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L'intervista

Manuela Doriani, una vita in radio (sull'altalena): "La musica di oggi? Manca l'amore"

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Manuela Dirani, una vita in radio (sull'altalena):

"Mi sento la persona più fortunata del mondo". Il perché Manuela Doriani ce lo spiegherà con la carica di sempre nel tragitto che va dalla stazione di Roma al portone di casa sua, dove arriverà praticamente esausta dopo un lungo viaggio in treno e soprattutto dopo l'ennesimo weekend in console. Vulcanica, trascinatrice, origini piemontesi, è in diretta da sempre, tra grandi radio, tv musicali e una sfilza di locali. Il suo presente si chiama m2o. O meglio, Provenzano Dj Show, che conduce ogni pomeriggio dalle 16 alle 17 con Amerigo Provenzano. Un magazine pieno di ritmo, di futuri successi da ballare e di buon umore, visto il mega carico di ironia che contraddistingue la pepata coppia. "Siamo così anche a microfoni spenti, ci piace scherzare, guai a prenderci troppo sul serio. Ti invito alla prossima cena carbonara, così te ne rendi conto", assicura sorridendo.


Insomma, in questi anni il programma l'hai anche un po' rigenerato... 
"Credo semplicemente di aver tirato fuori una vena comica che forse Amerigo aveva dimenticato di avere. È una persona intelligente, si lascia prendere in giro e risponde con la giusta ironia. In più, è l'autore delle interviste e di molti dei contenuti. Probabilmente in passato non aveva avuto gli stimoli giusti per tirare fuori tutto questo. Oggi è uno dei miei migliori amici, è la persona a cui comunichi una bella notizia quando ancora non si deve sapere, perché sei certa che non lo dirà a nessuno".  
Da quanto vi conoscete? 
"Dai tempi di RDS, ma in quegli anni non andavamo oltre al saluto di circostanza. In compenso diventai molto amica di sua moglie. In seguito, venne proprio a lei l'idea di affiancarmi ad Amerigo nella conduzione di un programma. Per me fu un po' una ripartenza. In quel periodo lavoravo solo a Viva Fm. Ed ero fuori dal giro dei grandi network da un bel po'". 
Da quando lasciasti Kiss Kiss per l'avventura a Play Radio
"Con Play Radio, mi trovai davanti a un sogno che diventava realtà: un programma sportivo tutto mio, che ho portato avanti a livelli altissimi e al fianco di professionisti come Gene Gnocchi, Max Pisu, Teo Teocoli. Un'isola felice per gli amanti dello sport". 
Ma non durò molto.
"Meno di 2 anni. Da un mese all'altro Play Radio fu venduta. Alcuni colleghi traslocarono altrove, altri, tra cui la sottoscritta, tornarono a casa, nonostante le mille rassicurazioni. Per la rapidità e il modo in cui venne attuato, fu un gesto profondamente scorretto, a livello professionale e soprattutto umano. A distanza di anni non mi rimprovero nulla, anche perché l'entusiasmo non calò fino all'ultimo giorno di diretta".  
Però dopo quel momento la tua carriera subì una battuta di arresto. 
"Più che altro, iniziai ad essere disgustata da questo mondo. Se poi ho ricominciato, lo devo a Viva Fm: mi ha fatto tornare la voglia di fare radio. E ancora oggi sono fiera di fare parte della loro squadra e di condurre ogni sera Viva TVTB. Oltre che di portare avanti due programmi bellissimi su m2o: quello con Amerigo dal lunedì al venerdì e il magazine Electro Zone il sabato sera". 
Il periodo più bello di una carriera senz'altro variegata? 
"Quello a Radio Deejay, nei primi anni '90. Eravamo un po' i David Guetta della situazione. Una popolarità diversa, certo, ma i palasport li riempivamo eccome. Io avevo persino un bodyguard. Un momento pazzesco". 
Grazie a Cecchetto. Che poi ha seguito a Capital
"L'errore più grande della mia vita professionale". 
Addirittura? 
"Scelse delle persone per penalizzare la radio che lasciava, non per dare vita a una grande realtà. Peccato che Deejay in quegli anni fosse la prima radio in assoluto. Tutte le promesse furono ridimensionate. Capital era una radio locale, con i suoi limiti. Colpa mia. Ero troppo giovane. Dico sempre che mi sarebbe piaciuto lavorare a Radio Deejay in un momento diverso della mia vita, senz'altro più maturo, per gestire meglio la situazione". 
In fondo chi fa questo mestiere è un po' un bambino. Destinato a non crescere mai. 
"L'unica cosa che nel tempo ho imparato a moderare è il mio caratteraccio. Ma resto comunque un'incosciente, una persona che vive sempre con l'incognita del domani. Sono disposta a cambiare tutto in qualsiasi momento, senza pensarci più di tanto". 
Ti sei mai detta: la musica mi ha salvato da qualcosa?  
"Sempre, sempre, sempre! Da qualsiasi tragedia della vita. Nei momenti difficili non ascolto musica, ma è lavorare con essa, in radio o in discoteca, che mi fa star meglio. È come un interruttore: nel momento in cui schiacci il tasto play qualsiasi problema scompare. Ovviamente, non appena lo spettacolo finisce, tutto ti torna in faccia con una violenza inaudita. Ma fa parte del gioco". 
La musica di oggi di piace? 
"No, in giro c'è parecchia musica brutta, che non emoziona. La cosa si riverbera anche nel mio lavoro come dj. In discoteca la confusione tra generi regna sovrana. Spesso mi ritrovo a suonare pezzi di 2 o 3 anni fa perché successi veri non ne vedo. Evidentemente mancano gli ingredienti di base, ossia la fantasia, l'allegria, qualche volta anche le capacità di comporre belle canzoni. Nonostante ciò, non mi rifugio nel passato. Non sono una nostalgica. Revival non non ne faccio". 
Il dj che ti ha sempre ispirato e dato forza chi è? 
"Per me il dj più importante resta Carl Cox. Andavo all'Amnesia di Ibiza solo per lui. L'ho intervistato e l'ho sentito suonare chissà quante volte e probabilmente non sarò mai stanca di farlo. È il più bravo, è l'icona del dj che si diverte, che sorride sempre, che magari è stanco come una bestia ma una foto e un bel bacio sulla guancia non te li negherà mai". 
Quello che fai oggi ti basta?  
"Vivo uno dei momenti più belli della mia carriera, sono una persona realizzata nel lavoro e vorrei che tutto rimanesse così per sempre. Ma quando dicono che dalla vita non si può avere tutto, probabilmente hanno ragione. Infatti dal punto di vista sentimentale resto un disastro". 
Questo perché ambisci a un matrimonio, a dei figli? 
"No, ma un uomo che mi aspettasse a casa la sera e che gioisse dei miei successi lavorativi lo vorrei eccome". 
Di solito è la donna che aspetta...  
"Infatti so di chiedere tanto. Poi vuoi mettere le gelosie? Va bene che resto la compagna più fedele dell'universo, ma vedermi in canottiera, abbracciata a 2 go-go boys in mutande, in uno scatto sul sito dei Magazzini Generali o su Facebook, per un uomo potrebbe essere troppo". 
Quali foto ci sono oggi sulle "mensole" della tua vita? 
"Quelle delle persone più importanti. Dei miei genitori, di mia madre che non c'è più, degli amici che ho avuto la fortuna di conoscere tra Milano e Roma, dove vivo da 2 anni". 
Ti senti una donna fortunata, dicevamo all'inizio. 
"Sì, sono felice di svegliarmi la mattina e di sapere che il lavoro che faccio mi fa impazzire. Non me ne frega niente della morte, delle rughe. Ho 47 anni e l'unica cosa che mi angoscia è la paura di non farcela più fisicamente con l'avanzare dell'età, di non riuscire a reggere quei weekend pazzeschi in giro per le discoteche. Con la radio magari andrà avanti per sempre, ma se lo facessi lo stesso discorso come dj, prima o poi diventerei patetica. Il problema comunque non si porrà: andrò in pensione da sola, molto prima di diventare una Mamy Rock. Intanto vivo questo momento come un rush finale di felicità, di entusiasmo, di soddisfazioni, di gratitudine alla vita per tutte le cose belle che mi ha voluto regalare".

di Leonardo Filomeno 
@l_filomeno

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