Cerca

Un mito

Mauro Picotto, un dj superstar tra Italia e la Manica: "Ma cuore e musica sono a Ibiza"

0
Mauro Picotto, un dj superstar tra Italia e la Manica: "Ma cuore e musica sono a Ibiza"

Il telefono squilla in una soleggiata mattina di inizio estate. Mauro Picotto risponde da Jersey, l'isola in cui vive assieme assieme alla moglie e ai suoi 4 figli. Classe '66, origini piemontesi, carriera titanica, un giorno il collega Pete Tong inizia a chiamarlo The Lizard Man, riferendosi chiaramente al nome di uno dei suoi successi più importanti, quello che ancora oggi gli permette di giocare nel migliore dei campionati possibili. Tra i top dj italiani più amati al mondo, Picotto ha lasciato il segno con decine di produzioni. Dalle emozionali Bakerloo Symphony e Ocean Whispers a super classici techno/trance come Lizard, Pulsar, Iguana, Komodo, Proximus, Back To Cali, Evribadi. Un percorso costellato da cambiamenti graduali e sempre importanti. La biografia Vita da Dj - From Heart To Techno resta un punto fermo sulla sua vita. Mentre i suoi 2 nuovi singoli sembrano dare il via ad un'ulteriore fase della sua carriera.

Ayala, per esempio, cita i Depeche Mode e strizza l'occhio alle radio
"Già, il Can You Feel del ritornello l'abbiamo ripreso da Dream On. L'ispirazione è stata casuale, funzionava e abbiamo deciso di lasciarlo. La tonalità, ovviamente, è un'altra e corrisponde a quella del brano inedito che abbiamo costruito attorno". 
Invece Sunny evoca momenti felici in riva al mare.
"È la versione cantata di The Whistle. Nasce dall'esigenza di spaziare il più possibile tra i vari stili, di cambiare sempre direzione, cosa che ogni dj produttore dovrebbe fare istintivamente. Troppi dj suonano o producono tracce che con la techno o la tech house hanno poco a che vedere. Spesso si tratta di produzioni banali, monotone, basate esclusivamente sull'utilizzo di loop. Finita la serata, non lasciano un segno tangibile, un'emozione. Quando invece la techno un cuore ce l'ha eccome". 
Techno e non solo. Ma è così ormai da tempo. 
"Se non hai il coraggio di cambiare, resti schiavo delle stesse cose per sempre. Produco musica per divertirmi, per provare delle emozioni. Non mi precludo nulla, non penso se una cosa funzionerà oppure no, sarebbe troppo limitante".
Hai detto: "Proverei vergogna nel firmare un disco su cui non ho mai messo le mani". 
"Ai livelli di certi dj popstar, credo non esista la possibilità sbagliare: scegli il brano vincente, diventa tuo e a spingerlo ci pensa la major di turno. Mi sembra assurdo. Non è la tua musica, non sei te stesso. Su quel palco, con le mani alzate verso il cielo, ogni tanto proverei a chiedermi: Cosa diavolo sto facendo? Ha un senso tutto questo?. Sarò all'antica, ma uno prima impara a fare il dj e poi, da quella esperienza, vengono fuori i dischi".  
C'è troppa mania di protagonismo? La console è diventata un Grande Fratello? 
"Ti dico solo una cosa: gli artisti che scelsi per BXR, etichetta da me gestita ai tempi dell'esperienza con Media Records, li presi perché avevano talento, stile e un suono riconoscibile. Non perché fossero belli". 
Però il fondatore di Media Records all'immagine dava un peso importante.  
"Il mercato ha preso per buone le intuizioni di Gianfranco Bortolotti per molto tempo. E probabilmente lo erano, visto il grande successo che ha avuto. Sono stato suo socio fino al 2001: la mia idea fu quella di portare i dj. Fu la strada giusta, andò alla grande". 
Ma non durò tanto.  
"Il problema sorse nel momento in cui Media Records pensò di diventare la casa discografica che gestisce l'artista anche dal punto di vista delle serate e gli dice cosa fare o non fare. Un ragionamento inconcepibile. Ecco perché, uno dopo l'altro, andammo via tutti. D'altronde i dischi eravamo in grado di farceli da soli, con lo stile che più ci convinceva, senza dover rispettare per forza degli standard commerciali. Il fatto che molti di quei dj siano ancora in giro a fare serate la dice lunga, no?".  
La realtà che descrivi oggi è la regola. 
"Chiaro: arriva il guru di turno e ti promette una carriera alla Picotto. Magari qualche serata la fai pure, intanto lui ci guadagna, ti spreme finché servi e poi ti dà il ben servito...". 
Mollare la BXR ti pesò? 
"No, perché il suono che caratterizzava la BXR lo avevo inventato io: partiva da me, non dall'etichetta. Nel momento in cui uscì Komodo (Save a Soul), il mio stile era definito e riconoscibile. Non tolleravo che altri continuassero a dirmi cosa fare. Se fossi rimasto lì, sarei fallito. Abbandonare Media Records è stato il goal della mia vita. Anche perché, alla fine, in quel suono non mi identificavo più, visto che mi copiavano praticamente tutti". 
In Vita da dj abbozzi la tua discografia in un ordine che sembra casuale. Lo è davvero o hai seguito un criterio personale?
"È casuale (ride, ndr), l'ho stilata senza pensare, avrò dimenticato decine di titoli. È un ordine genuino, come tutte le cose che faccio. Quel libro l'ho scritto nelle sale d'attesa degli aeroporti, tra una serata e l'altra, col cellulare". 
Quindi è solo un caso che l'elenco si apra con Lizard?  
"Quello forse no. Lizard mi diede la spinta per lasciare il certo, ossia Media Records, per l'incerto. Dal 2003 in poi, per almeno 10 anni, credo di aver vissuto i momenti più folli della mia vita. Ci sono stati anche aspetti negativi, ma sono talmente irrilevanti che non avrei nessun interesse a ricordarli. Ho suonato ovunque nel mondo e in tutti locali di Ibiza, isola a cui sarò legato per sempre". 
Tua moglie l'hai conosciuta sull'isola. E lì vi siete sposati. 
"Suonavo all'Amnesia, per me la discoteca più bella del mondo, e Laura era una delle ragazze che promuovevano il festival di MTV sull'isola. Lei è nata a Jersey, un'isoletta tra Francia e Inghilterra, dove oggi viviamo con i nostri figli. Ho avuto la fortuna di avere 3 di loro al mio matrimonio, che abbiamo celebrato con una festa di 24 ore: il giorno a Cap des Falcò, una spiaggia naturale nel parco di Ibiza, e la notte al Grand Hotel". 
La tua dimensione ideale? 
"Quella odierna. Ho rallentato con le serate in giro per il mondo, mi sono adagiato un po'. Ho capito che non puoi vivere sempre di corsa. Che prima o poi il tempo per riflettere sul passato lo devi trovare, specie se di cose ne hai fatte parecchie. Seleziono date e impegni perché non ho più bisogno di lavorare tanto per sopravvivere. Se non mi sento ispirato, a suonare non ci vado". 
Anche perché le tue soddisfazioni ormai te le sarai tolte...  
"Vero, ma è soprattutto una questione di priorità. Oggi al primo posto c'è la famiglia, poi viene la musica. La vita è stata come un corso d'acqua. A trasportarmi sin qui sono state solo le mie emozioni, il mio istinto. I consigli li ascolto, ma non ne ho mai chiesti a nessuno". 
Facendo così hai sempre vinto? 
"Sempre. Gli errori arrivano se le vie sono più di una e finisci per scegliere la seconda o addirittura la terza. Quando invece è sempre la prima quella giusta".

di Leonardo Filomeno 
@l_filomeno

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media