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Dj e producer

Dino Brown, il bomber di m2o: "Vi dico cosa balleremo quest'estate"

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Dino Brown, il bomber di m2o: "Vi dico cosa balleremo quest'estate"

"E adesso finalmente corro a sposarmi". Dino Brown è così anche dal vivo. Imprevedibile, diretto, torrenziale. Con la sua voce, robusta e travolgente, per un po' riesce a mascherare l'emozione di un giorno importante. Anzi, la sposta solo un po' più in là, nella parte finale della chiacchierata, senza mai eclissare la musica. Dj producer, classe 1981, origini cuneesi, insegna conduzione radiofonica per Radiospeaker.it. E ogni giorno, con Alberto Remondini, dà ritmo e buon umore al pomeriggio di m2o con ControtenDance, probabilmente lo show più pazzo dell'emittente capitolina. "La radio è soprattutto una questione di personalità. Io mi definisco una persona dance. Il network per cui lavoro ha un'anima dance. Più l'Italia ha paura di puntare su questo genere, più la diamo vinta a chi preferisce omologarsi", precisa. 

Partiamo dal singolo I Can't Feel It: è una Surrender più house? 
"Qualcosa di quella mia canzone, in effetti, c'è. Il cantato è radiofonico, la base funziona anche nei locali. Rispetto a Surrender è più adulto, meno dance, anche se qualche riferimento agli anni '90 non manca. Cerco sempre di variare. Soffermarsi su un solo genere non fa bene". 
Il boom della trap e del moombahton durerà di più di quello di certa EDM da festival? 
"Questa sarà l'estate della consacrazione. Siamo sempre stati un popolo latino. Da noi, le donne sono tornate in pista grazie a questo genere, perfetto da alternare alla future house durante un set in discoteca. Ad ogni modo, devi inventarti ogni notte qualcosa. Chi va ballare, ultimamente, è stufo". 
Sono spariti i veri dj? 
"Un tempo, quando i successi da ballare abbondavano, la differenza la faceva l'atmosfera. Ora è tutto nelle mani del dj e dell'animazione. Solo che tanti resident che si esibiscono prima dell'ospite spesso non si rendono conto dell'inefficacia delle loro proposte, o troppo aggressive o troppo aderenti al gusto personale. Dove sono finiti quei giovani che passavano le notti sotto la console per cercare di rubare i segreti del mestiere ai dj più navigati?" 
Non sei il primo a parlare di un lavoro che ormai si fa soprattutto per moda. 
"Parecchi ragazzi fanno la spesa dei like su Facebook, arrivano a 70 mila fan e poi si stupiscono se, fuori dalla loro realtà paesana, nessuno se li fila. Idem per i dischi: non è che se hai 10 milioni di visualizzazioni YouTube il tuo brano da brutto diventa bello e le radio improvvisamente iniziano a supportarlo". 
Il problema, forse, è più profondo? 
"Il problema è che tutti vogliono diventare delle superstar come David Guetta, che ha sdoganato questo mestiere e una vera gavetta ce l'ha. Nessuno pensa più al suo piccolo. Molti dj della nuova generazione sarebbero disposti a tutto pur di apparire. Il fascino della console è lo stesso del piccolo schermo". 
La nostalgia va a rimpiazzare qualcosa? 
"Frasi del tipo: Oh, come stavamo bene, come eravamo bravi sono nocive. Non possiamo ballare ancora l'Amour Toujour di Gigi D'Agostino. Nel 2016". 
Non è che questa retromania è figlia di un periodo in cui ci siamo troppo sottovalutati? 
"Siamo stati i primi a parlarci male addosso, a distruggere il vecchio zoccolo duro. Chi negli anni '90 ha prodotto e proposto un certo tipo di dance è arrivato a rinnegarsi da solo. Il motivo mi sfugge. Anche perché, se si va avanti a colpi di revival, vorrà dire che quella roba lì un minimo di appeal lo aveva. Bisogna essere capaci di guardare avanti senza rinnegare il passato. E magari cercare di dare pure un po' di smalto alla dance. Quella che vedi ai primi posti di iTunes non lo è: Alan Walker e i Major Lazer fanno pop". 
Come hai vissuto l'evoluzione di m2o? 
"Un tempo mettevamo la techno alle 2 di pomeriggio, anche altre realtà in passato lo facevano, infatti sono morte. Se diventi di nicchia, chi compra la pubblicità scappa". 
Forse a quei programmi serviva un taglio diverso, magari più ironico? 
"Forse sì. Tornando al cambiamento, è stato utile, ma lo apprezzo al 50%. Dobbiamo mantenere integra ad ogni costo la filosofia di radio dance. Nasciamo come tale. Cambiare significherebbe morire". 
Su m2o, ultimamente, si chiacchiera parecchio.  
"La cosa non mi esalta. E nemmeno tanto pop va bene. Ovviamente non vale per tutte le fasce orarie, credo che la mattina sia inevitabile. Lasciando da parte m2o, quello che mi fa davvero paura è che in Italia c'è sempre meno voglia di innovare, soprattutto nelle proposte musicali. Se qualcuno prova a farlo, deve guardarsi alle spalle. La radio non ha più l'appeal di un tempo perché in tanti hanno perso smalto e personalità. Angelo Colciago De Robertis, grandissimo direttore di 105, ha detto una cosa sacrosanta su una radio concorrente". 
Cosa? 
"Rtl è la più sentita, non la più ascoltata. Credo abbia ragione. D'altronde hanno un'unica frequenza nazionale, la radiovisione, sono sulle autostrade. Così chiunque farebbe ascolti da capogiro. Ma è un qualcosa che resta come sottofondo, ascoltare la radio è chiaramente un'altra cosa".
Nel campionato delle radio, la tua Juventus un giorno quale potrebbe essere? 
"Mi vedrei bene a Radio 105. Oggi mi sento un po' come un attaccante della Sampdoria, chiaramente alla Juventus mi piacerebbe arrivare da titolare, non in panchina. Per adesso ad m2o sto benissimo". 
Anche perché dal 2 luglio torni a trasmettere dal Samsara di Gallipoli. 
"Come l'anno scorso, il mio ControtenDance si trasferisce nell'Ibiza d'Italia. Anzi, da quelle parti è anche meglio di Ibiza. Perché noi facciamo ancora più casino. La cosa più bella di questa terra è che la gente si aiuta: se vai ad Otranto, ti consiglieranno la serata del giorno dopo a Gallipoli. E così via... Se negli anni in cui la riviera romagnola era al top ci fosse stato lo stesso spirito, forse non avrebbe fatto la fine che sappiamo". 
Come accennato all'inizio, l'intervista l'abbiamo realizzata poche ore prima del matrimonio... 
"Un traguardo che arriva dopo 12 anni di convivenza, quindi per sfinimento. Scherzi a parte, Terry è pure la mia manager. Diciamo che si occupa di me a 360 gradi. Mi supporta e mi sopporta (ride, ndr)".  
Lavoro e vita privata per te vanno a braccetto.  
"Le persone che vivo nella quotidianità sono le stesse che lavorano con me in radio. Ogni giorno porto un pezzo della mia vita in onda. Chi mi segue lo sa e credo sia proprio questo a fare la differenza. Terry e il lavoro sono i due pilastri: mi riempiono, mi completano. Mi spronano a cercare l'unicità. A rendermi inimitabile in ogni cosa che faccio".

di Leonardo Filomeno
@l_filomeno

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