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Unioni civili, Pessi: "Per aspetti legati al lavoro legge non basta"

Unioni civili, Pessi: "Per aspetti legati al lavoro legge non basta"

Roma, 12 mag. (Labitalia) - "E' una legge che cambierà il Paese, questo è certo, ma per quanto riguarda le ricadute che avrà sugli aspetti legati al lavoro, alcune cose andranno interpretate e chiarite dalla giurisprudenza che però non potrà sciogliere tutti i nodi e credo che qualcosa sul piano normativo si dovrà ancora fare". Così Roberto Pessi, giuslavorista, prorettore alla Didattica della Luiss, parla con Labitalia degli effetti sulle norme sul lavoro della legge che riconosce le unioni civili anche tra persone dello stesso sesso.

"Sicuramente -spiega Pessi- ci vorrà un intervento legislativo per intervenire sulla norma che prevede la nullità del licenziamento della lavoratrice a causa di matrimonio. Una norma che andrà riscritta perchè tutela solo un genere, quello femminile, per via di un orientamento giuridico che tradizionalmente ha teso a proteggere le donne cui magari veniva imposto di non sposarsi pena la perdita del lavoro. E dunque o si sceglie il regime della doppia tutela estendendo anche al coniuge uomo le regole della nullità oppure se si lascia così, avrà valore solo nel caso di unioni civili fra persone di sesso femminile".

Ma se "non dovrebbero esserci problemi sulla parificazione delle unioni civili al matrimonio anche in azienda e sui luoghi di lavoro (fatti salvi i costi economici che naturalmente aumenteranno) -dice Pessi- diverso è il discorso sulle discipline lavoristiche che riguardano la maternità e la paternità".

Infatti anche se la stepchild adoption non è stata approvata, possono presentarsi casi di coppie omosessuali con figli piccoli, di cui legalmente, per ora, rimane genitore uno solo. A chi spetteranno i permessi? E un padre di bambino piccolo che abbia sottoscritto un'unione civile con un compagno può rivendicare il congedo? "In termini giuridici -osserva Pessi- non c'è una vera equiparazione tra madre e padre, né si potrà procedere all'individuazione di tali ruoli attraverso le auto-dichiarazioni. Il tema è molto complesso".

"Ad esempio quello che chiamiamo congedo di maternità cioè i tre mesi retribuiti dopo la nascita del bambino, potrebbe essere invocato se il bambino è molto piccolo e necessita di accudimento che nessun altro se non il padre può dargli. O ancora i permessi parentali. Attualmente si dividono a metà, tra madre e padre. Ma nel caso di unione tra persone dello stesso sesso bisogna scegliere cosa fare: si applicano tutti quanti a un solo genitore (la 'madre' o il 'padre') o si dimezzano (la metà a uno solo) o si raddoppiano (tutti a tutti e due) ".

Insomma i nodi da sciogliere ci sono, eccome. "Farà la sua parte anche la negoziazione collettiva nazionale e aziendale -dice Pessi- Ad esempio i congedi matrimoniali sono previsti in tutti contratti collettivi e riguardano sia l'uomo che la donna".

Ci sono anche i costi economici: "Oltre a quelli per le aziende, visto che i congedi matrimoniali sono previsti in tutti i contratti collettivi, ci sono quelli a carico dello Stato. La spesa per le pensioni di reversibilità potrebbe passare dagli attuali 24 miliardi l'anno a oltre 30 miliardi di euro".

E poi, conclude Pessi "tutto questo è comunque sottoposto alla validazione della tenuta dell'intervento legislativo nel suo complesso. Ricorsi per una sua possibile anti-costituzionalità per via dell'esclusione della stepchild adoption sono molto probabili".

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