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I 50 anni del Montreux Jazz Festival: musica oltre i confini (e i pregiudizi)

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I 50 anni del Montreux Jazz Festival: musica oltre i confini (e i pregiudizi)

Il Montreux Jazz Festival festeggia i 50 anni con un programma che oltrepassa i generi, i mondi, i pregiudizi. Non è un caso che l’apertura dell’edizione 2016 (dal primo al 16 luglio) sia affidata ad Anohni, la nuova declinazione del cantante transgender degli Antony and the Johnsons, che ha perso una lettera dal nome e ha trasformato il suo concerto in una performance totale che fonde musica, teatro e cinema. Il duo francese Air completa la scaletta del primo luglio e chiude una prima giornata segnata dall’emozione per un’avventura musicale lunga mezzo secolo. A Montreux sono passati tutti i più grandi, a partire da Keith Jarrett, che nel 1967 salì sul palco per la prima edizione di un festival su cui nessuno avrebbe potuto scommettere. Tutti tranne il suo geniale fondatore, Claude Nobs, all’epoca direttore dell’Ufficio del turismo della cittadina svizzera, uomo di passione e di cultura, capace di rendere la sua Montreux una capitale della musica. È morto nel 2013 dopo un incidente sugli sci, aveva 76 anni e ancora mille progetti da realizzare.

Il suo chalet “Le Picotin” ha accolto un numero infinito di artisti e leggende del Novecento, da Andy Warhol a James Brown, da Freddy Mercury a Miles Davis, a cui va il merito di aver dettato la nuova linea del Festival. Sembra che una sera, stanco di ascoltare ancora jazz, abbia detto a Nobs “hey Claude basta con questa musica, metti un po’ di funk”. Era la fine degli anni Settanta e da quel momento Montreux ha aperto le porte a nuovi generi fino ad arrivare su territori lontanissimi dal suo punto di partenza. Nel programma dell’edizione 2016, per esempio, ci sono i Muse, la reginetta del pop Lana Del Rey, i rapper Asap Ferg e Young Thug, solo per citarne alcuni. Nobs sarebbe stato entusiasta, probabilmente avrebbe invitato anche loro allo chalet e assieme avrebbero improvvisato una jam session in una delle tante stanze della casa museo con vista sul lago di Ginevra. Per festeggiare questi primi 50 anni vissuti intensamente il marchio Jeep, tra i principali partner e da tempo legato al Montreux Festival, ha voluto realizzare assieme a Garage Italia Customs un regalo speciale: la Jeep Cherokee Jazz, la Jeep Renegade Vinyl e la Jeep Grand Cherokee Score.

I creativi di Lapo Elkann e soci hanno reinterpretato gli elementi del Festival creando tre vetture ispirate al legno delle chitarre, ai cerchi dei dischi in vinile e agli spartiti musicali. Un esercizio di stile che in pochi potranno permettersi di possedere visto che saranno prodotti solo 50 esemplari per il mercato svizzero, 25 Jeep Cherokee Jazz e 25 Jeep Renegade Vinyl. L’ammiraglia Jeep Grand Cherokee Score, lavorata con una speciale verniciatura con effetto ottone lucido e gli spartiti sulle fiancate, sarà invece in mostra all’interno dell’auditorium Stravinski, la location più importante del Festival dove nei prossimi giorni si esibiranno Mogwai e Sigur Ròs (il 5), Patti Smith e Pj Harvey (il 6), Van Morrison e Charles Bradley (il 7), Quincy Jones e Simply Red (l’8), Neil Young (il 12), Marcus Miller e Santana (il 14). Gli ultimi a salire sul palco saranno i Deep Purple (il 16), che a Montreux sono legati per la loro canzone più famosa, Smoke on the water. A ispirarla fu l’incendio scoppiato durante il concerto di Frank Zappa al casinò nel 1971, distrutto a causa di un razzo sparato da uno spettatore. Il testo di uno dei capolavori rock sembra la cronaca di un incidente: “Arrivammo tutti assieme a Montreux, sul lago di Ginevra a incidere dischi con uno studio mobile, avevamo poco tempo Frank Zappa and the Mothers avevano preso il locale migliore ma qualche stupido con una pistola lanciarazzi ridusse quel posto in cenere... fumo sull'acqua, fuoco nel cielo... Hanno bruciato quella casa da gioco, è morta con un suono orribile. Funky Claude correva dentro e fuori tirando fuori dall'edificio i bambini...”. Funky Claude Nobs, sempre lui, che quella notte salvò alcuni ragazzi dalle fiamme.

di Salvatore Garzillo

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