte siamo noiosi e invadenti. Parliamo troppo. Bisognerebbe tornare a fare questo mestiere come lo si faceva una volta. In alcuni momenti è giusto che ci sia un certo tipo di contenuto, in altri lascerei perdere. Ed è quello che sto facendo già da ieri".
Chi potrebbe segnare un cambio di marcia nella dance?
"Seguo con attenzione Duke Dumont e Oliver Heldens e mi piace il filone garage. Mentre l'EDM di David Guetta o Nicky Romero ultimamente strizza un po' troppo l'occhio ai festival, non ha un grande appeal radiofonico".
L'anno scorso sei tornato alla produzione con il singolo Wonderland, su Ultra. 
"E' un lavoro che richiede tempo e attenzione. Di tanto in tanto mi vengono delle idee ed è probabile dopo l'estate esca qualcosa di mio".
La prima puntata del Deejay Time condotta da te è andata in onda nel 1985. Sono passati quasi 30 anni.
"Sai che non ci avevo fatto caso? Quando sarà tempo di festeggiare, farò finta di niente. Le celebrazioni non mi piacciono. Mi fanno sentire vecchio".

di Leonardo Filomeno

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