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L'intervista

Chi è davvero Hardwell, il dj più famoso al mondo: "Le discoteche mi eccitano, lavoro con Tiesto ma quando sono coi miei vecchi vinili..."

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Chi è davvero Hardwell, il dj più famoso al mondo: "Le discoteche mi eccitano, lavoro con Tiesto ma quando sono coi miei vecchi vinili..."

E' l'artista dei record, la macchina da guerra dell'EDM, il produttore instancabile. Rieletto primo dj al mondo nella DJ Mag Top 100, oggi Hardwell può di nuovo gongolare grazie a ben 9 nomination per gli IDMA 2015, i Grammy della dance che saranno assegnati a marzo durante la Winter Music Conference di Miami. Per avere solo 27 anni, il top dj olandese è pure un talent scout niente male. Il seguitissimo radioshow Hardwell On Air, i festival e i club in cui si esibisce in giro per il mondo rappresentano infatti la miglior vetrina per gli artisti della sua etichetta Revealed. A gennaio ha pubblicato l'album d'esordio United We Are (Rise/Time), 15 canzoni che ribadiscono la potenza e la credibilità di un sound che ormai ha tutte le carte in regola per scavalcare i confini della solita EDM. In parallelo ha lanciato il suo secondo tour mondiale. Così il ragazzo di Breda si prepara a chiudere un altro cerchio importante.

La dance cambia pelle sempre più in fretta e i prossimi mesi saranno una sfida per tutti. Il disco rappresenta un punto d'arrivo o una ripartenza? 
"Sicuramente racconta una storia che avevo in mente da tempo. Ci siamo io, i miei fan e la connessione che si crea tra noi durante gli show. Non è la solita raccolta di hit, una cosa del genere non è mai stata tra i miei progetti. I piani alti delle classifiche non sono la mia priorità, né penso di spingermi chissà quanto lontano dalle mie idee di partenza. Le discoteche e i festival restano la mia passione principale, ciò che mi eccita di più. La melodia occupa un posto centrale nella mia musica e attraverso essa cercherò di sperimentare nuove idee, di reinventarmi, senza però tradire la mia dimensione più autentica. Naturalmente continuerò a concentrare le mie forze anche sul dancefloor".
In Where Is Here Now cedi alla tentazione di un bel pezzo future house, con risultati niente male. Solo una parentesi? 
"In realtà quel tipo di sound mi è sempre piaciuto, per cui è stato bello inserire una canzone così nell'album. Un sacco di musica su cui sto lavorando si ispira tanto alla house quanto ai suoni più euforici dei rave in tipico stile anni '90. Non so se pubblicherò mai queste tracce. Molte sono delle esclusive per i miei set e mi diverto a proporle quando è il momento giusto". 
Con Sally si salta dall'inizio alla fine, ma il cambio di marcia e il testo non hanno convinto tutti. 
"Questo significa dare vita a un album d'autore: spingersi al limite, divertirsi nel creare un brano che nessuno si aspetta da te. Nel caso di Sally, il rock si mescola con l'EDM, l'ispirazione mi è venuta dopo aver suonato svariate volte il mio bootleg di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Come ho già raccontato, Sally non è una persona ma un termine utilizzato nel rock anche da miti come Eric Clapton o i Beatles. Harrison canta: Io ho fottuto Sally ma in realtà non sta facendo nulla...". 
Quella con Tiësto non è una collaborazione qualsiasi. 
"Lavorare con lui su pezzo come Colors è stata la cosa più naturale del mondo. Oltre ad essere un amico, è stato un grande mentore. United We Are mi è servito per spingermi più in là come artista e per riconnettermi al mio passato di produttore e dj. Tiësto, con la sua storia, incarna alla perfezione entrambi i ruoli. Anche per questo rappresenta una grande fonte di ispirazione". 
E pensare che i primi vinili li hai comprati nel suo negozio di Breda... 
"Ogni tanto tiro fuori la mia vecchia borsa di dischi e mi metto a mixare. I ricordi di quel periodo sono sempre vivi dentro di me. Andare nei negozi, scoprire i dischi appena arrivati, parlare con gli amici di questo o di quell'artista. Poi tornare a casa e avere tra le mani un sacco di tracce nuove da ascoltare. Collego la musica di quel periodo alla magia di un giocattolo che desideri da tempo e che alla fine diventa tuo".  
Cosa ti manca di quel periodo? 
"Spostarsi da un continente all'altro e vivere in giro per il mondo può sembrare pazzesco. Ma la cosa non mi spaventa: ho sempre vissuto in questo modo. Mi piace viaggiare e lavorare con la musica. Non vorrei fare altro nella vita. Comunque a Breda, dove sono nato, non è cambiato molto rispetto a prima. Quando incontro amici e parenti sono quello di una volta. Faccio cose semplici, tipo vedere un film o andare a bere qualcosa. E, ovviamente, passo parecchio tempo in studio. Tornare a Breda, avere a che fare con gente che mi conosce da sempre e che mi tratta alla pari, è una grande fortuna. Qui sono prima di tutto Robbert Van de Corput (vero nome all'anagrafe, ndr), e poi Hardwell. Sfido chiunque a trovare un modo migliore per restare sempre con i piedi per terra!".

di Leonardo Filomeno
@l_filomeno

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