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In Toscana più armi contro il caporalato

In Toscana più armi contro il caporalato

Firenze, 3 ago. (Labitalia) - Le aziende agricole che non rispettano le regole sulla sicurezza non potranno accedere o mantenere i finanziamenti europei. Questo uno dei punti chiave del protocollo d'intesa promosso dalla Regione Toscana per contrastare sfruttamento e illegalità in agricoltura attraverso interventi di tutela e promozione dei diritti dei lavoratori, che sarà firmato prossimamente con Inps, ministero del Lavoro, Inail, Cgil, Cisl, Uil, Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative toscane. Oltre a questo, sono previsti raccolta di dati, potenziamento e integrazione negli interventi di ispezione, prevenzione e controllo, elenchi ufficiali di fornitori e prestatori di opera, promozione e valorizzazione delle aziende virtuose.

Il testo del protocollo, proposto dagli assessori Cristina Grieco (Lavoro) e Marco Remaschi (Agricoltura), è stato approvato dalla giunta regionale e fa seguito a numerosi interventi della Regione e del presidente Enrico Rossi in prima persona per coinvolgere il governo nazionale e la Ue, con una proposta di modifica dei meccanismi di erogazione dei contributi agricoli.

Ricordando anche l'approvazione da parte del Senato del ddl sul caporalato, Rossi ha commentato: "Quella corresponsabilità dell'impresa che avevamo chiesto ora c'è. I valori della Toscana sono da sempre quelli dell'accoglienza, della solidarietà, del rispetto dei diritti e il caporalato deve essere combattuto con forza e rigore. Il nostro impegno continua ora con Bruxelles. L'Europa che tutto norma, dalla compatibilità ambientale alla tutela della salute e del benessere animale, nel caso di sfruttamento del lavoro non prevede assolutamente nulla. Spero che venga consentito il blocco dei contributi alle imprese che si avvalgono di lavoro sfruttato e illegale. Bisogna valorizzare chi opera nella legalità e non possiamo affrontare questo problema senza coinvolgere il mondo delle imprese".

"Il tessuto delle aziende agricole toscane - ha spiegato l'assessore all'Agricoltura, Marco Remaschi - è, per la maggior parte, costituito da imprese che adempiono con regolarità agli obblighi riguardanti il lavoro. Tuttavia, di recente, le inchieste della magistratura hanno evidenziato come, anche in un contesto sano, possano annidarsi forme di sfruttamento. Il fenomeno si acutizza nei periodi di crisi, danneggia i lavoratori che vengono sfruttati ma crea anche concorrenza sleale nei confronti delle aziende che rispettano le regole e i contratti. Non si possono fare sconti a chi sfrutta le persone".

"E' un fenomeno che richiede grandissima attenzione - afferma l'assessore al Lavoro, Cristina Grieco - da parte delle istituzioni e della politica, ma anche da parte delle imprese e dei sindacati. Come Regione, abbiamo voluto fare la nostra parte, stiamo lavorando a una banca dati per rendere trasparente l'incrocio domanda-offerta, potenziare i controlli e moltiplicheremo gli sforzi in questo senso. Con questo protocollo, facciamo un salto di qualità verso una collaborazione più stretta fra tutti i livelli istituzionali: il contrasto alle forme di irregolarità e illegalità richiede interventi che affrontino in modo efficace tutti gli aspetti del problema".

Il protocollo, sperimentale, è finalizzato, nel rispetto dei ruoli istituzionali ricoperti da ciascun attore, ad attivare concreti interventi a tutela e promozione dei diritti contrattuali dei lavoratori e delle imprese agricole in regola. Il protocollo, una volta firmato, avrà validità sino al 31 dicembre 2017, e potrà essere prorogato o riproposto, previa verifica dei risultati prodotti.

In particolare, sono previsti i seguenti interventi: la raccolta e l'analisi dei dati amministrativi che potranno costituire la base informativa per potenziare l'azione di sostegno a progetti finalizzati alla emersione del lavoro non regolare nella filiera agroalimentare; l'attivazione di interventi coordinati tra organismi pubblici di controllo e quelli paritetici di prevenzione per favorire la presenza del personale ispettivo nelle situazioni 'a rischio'.

E ancora: l'introduzione di forme di condizionalità relativa al rispetto dei diritti contrattuali dei lavoratori e al rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per l'accesso ai fondi europei e il loro mantenimento; l'istituzione presso i centri per l'impiego di 'elenchi di prenotazione per il settore agricolo', su base provinciale, nei quali possono confluire volontariamente tutti i lavoratori disponibili alle assunzioni o riassunzioni presso le imprese agricole.

Infine: la promozione di forme di valorizzazione per le imprese che garantiscono il rispetto di diritti contrattuali dei lavoratori, degli standard di lavoro; la promozione di un elenco volontario di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori a imprese agricole che renda possibile una maggiore trasparenza e consenta agli imprenditori agricoli di scegliere in un novero di imprese di cui, attraverso controlli effettuati nell'ambito delle rispettive competenze, è riconosciuto il rispetto dei diritti contrattuali dei lavoratori e degli standard di lavoro.

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