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Il libro di Marco Petrelli

"Rock around the block": reportage dal Summer Jamboree di Senigallia

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"Rock around the block": reportage dal Summer Jamboree di Senigallia

"Non è un libro sul Summer Jamboree, ma un insieme di storie, incontri con star della musica, vicende, emozioni che hanno come sfondo questo particolarissimo evento dell'estate marchigiana". Cosi Marco Petrelli, giornalista e autore di A difendere i cieli d'Italia (Eclettica Ed. 2014), descrive la sua ultima fatica Rock around the block (Eclettica Edizioni, coll. Giradischi, giugno 2015), libro-diario fra le stelle del rock al Summer Jamboree. Un reportage che si snoda fra i vicoli di Senigallia e si articola in interviste (talvolta parole letteralmente rubate, come scrive l'autore) accompagnate da memorie, scritte e fotografiche. 

Dottor Petrelli, perché un libro sul Summer Jamboree? 
"Rock Around the Block non è un libro sul festival ma un insieme di storie, incontri con star della musica, vicende, emozioni che hanno come sfondo questo particolarissimo evento dell'estate marchigiana, che ha assunto negli anni una notorietà internazionale. Il mio è un diario di bordo che racconta le sensazioni e le atmosfere del Summer Jamboree". 
"Diario fra le stelle del Rock": chi ad esempio? 
"Marshall Lytle, contrabbassista di Bill Haley & His Comets, che conobbi nel 2012. Aveva 79 anni e il piglio di un ragazzino. Me lo ricordo con indosso una T–Shirt con stampato uno smoking: voleva essere elegante e nello stesso tempo ironico. Abbiamo chiacchierato a lungo nel back stage, lasciando da parte la forma, Niente Mister, Marshall va bene. Un eterno ragazzo al quale era rimasto lo spirito della gioventù". 
Bill Haley... Penso a Rock Around the Clock-Block... 
"Sì, l'incontro con Lytle è stato molto significativo per me. Non avrei mai immaginato di poter un giorno incontrare il musicista che eseguiva dal vivo le canzoni che ascoltavo andando a scuola con il walk man attaccato alla cintura dei pantaloni, o d'estate in spiaggia. Il titolo è anche un omaggio all'artista, scomparso nel maggio 2013". 
Ma cosa significa "block"? 
"Blocco. I blocchi di cemento armato a cui si agganciano i cavi del main stage del Summer Jamboree, al Foro Annonario. Si trovano fra il palco e il back e intorno ad essi si è svolta parte della mia attività. Io una nave, loro le bitte: molli le cime per prendere il largo e le riavvolgi per l'ormeggio". 
Quella del 2012 è l'edizione del Summer che ricorda con maggiore entusiasmo? 
"Ne conservo un bel ricordo perché fu il primo incontro con un mondo che avevo vissuto solo da spettatore e che mi ha permesso di conoscere alcuni dei personaggi di questo libro, come Lytle. Ma ciascuna delle successive edizioni ha lasciato un'impronta: nel 2014, ad esempio, l'incontro con l'umanissimo e straordinario Ben E. King, da poco scomparso. Il libro assume, dunque, il valore di testimonianza, perché racconta artisti che ora non ci sono più". 
Ha visto il Festival nascere: com'era agli inizi? 
"Se la memoria non m'inganna più breve (meno di una settimana) e iniziava appena dopo il Ferragosto, poco prima o poco dopo la Fiera di Sant'Agostino. Rispetto ad oggi si trattava, forse, di un appuntamento da appassionati di genere. Poi, il tam tam fra il pubblico, la singolarità di alcuni spettacoli, il valore internazionale degli interpreti ne hanno fatto un evento molto in voga sulla costa Adriatica e non solo. Inoltre, nel generale recupero di look e gusti vintage nella moda e nella musica, il SJ ha contribuito al ritorno in auge di balli, forme di intrattenimento come il Burlesque, acconciature, etc. che le generazioni più giovani hanno solo visto al cinema". 
Il SJ in una canzone... 
"Cioé?". 
Quale quella che secondo lei lo rappresenta di più? 
"Rock Around the Clock sicuramente. Ma in una Top Five metterei anche Hound Dog, Shake Rattle & Roll, Stand By Me, Teenagers in Love, Why Do Fools Fall in Love". 
Ha mai pensato di scrivere la storia completa del Summer? 
"A fare del giornalismo il lavoro più bello del mondo è la possibilità di raccontare e di spiegare i fatti ai lettori. Ecco, sento che il mio compito sia quello di narrare e di descrivere il Summer Jamboree sia a chi ci è stato, sia a chi non lo ha ancora vissuto. Le storie ufficiali sono altro e, forse, un po' meno coinvolgenti dei reportage in prima persona".

di Giulio Bucchi

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