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Il nuovo Kill Karma

Nesli, il fratello teppista di Fabri Fibra: "Ho detto addio al rap e ascolto i miei tre album mai usciti"

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Nesli, il fratello teppista di Fabri Fibra: "Ho detto addio al rap e ascolto i miei tre album mai usciti"

Nesli. Che poi sarebbe l'anagramma di Lines. Come i pannolini. A regalargli l'epiteto? Suo fratello maggiore: Fabri Fibra. Ecco, Nesli, al secolo Francesco Tarducci, nasce rapper. Ma adesso alle rime dure ha preferito il pop. È andato a Sanremo col viso pulito e una cravatta azzurra, delle critiche si fa un baffo ed è uscito il 1 luglio con Kill Karma (Universal), l'album più autentico e viscerale che abbia fatto.

Perché Kill karma? 
"Uccidi te stesso. Il tuo peggior nemico sei tu. È una provocazione artistica". 
E i suoni? 
"È un disco contaminato: dance e rock si fondono, strizzano l'occhio agli anni '80 e passano all'Hip Hop, fino a brani con un beat dance. E poi, le ballate". 
È il secondo disco di una trilogia partita con Andrà tutto bene. Tipo grande concept album, vecchia maniera?
"Esatto". 
E qual è il fil rouge? 
"La bellezza del mondo e la tristezza dell'uomo". 
E il motore?  
"La noia più dell'amore, nasce tutto da lì. E dal fatto che siamo sbagliati: metà bestia e metà dio. Poi dipende cosa prevale". 
In Nesli cosa vince? 
"Sono una grande contraddizione. Basta guardare la copertina del disco: molto punk. Mentre il contenuto è intimo, confidenziale". 
Hai dato La fine a Tiziano Ferro e Dimentico tutto a Emma. Il duetto che sogni? 
"Al momento faccio solo per me. Tiziano ed Emma sono due eccezioni. E che eccezioni". 
Nulla contro i talent, quindi? 
"No. Esser dentro quel circuito, però, non significa esistere per forza ed esserne fuori non vuol dire per forza non esistere". 
Cosa ascolti?
Sorride. "Sono un mio fan: a casa ho tre dischi mai usciti, mi piace sentirmeli. E poi la musica ambient". 
Nasci col rap, ma ora fai pop: perché? 
"Il percorso è stato fisiologico. Come quello di un cieco che per capire dove sta andando, tocca. La mia è un'esigenza comunicativa. Il rap mi stava stretto". 
E il tuo pubblico com'è cambiato? 
"Molti mi hanno seguito. Altri no. È normale". 
E a chi ti accusa di esserti piegato alle logiche del mercato per vendere di più, cosa dici? 
"Sorrido. Sono artisticamente schizofrenico. La gente si preoccupa di essere bipolare: io di personalità ne ho 7. A Sanremo ero una di loro". 
Secondo di tre fratelli. Il primo è Fabri Fibra: qualcuno aveva a che fare con la musica in famiglia? 
"No. Ha iniziato lui, era molto appassionato. Io ero un teppista". 
Sei più maledetto tu che canti d'amore di lui che fa le rime dure? 
"Ci ho scritto un libro. Abbiamo percorsi diversi, l'errore è stato l'associazione che ha fatto la gente. Io ero un disastro, i miei per tenermi buono mi facevano stare con mio fratello. Mi annoiavo con lui e gli altri che facevano freestyle, io non sapevo e odiavo farlo. E ho cominciato a scrivere". 
La musica ti ha salvato? 
"A 16 anni, per errore, ho sparato al mio migliore amico. Da lì ho capito che dovevo cambiare direzione. E sì, è arrivata la musica". 
Il rap è il nuovo rock. Concordi? 
"È tardi anche per il rap: sta in radio e nelle classifiche". 
E cosa smuove le coscienze, allora?
"C'è un rap più sociale, politico: una sorta di campagna elettorale registrata, per cui devi avere contenuti importanti. Sennò finisce che ripeti solo il già detto".  
Tu non parli di politica per scelta? 
"Nella mia vita non è presente. Ma ne faccio molta di più io di uno che la canta. Mi faccio decine di instore ed entro in contatto con le persone. Questo è il mio modo di fare politica". 
Sei stato definito un "poeta punk". Ti piace?
"Poeta mi ci hanno definito. Il poeta punk è la contraddizione che sono".

di Simona Voglino Levy

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