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L'intervista

Johnson Righeira: "Oggi ai talent ci scarterebbero, ma io ho ancora qualche cartuccia da sparare"

19 Settembre 2017

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Johnson Righeira: "Oggi ai talent ci scarterebbero, ma io ho ancora qualche cartuccia da sparare"

"Ho la sensazione che L'estate sta finendo stia vivendo una seconda vita. Stavolta più adulta", ride Johnson Righeira. Profeta romantico, referenze punk e new wave, peli sulla lingua meno di zero, è la personificazione dell'italo disco. Negli anni '80 la partenza a missile con l'ex socio Stefano Michael Rota, tra look bizzarri, provocazioni e testi in ogni lingua possibile "perché tutti cantavano in inglese ma a noi sembrava banale". Oggi il ritorno alla vita da solista, "con qualche cartuccia ancora in tasca". Per l'allegra malinconia dei Righeira non ci saranno mai titoli di coda: "All'epoca le nostre venivano considerate canzonette. E noi eravamo i canzonettari, le meteore".
Eppure... 
"Eppure L'estate sta finendo negli anni si è ritagliata uno spazio tutto suo nella canzone italiana. Alcuni pezzi è come se avessero preso vita propria. Se chiedi ai ragazzini chi fossero i Righeira balbettano, però Vamos A La Playa, No Tengo Dinero e L'estate sta finendo le conoscono a memoria".
Purtroppo a memoria conoscono pure i testi di Rovazzi e L'esercito del selfie, la cui base pare vostra... 
"Salvo Rovazzi, che può essere depressivo per altri motivi, la pop dance di oggi è triste. Si pesca nel passato perché il presente non offre nulla. C'è il reggaeton, che fisicamente mi irrita e che considero la deriva peggiore della musica latina. E poi ci sono gli anni '90, che ai tempi non apprezzavo sempre, anche se tanti di quei successi dance son rimasti. Per quanto riguarda L'esercito del selfie, si rifà a L'esercito del surf, agli anni '60, qualcosa di molto simile a L'estate sta finendo ce l'ha. D'altronde il giro di do ha delle melodie abbastanza comandate. Ma da qui a parlare di plagio ce ne passa...".
Arriverà mai una nuova generazione di rivoluzionari? 
"Quando molto è stato fatto, meno resta da fare. Si fa fatica a trovare una nuova sintesi. Le critiche rivolte agli anni '80 lasciano il tempo che trovano, per l'arte è stato l'ultimo periodo di creatività. Non credo che in Italia ci sia stato un altro momento così florido per le vendite dei dischi come quello della italo disco. In Germania, noi e Gazebo ci contendevamo il primo posto nelle stesse settimane. Gli anni '90 sono stati una continuazione".
Manca la libertà o il coraggio di sfruttarla? 
"C'è una falsa libertà. Quando iniziammo ad avere successo eravamo degli outsider, con una grande produzione alle spalle, ma senza nessuno a sorreggerci. Adesso c'è quello che viene fuori dal web e spacca. Ma è un caso. Come si stiamo stati un caso noi. In realtà all'epoca c'era un mondo discografico che si muoveva in una direzione opposta a quella odierna. C'erano possibilità vere, non situazione mafiose dove le case discografiche sono realtà virtuali in mano alla tv".
Questo toglie valore alla musica, riducendola ad un fenomeno usa e getta. 
"In un talent i Righeira sarebbero stati scartati alle audizioni. Sono contenitori in cui inseriscono contenuti dettati da esigenze di audience. Non c'è un lavoro artistico, non si pensa al futuro di chi partecipa. I pochi talenti che sfornano sarebbero venuti fuori comunque. Tecnicamente non avevamo le qualità vocali e i virtuosismi di un ragazzo che si presenta in quei programmi. Però eravamo pieni di idee".  
Il punto di implosione arriva? 
"Per forza. Si avverte la necessità di un cataclisma. Un nuovo punk che scombini tutto, anche a livello di gestione".
Una nuova radiopoli? 
"Confrontandomi con un addetto ai lavori gli chiesi se potesse programmare il mio pezzo con Nevruz. Mi rispose che tenevano in considerazione i primi 20 in classifica. Ma se un brano non inizi a supportarlo, come fa ad arrivare primo?".
Che suono avrebbero avuto i Righeira negli anni '90? 
"Non lo so. Uno Zero Centomila rappresentò un ultimo tentativo di trovare la quadra col mio ex socio. Dopo quel disco ci separammo, le nostre idee musicali facevano a cazzotti. Io in quel periodo ero più sulla house, sul mondo dei club. Invece nel 2007, con Mondovisione, intorno a noi c'era tanta musica che si rifaceva ai nostri esordi. Realizzammo un disco moderno, con contenuti particolari, da sempre la nostra cifra. Fu una riappropriazione di stile. Del nostro stile. Comunque oggi la nostra storia può dirsi chiusa".
E la vostra amicizia? 
"Con Rota non ci parlo da tempo. Non ci siamo lasciati bene, umanamente mi ha deluso molto. Avrei preferito che la separazione, ormai inevitabile, fosse avvenuta in modo più civile".
Dei pezzi che senti tuoi più di altri? 
"Gli parlerò di te e Arruinado, prima o poi ci rimetto le mani. Luciano Serra pilota resta un cult. Il più sottovalutato, Hey mama".
Solo per colpa delle corna? 
"Il primo testo fu bocciato dal team discografico. Era il periodo delle corna nel senso dell'animalismo. Nascevano la cultura hip hop e rapper come Afrika Bambaataa. Interpretammo la cosa a modo nostro. Il testo originario era più visionario, pieno di luoghi comuni sulla negritudine: Eh-muè Bozambo, spia Baluba quando balla il mambo, mentre dal cielo piovono gli zombi, sulle astronavi dei dj zulù. Un altro immaginario, insomma".
L'Italia sul politicamente scorretto ha fatto passi indietro da gigante. 
"È peggiorato il mondo intero. Caricai Arruinado su Facebook, utilizzando come immagine l'interno della copertina di Bambini Forever, dove era contenuta. Ritraeva Eva Robin's con le tette che si intravedevano e noi vestiti da poppanti che avviciniamo la bocca ai seni, come dei Romolo e Remo allattati da una Madonna trans. Una dolce guasconata, per nulla pornografica. Per la segnalazione di qualche bigotto, Facebook quel video lo rimosse, e il mio account lo sospesero".
La tua Torino a 5 Stelle? 
"La gente è molto delusa della Appendino. Sono costretti ad affidarsi a degli esperti, che spesso si rivelano legati a situazioni precedenti. Non vedo cambiamenti, ma una situazione analoga a quella di Roma. Non sanno governare, non è il loro mestiere. Mi piacerebbe capire il progetto di Grillo, viste le posizioni ogni volta diverse su un argomento".
Alle comunali appoggiasti "il comunista Rizzo". 
"Sono di sinistra, non comunista. Ho partecipato in quanto amico e simpatizzante di Marco".
Matteo Renzi ti piace? 
"Non lo vedo affatto male. La sua strada è l'unica percorribile, un'idea di sinistra troppo radicale non potrebbe mai convincere la maggioranza del Paese".
La stima reciproca col Berlusca non è mai venuta meno. 
"Mi sembra legittimo, Berlusconi in confronto a Trump è uno all'acqua di rose. Pure Almirante godeva di una stima bipartisan, vista la grandezza umana. La politica è un mestiere, solo che i politici di un tempo erano dei signori".
Non sei una persona che vive di rimpianti. 
"Quando esplose Vamos a La Playa ero al militare: un anno buttato al vento, tornassi indietro non lo farei. Finito il servizio di leva, mi ritrovai la vita stravolta, senza poter seguire il progressivo cambiamento. La famiglia rimase tagliata fuori, perché andai a vivere da solo. Sono mancati i punti di vista di persone a me care".  
La cazzata più grande? 
"Fidarmi totalmente delle persone, dare fiducia, perdonare. Non ho mai smesso di farlo. Anche il fatto di essermi adagiato è stato un errore, avrei dovuto darmi una mossa prima, sto correndo ai ripari".
Anche se non mi va, nel finale di L'estate sta finendo, è un verso fondamentale. Tutti però ne ricordano un altro...
"Quando scrissi quella canzone avevo 20 anni, anche meno, ma con una donna non ci ero mai stato. Fingevo".
Il successo facilita le cose di molto. 
"Adesso che quell'onda è passata mi ritrovo in una situazione simile a quella di quando la scrissi. Sono fermo, single da anni. E non succede nulla".
Avendo scritto degli evergreen, il lavoro non ti manca. 
"De L'estate sta finendo ci sono tre versioni in circolazione: la mia con Francesco Guasti, quella dei My Escort e, a breve, quella dei Tinturia. Ho di nuovo voglia di fare rispetto a quando ero con l'ex socio e sento immutato l'affetto di chi mi segue. Lo spirito di quello che la gente pensa siano i Righeira è in me sempre. D'altronde ho iniziato da solo, facendomi chiamare Johnson Righeira. Io sono Righeira, sono sempre stato Righeira. L'idea dei fratelli e di utilizzare il mio cognome d'arte è arrivata dopo".
Insomma, 50% del duo o forse qualcosa in più? 
"Me l'hanno sempre detto. Inizio a crederci anch'io".

di Leonardo Filomeno

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Commenti all'articolo

  • blu_ing

    19 Settembre 2017 - 16:04

    andate a lavorare magari alle dipendenze di qualche risorsa ai mercatini abusivi!

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    • exbiondo

      19 Settembre 2017 - 17:05

      guarda che questo si è mantenuto facendo anche lavori umili, non si è vergognato a farsi fotografare mentre faceva il benzinaio,

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