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Pessi, vero nodo decreto 'furbetti cartellino' è responsabilità dirigente

Pessi, vero nodo decreto 'furbetti cartellino' è responsabilità dirigente

Roma, 20 gen. (Labitalia) - Il vero nodo del decreto che il governo si appresta a varare nel Consiglio dei ministri sui 'furbetti del cartellino' "riguarda la responsabilità del dirigente che procede al provvedimento disciplinare ed eventualmente al licenziamento: se nel decreto si stabilisce che il dirigente, anche in caso di annullamento del licenziamento, è liberato dalla responsabilità contabile, ossia non è più costretto a versare di tasca propria gli stipendi eventualmente non percepiti, è una rivoluzione, un fatto storico". Lo dichiara a Labitalia Roberto Pessi, giuslavorista e prorettore alla didattica della Luiss.

"La portata fortemente innovativa di questa misura -spiega Pessi- sta proprio nel fatto che, contrariamente a quello che avviene adesso, avendo liberato il dirigente dal peso di dover risarcire il dipendente che venga eventualmente reintegrato, ci potrebbe essere un forte impulso ad operare con i licenziamenti degli assenteisti".

Per Pessi, il decreto "vuole innanzitutto raggiungere l'obiettivo di essere un deterrente psicologico a un atteggiamento, quello dell'assenteismo, che ormai anche la magistratura spesso persegue per il reato di truffa".

In questo senso, la misura che il governo potrebbe introdurre, spiega Pessi, "è di sospendere in via cautelativa anche la retribuzione del dipendente assenteista o che ha falsificato la presenza". Infatti, spiega il professore, "la norma adesso prevede la sospensione cautelativa dal lavoro, ma non quella della retribuzione".

Il che significa, aggiunge Pessi, "che fino ad ora, di fronte a un processo di accertamento di comportamento illecito, di fronte a un processo disciplinare e a un eventuale licenziamento, il lavoratore si è trovato in una condizione di vantaggio, perché continuava a percepire la retribuzione". Bloccare da subito la retribuzione "è sicuramente un forte deterrente", dice Pessi.

Riguardo poi al 'licenziamento in 48 ore', Pessi ricorda che "si può intendere come una sospensione da attuarsi entro 48 dall'accertamento del fatto, non è detto che siano 48 ore dal fatto medesimo". "E comunque -conclude- perchè la norma resti costituzionale deve essere rispettata la procedura disciplinare prevista: cioè la contestazione del comportamento illecito al lavoratore che ha 5 giorni di tempo per discolparsi ".

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