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L'intervista

Maury Lobina, c'è dance oltre gli Eiffel 65: "Con Gabry Ponte non parlo da tempo, ma meritiamo un altro capitolo"

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Maury Lobina, c'è dance oltre gli Eiffel 65: "Con Gabry Ponte non parlo da tempo, ma meritiamo un altro capitolo"

Le prime notti in studio, i primi dischi, i primi successi. Per Maury Lobina l'entusiasmo è sempre quello degli esordi. "Ho iniziato con le lezioni di piano quando avevo 5 anni. Dopo 10 anni di musica classica e qualche anno da tastierista nei gruppi locali, ho scoperto che scrivere canzoni era la mia missione. Oltre che la mia più grande passione". Centrale, nella carriera di Maurizio, è l'esperienza con gli Eiffel 65, probabilmente il trio dance italiano più conosciuto degli ultimi anni. La loro avventura, infatti, continua ancora oggi (senza Gabry Ponte) con un calendario sempre pieno di concerti. In più, ci sono un singolo da solista assieme a Stefano Pain e un nuovo capitolo della sua vita che lo vede in console con addosso una cuffia.

Fai il produttore da 22 anni, come mai hai deciso di iniziare a fare anche il dj?
"Quando qualcuno fa bene il suo lavoro, raggiunge un pubblico vasto, di conseguenza gli viene richiesto di mettere su una performance e di portare la sua musica nei live. Nel mio caso, quella di fare il dj è una scelta motivata dalla passione per i club, che considero da sempre il mio habitat naturale". 
Take Me Back, il tuo singolo estivo in compagnia di Stefano Pain, è partito bene. Come è nata questa collaborazione? 
"Ho conosciuto Stefano grazie al mio manager Willy Marano, che ha intuito la sintonia che poteva crearsi e ha favorito l’incontro. Take me back è il primo brano che abbiamo scritto con Jonny Rose e pubblicato per Do It Yourself. Non escludo altri capitoli. Con Pain c'è un grande feeling artistico". 
Come sono i rapporti con Ponte? 
"Non ci frequentiamo più da tempo, abbiamo sempre avuto gusti differenti e interpretiamo questo mestiere da angolazioni molto distanti. Io sono interessato alla mia musica più che a me stesso. La popolarità fisica o del brand non sono mai state le mie priorità". 
Nonostante le divergenze, avete mai pensato di tornare all'assetto originale? In fondo, nessuno in Italia ha poi replicato il vostro exploit. 
"La richiesta di realizzare un nuovo disco degli Eiffel non è mai cessata. Quattro anni fa ci abbiamo provato ma molte dinamiche al nostro interno sono cambiate e non siamo riusciti a trovare un percorso musicale che soddisfacesse tutti. Ma non è detto che non si trovi un nuovo modo di farlo. Anche perché ho sempre creduto che gli Eiffel 65, e tutti quelli che ci hanno seguito e continuano a farlo, meritino un altro capitolo". 
Con Calvin Harris o Avicii, a livello di sonorità, siamo un po' tornati a quello che facevate voi e molti vostri colleghi 10 anni fa, quando dalle nostre parti hanno iniziato a prendere le distanze da un certo tipo di dance... 
"In quel periodo la grande richiesta del pubblico ha portato a dare spazio a chiunque facesse dance melodica in Italia, e tutto ciò ha fatto scendere il livello artistico delle produzioni fino ai limiti della decenza. Inevitabilmente, le radio e i media più nazional-popolari hanno smesso di programmare quel genere e si è interrotto un ciclo. Succede anche nel pop o nel rock. Così come succede che i cicli riprendano a distanza di anni". 
Quale futuro per l'EDM e per i festival? 
"L'EDM fa saltare ma non fa davvero ballare, è ottima per le masse da stadio, meno interessante per il pubblico più esigente. Secondo me, è un po' alla frutta. Bisognerà puntare su grandi melodie, su beat coinvolgenti. I festival sono destinati a durare perché si basano su una ricetta vincente: grandi location, ragazzi che hanno voglia di divertirsi, musica da ballare e cantare, personaggi più vicini al loro pubblico rispetto alle star del passato". 
Perché ormai si tende a evitare ogni tipo di gavetta? 
"Che oggi sia un singolo di successo a renderti una star è un dato di fatto. Detto questo, chi sceglie la strada breve difficilmente raggiunge obiettivi importanti, al massimo copia quelli bravi e, se gli va bene, raccoglie le loro briciole. Io faccio sempre il tifo per chiunque sappia scrivere e produrre grande musica".

di Leonardo Filomeno
@l_filomeno

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