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Dopo 4 anni di assenza

Musica, il ritorno di Renato Zero: "Amo" e la dedica a Lucio Dalla

L'ex re dei sorcini, a 62 anni, ha "scelto di invecchiare". Nel nuovo album la Roma degli anni '70, gli amici, le malinconie e le speranze. Ma niente talent show: "Sono ancora un cantante, io..."

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Musica, il ritorno di Renato Zero: "Amo" e la dedica a Lucio Dalla

di Leonardo Iannacci

Scendendo le antiche scale del Piper, un tempo tana della Roma musicale più sfrenata e libertina, si va inevitabilmente alla ricerca del passato. Dei migliori anni della nostra vita, quindi anche di Renato Zero che in questo club ha voluto presentare l’ultimo album di inediti, in vendita dal 12 marzo. Tra muri che trasudano storia e gloria - al Piper nacque l’agiografia di Patti Pravo — l’ex re dei sorcini ha dato il via alla nuova avventura di Amo che, oltre ad essere il titolo del cd, sarà anche il leitmotiv della prossima, incredibile avventura live di Zero. Dal 27 aprile, per un mese intero, sarà in scena al PalaLottomatica. "Ogni sera mi esibirò con un’orchestra di 50 elementi. Abbiamo venduto già 70.000 biglietti", fa lui con una bombetta in testa. Pur privo di una vera canzone da ko - Amico o I migliori anni, tanto per capirci - il disco è un esercizio di qualità: tra i 14 inediti, prodotti da Celso Valli, Danilo Madonia e dal maestro inglese Trevor Horn, il bardo che ha tra i suoi clienti McCartney, Simple Minds e Genesis, troviamo un omaggio a Dalla (), la nostalgia dei bei tempi andati (I ’70 e Angelina), un amoroso egocentrismo (Chiedi di me, Un’apertura d’ali, Il nostro mondo) ma anche l’ottimismo per il futuro (La vita che mi aspetta). Pillole di saggezza che Renato Zero approfondisce davanti a una torta gigantesca. 
Perché questo ritorno al Piper? Una scelta proustiana alla ricerca del tempo perduto?
"È inevitabile, tra queste mura è iniziato tutto. Negli anni ’70 ho vissuto quattro-cinque stagioni stratosferiche seguite da 40 anni terribili. Al Piper si giocava ad esistere e a diventare. È stata la mia università. C’erano Milly, la cassiera, e Brunetto, il ballerino di Rita Pavone, che ho ritrovato stasera".
Nel disco sviluppa tematiche legate all’amore ma tutte parecchio intimiste. Una sua necessità?
"Amo è un grande disco e farlo è costato parecchio. Ho parlato di me, dei miei ricordi ma anche delle speranze. Per poi maturare una convinzione: si nasce vecchi e si muore bambini".
Tempo fa lei si è staccato dalle odiate major per realizzare dischi in modo indipendente. Cos’altro non sopporta di questa musica leggera?
"I network radiofonici: hanno ammazzato la creatività. Impongono all’artista il tipo di canzone e persino la durata che non può superare i 3 minuti e mezzo. Ricattano i più giovani, quelli che vorrebbero emergere. Io me ne frego".
Perché, a 25 anni, saliva sul palco con ali finte e boa di struzzo? Soltanto per crearsi creare un personaggio?
"Avevo una grande paura di vivere. L’ho avuta sin dalla nascita quando mi scoprirono una forma acuta di anemia. Ero gracilino e, anche per questo, ho conosciuto una solitudine ostinata e ingiusta".
Trasgrediva, quindi, perché temeva la vita?
"Mi dicevano di tutto… Offese terribili, volgarità indicibili anche per un ragazzo che si travestiva e parlava di triangoli e di amori liberi. Ringrazio gli amici in quei giorni bui dell’adolescenza. Papà e mamma hanno accettato le mie trasgressioni. Dicevano: travestiti in casa, almeno non prendi le botte fuori!".
Cantava brani che scuotevano l’Italia benpensante. Oggi, 62enne, è più riflessivo. Non teme di aver tradito i suoi sorcini?
"No. Un anno, prima di andare a Sanremo per cantare Spalle al muro, nel '91, mi sono rotto e ho scelto semplicemente di invecchiare".
Pace raggiunta, quindi?
"Sono insolitamente allegro… In realtà sto ancora pagando un leasing per riscattare la mia vita".
The Voice, su Raidue, è partito benone: vero che Raffaella Carrà voleva coinvolgerla?
"Mi ha chiesto di fare il giudice. Ci ho pensato tre minuti e ho replicato: aoh, Raffa, ma io sono ancora un cantante (riferimento neppure tanto velato a Cocciante e Pelù ndr)".
Alcuni suoi colleghi hanno votato Grillo. Una scelta che condivide?
"L’Italia di Grillo è figlia della disperazione. Ha urlato a certi ruderi della politica: vi siete comprati il Paese con cose sporche, ora andate a casa". 
Ci ha messo quattro anni per il nuovo disco. Ansia di prestazione?
"In un solo mese ho scritto 29 canzoni! Amo è il primo capitolo, poi ci sarà un Amo 2 che si chiuderà con un inedito di Armando Trovajoli". 
E , dedicata a Dalla?
"L’ho conosciuto a 16 anni, era seduto in un angolo della RCA con una moneta sulla fronte e un’arancia sulla testa. Pensai: ho trovato un fratello". 
Ai ragazzi che vengono oggi al Piper cosa direbbe?
"Che non si sa mai, nella vita, quando finisce la risata e iniziano le lacrime".

 

 

 

 

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