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A Bologna

Morto Roberto Freak Antoni, leader degli Skiantos

Il fondatore della storica band di rock demenziale degli anni Settanta lottava da tempo. Un mito tra punk, teatro dell'assurdo e guerra alla retorica

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Morto Roberto Freak Antoni, leader degli Skiantos

Brutta storia, ragazzi: è morto Roberto Freak Antoni, storico leader degli Skiantos. Bolognese, aveva 59 anni ed era malato da tempo. Scapigliato, padre di un movimento-non movimento come quello del rock demenziale, Antoni insieme alla sua band è stato l'apripista di quel connubio tra musica (punk, rock, garage e non solo), teatro (un misto di non-sense, assurdo, avanguardia) e gusto per l'irrisione decisamente pop che ha poi portato al trionfo, qualche anno dopo, gruppi come Elio e le Storie Tese, ideali eredi degli Skiantos. Rispetto agli Elii, però, la storia del gruppaccio bolognese è stata decisamente più sovversiva, destabilizzante, "politica" nel suo essere sfrontatamente anti-retorica e polticamente, sessualmente, socialmente scorretta.

Il gruppo che faceva skifo - Era il 1975, Bologna era già la capitale della contestazione giovanile, le caldissime primavere e i riottosi inverni del Movimento 1977 sarebbero arrivati da lì a pochi mesi. C'erano le radio libere, Vasco Rossi era un dj che oggi diremmo "alternativo" e gli Skiantos, insieme a gruppi come Gaznevada e Confusional Quartet mandavano gambe all'aria miti e mitologie rock. Cantautorato alla Guccini e De Gregori? No, grazie. Meglio chitarre distorte e scordate, batteria pestona, bassi ignoranti. E strofe, tutte merito di Antoni, decisamente scombinate. I titoli di quei primi pezzi erano tutto un programma, da Karabigniere Blues / Io sono un autonomo (e prendere per i fondelli certo movimentismo era rischioso allora come oggi) a Mi piaccion le sbarbine. Gli Skiantos, più o meno volontariamente, fecero diventare di uso comune lo slang di una generazione underground, nata tra fumetti, droga, eptadone e sfaccio quotidiano: "Io me la meno", "Fatto come un copertone", "Fate skifo", "Ti rullo di kartoni", "Kakkole", naturalmente "Mi piacciono le sbarbine". Doppi sensi scurrili come il provocatorio Kinotto, terzo album del gruppo uscito nel 1979 per la monumentale Cramps Records, etichetta storica bolognese che del rock demenziale e della new wave italiana è stata la culla. Volgari, "rozzi e grezzi" come cantava (anzi strillava) con orgoglio Freak Antoni, accompagnato alla chitarra dal fido Fabio Dandy Bestia Testoni

"E' avanguardia, stronzi!" - Scherzavano con le mode e i luoghi comuni. Erano punk nell'anima e come tali quando stava per arrivare il successo si dissolsero. Separazioni, non senza polemiche: la prima nel 1980, quando il gruppo voleva presentare Fagioli al Festival di Sanremo, il leader disse no se uscì sbattendo la porta. Poi reunion, tour un po' sbilenchi, con uno zoccolo sempre durissimo pronto a seguire quei bolognese sballati. Il successone lo raccolsero gli Elii, Freak si accontentava di girare teatri, sottoscala e librerie di provincia con i suoi spettacoli, solitari e no, sempre laterali. Non è un caso che i "live" più celebri degli Skiantos sono quelli mai portati a termine, immersi in una buona dose di leggende metropolitane e culti da sottosuolo. A fine anni Settanta erano soliti salire sul palco con scolapasta in testa, cuocere spaghetti e mangiarli, senza suonare, davanti a spettatori imbufaliti. E davanti alle proteste, era Antoni ad infuriarsi: "E' avanguardia, stronzi!".

"Abbiamo scelto di essere imbecilli" - "Già, l'avanguardia. Freak spiegava che, in fondo, loro si erano messi insieme "con la voglia di fare casino. Volevamo rompere la retorica, farla finita con le melodie italiote e melense, sbudellare subito l’odiato cantautore e le sue deprimenti depressioni". Volevano divertirsi, "fare i furbi". "Questa era l'idea: fare un gruppo rock di gente che non sa suonare, con cantanti stonati (di rinforzo). La gente stupida non considera l’energia dell'errore e la vitalità del rock. Gli intellettuali usano il nonsenso calibrato, non il demenziale pesante. Facevamo cose semplici e volutamente stupide. Non solo perché eravamo imbecilli, ma anche perché sceglievamo di esserlo".

di Claudio Brigliadori

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