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Rock alternativo

"MI AMI o faccio un casino": recensione (presuntuosa) di un Festival (straordinario)

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MI AMI o faccio un casino: recensione presuntuosa di un Festival straordinario

Mi serve una parola che contenga al suo interno almeno 10/12 cose, emozioni indefinite miste a sensazioni. Mi serve un'espressione, un verso, che sia utile alla causa, che contribuisca a rendere l'idea. Ho scritto 4/5 parole a caso su Google per cercare una bel termine aulico con tanto di origine greca, ma niente. L'incarico è di quelli tosti: cercare di descrivere il MI AMI Festival 2017. Più tosto di riuscire a prendere la navetta per tornare a casa, più difficile di fare la fila per i bagni evitando di farsela sotto nell'attesa.

"Se c'è una cosa che odio di più è che non posso vederti tutti i giorni" dicono i Canova ed io non posso far altro che condividere il messaggio. Perché alla fine del Festival non è stato importante che sul palco ci abbia suonato Carmen Consoli o Margherita Vicario, ma il fatto in sé di averci suonato, di aver preso parte ad un evento fuori dal comune. 

Fantastici tutti, davvero: fantastico Coez, fantastici i Baustelle, fantastiche Le Luci Della Centrale Elettrica, fantastici i Drink To Me, fantastico Il Management del Dolore Post-operatorio, fantastico Giorgio Poi, fantastico (e questa volta "fantastico" va inteso in tutti i significati che il termine può assumere) "Liberato". Dovrei copiare ed incollare nel pezzo tutta la line up per esprimere il mio supporto e la mia soddisfazione, ma mi dilungherei inutilmente, con il rischio che un elenco ordinato di nomi risulti anonimo ed insignificante. E poi la parola ordine a fianco a quella MI AMI stona, e non poco: #confusiefelici. Una cornice splendida, tre palchi fantastici, corse per accaparrarsi i posti migliori, proiettili impazziti che a confronto un match di air hockey sembra una partita di bocce. Mi sono portato dietro due power bank perché altrimenti tra video, fotografie, Instagram stories e continui check sull'applicazione del festival per capire chi stesse suonando e dove, la batteria del mio cellulare sarebbe durata 25 minuti. 

Più che una recensione è una venerazione, sacra: una celebrazione eucaristica della musica. "Puoi dirmi che MI AMI, ma non serve" è una frase di Mecna, "Puoi dirmi il MI AMI, ma non serve" invece è mia. Semplicemente perché indescrivibile, impossibile da spiegare se non attraverso testimonianze di chi l'ha vissuto, di chi l'ha fatto, di chi ne ha sentito parlare dagli amici. "Scrivere mi riesce meglio" dicono gli Zen Circus e spero di essere riuscito a fare lo stesso.

Chiudo con un invito agli addetti ai lavori: se doveste ritrovare la mia voce e la mia dignità, vi prego di contattarmi. Dovesse esserci anche qualche brandello di delusione, cercate qualcun altro, perché sicuramente non sono io il proprietario.

di Alfredo Liuzzi

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