Cerca

L'intervista

Ciro Sasso: "Con Black Legend ho aperto la strada ai dj strapagati, ma devo tutto a mio figlio"

0
Ciro Sasso: "Con Black Legend ho aperto la strada ai dj strapagati, ma devo tutto a mio figlio"

"L'interesse per Black Legend non è mai svanito. È un nome che spalanca ancora porte impensabili". Ciro Sasso è sulle montagne russe. Il ritorno di questo progetto dopo una consistente pausa spezzata 3 anni fa ha raggiunto il picco più alto. L'ipnotica Mr DJ (Something I Can Dance To) è uscita nientemeno che su Defected, etichetta house inglese tra le più influenti al mondo. La fattura artigianale si sente, lo stile è minimale, le tinte un po' dark, e tutto si snoda attorno all'agile cantato della giamaicana Phylea Carley. Classe '70, origini napoletane, romano d'adozione, Sasso è perito elettronico, fa il dj dall'88 e produce musica da 28 anni. Dischi d'oro, di platino, produzioni da solista, con pseudonimi (J-Reverse, Cocobongo) e per altri artisti: una carriera piuttosto intensa. Al centro, il progetto Black Legend e un super classico come You See the Trouble with Me, dopo 18 anni ancora insuperato nelle sonorità e nella costruzione. L'approdo su Defected, dove le produzioni italiane si contano da sempre sulle dita di una mano, vale la più forte delle ripartenze.

Un primo grazie va al dj americano MK e a un suo tutorial. 
"Qui spiegava che per il remix di Look Right Through di Storm Queen aveva utilizzato Maschine, una drum machine che riprende il modo di lavorare della macchine con cui avevo cominciato a produrre nei primi anni '90. Dopo aver snobbato a lungo Maschine, la comperai, ritrovando il mio mondo, i miei suoni, il mio modo di mettere assieme gli elementi di un brano".
Quel decennio si chiude proprio con You See the Trouble with Me, oltre 2 milioni di copie, numero 1 in Inghilterra.
"Il cosiddetto bianco uscì verso metà giugno '99. Erano copie non autorizzate, su vinile, le consegnavo di persona nei negozi. Il pezzo venne fuori in sette ore, di notte. Il collega Enrico Ferrari mi fece sentire una prima versione con sopra la registrazione originale di un concerto di Barry White che aveva su VHS. Pensai di utilizzare alcune parti del concerto su una base totalmente nuova costruita attorno a un campione di House of God di DHS, che custodivo da tempo su un floppy, aspettando il momento giusto per utilizzarlo. Da lì nacque la versione che tutti conosciamo".
Il pezzo poi lo farai ricantare, nella stampa ufficiale cambierà addirittura nome. 
"Alcune etichette inglesi lo avevano adocchiato da tempo, tra cui quella per cui lavorava Pete Tong di BBC Radio 1, convinto supporter del brano. Uscì con la bresciana Rise/Time, con cui già collaboravo. Gli editori del catalogo di White diedero via libera per l'autorizzazione dei diritti musicali, ma l'uso dei campioni fu reclamato. Interpellarono addirittura un musicologo. Feci risuonare tutto e la versione definitiva riprese il titolo originale di Barry White, You See the Trouble with Me, e non più We'll Be In Trouble".
In quei mesi la Warner avanzò una proposta incredibile. 
"Un anticipo di 75mila sterline per l'acquisizione del disco per l'Inghilterra e l'Irlanda. La notizia fece scalpore, mai successo in precedenza con un pezzo house".
Arrivarono anche delle serate? 
"Direi di no. Con gli anni, però, ho maturato la riflessione che sia stato proprio Black Legend ad innescare il sistema dei dj superstar dai cachet stellari".
Ovvero? 
"Fino ad allora, nessun pezzo house partito dall'underground era stato capace di imporsi come fenomeno di massa, forse solo Feel It dei Tamperer, ma non così a lungo. A 2 anni da quell'anticipo per il mio singolo, un'altra major arriverà a sborsare un milione e duecentomila sterline per l'album di Moony. Credo resti la somma più alta pagata per l'acquisizione di un disco, il punto di non ritorno per i reparti dance delle etichette inglesi, per le quali cominciò una caduta rovinosa, visto che fino ad allora avevano strafatto".
I tempi di vacche magre per le major sembrano finiti. 
"Le major negli ultimi 30 anni non hanno realmente puntato su fenomeni emergenti, sono sempre state venditrici di musica all'ingrosso. Black Legend lo acquisirono che era una hit, oggi la modalità è identica".
Ma sono le indipendenti a sembrare in serie difficoltà. 
"Oggi vendi la tua immagine per le serate facendo i dischi gratis. All'estero lo hanno capito prima e le etichette hanno da tempo il loro management, le loro feste. Le nostre soffrono perché non hanno mai pensato di operare in questo senso".
Col ritorno della house anche certe etichette forti hanno dovuto rivedere i loro piani. 
"Gli olandesi hanno inventato un format, puntando sull'EDM da festival, ma non hanno saputo evolverlo, ora cercano di non morire sfornando house. Non ce la faranno mai, non hanno una storia credibile legata a questo genere. È come il piatto di un cuoco improvvisato: può andar bene una volta, poi allunghi solo il brodo sapendo che è finita".
Mentre il vinile che torna è revival, moda o cos'altro? 
"Il vinile ha l'età delle barbe lunghe e dei pantaloni col risvoltino. Ci sarà finché ci saranno gli hipster, che acquistandolo continueranno a pensare di essere fighi, eco-sostenibili e radical-chic. Ne traggono giovamento le band colossali per via delle ristampe. Resta un supporto costoso e dell'altra parte c'è tanta musica gratis pronta da scaricare. Non potrà mai tornare un mercato florido come quello desinato ai dj negli anni '90".
Prima di riprendere Black Legend hai prodotto a lungo per altri. 
"C'è stato un periodo di rallentamento forzato, dove ho continuato a lavorare come un matto. Tra il 2006 e il 2010 ho vissuto un periodo bruttissimo. Questo passaggio mi ha reso ansioso, fissato sul controllo delle cose".  
Impossibile, quelle energie mentali lasciano il tempo che trovano, ma lo capisci dopo. 
"In questo senso, credo di essere andato molto oltre. Mio padre morì nel 2006 per una grave malattia, diventai di colpo l'uomo forte della famiglia. Avevo già preso una casa a Roma, dove oggi vivo con mia moglie e mio figlio. Nonostante quella perdita, dovetti abbandonare il vecchio studio a Formia, quello in cui produssi You See the Trouble with Me, e affrontare il trasloco. Smisi pure di fumare, come avevo promesso a mio padre. La crisi creativa fu inevitabile".
Il grazie più importante va infine a tuo figlio. 
"La sua nascita ha riportato un po' di luce. Grazie a lui è tornata, gradualmente, la voglia di fare musica in prima persona, e poi di riavviare Black Legend. Ho iniziato a organizzare il lavoro nei classici orari d'ufficio, nello studio che ho creato sotto casa. Sono sposato da 5 anni e questa nuova modalità mi ha portato a massimizzare il tempo a disposizione. Oggi nella mia vita non c'è più spazio per le cose inutili".

di Leonardo Filomeno 
@l_filomeno

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media