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La serie tv su Mani pulite

Tangentopoli senza veli (anche quelli ideologici)

Tangentopoli senza veli (anche quelli ideologici)

Scordatevi Gomorra. È il modo migliore per godersi 1992, un salto indietro nell’Italia di Tangentopoli che ha aperto il ventennio della seconda Repubblica. La Milano di Stefano Accorsi, protagonista e ideatore della serie tv in dieci puntate in arrivo su SkyAtlantic il 24 marzo è un set per magistrati, pubblicitari e disperati di disparata estrazione e mestiere in missione per conto di se stessi, dove la corsa è sempre al potere ma le pistole sono gli slogan giusti e gli avvisi di garanzia.
A muovere la storia sono Luca (Domenico Diele), un poliziotto in cerca di vendetta personale che lavora con Di Pietro, e il suo rapace e viscoso collega Rocco (Alessandro Roja), Veronica (Miriam Leone), una starlette tv in vendita con il sogno di sbarcare a Domenica In, Pietro (Guido Caprino), militare fallito abbastanza personaggio per finire candidato da Bossi, e Bibi (Tea Falco), insulsa e problematica figlia del Mainaghi (Tommaso Ragno), spregiudicato industriale mazzettaro con anche i gomiti in pasta col potere socialista. E poi c’è la star, quello che ha capito tutto prima che avvenga, Lorenzo Notte, il compagno intelligente che lasciati gli ardori della lotta sociale e un inquietante passato è ormai il migliore dei pubblicitari, tanto da diventare il braccio destro di Dell’Utri nella creazione di quella vittoriosa macchina da guerra che fu Forza Italia. A lui Stefano Accorsi regala chiappe sode esibite senza veli e il fascino che arriva dall’irresistibile mix di cinismo, idee chiare e modi urbani.
Ma se l’immersione nella Napoli di Gomorra avveniva attraverso la forza dei personaggi e la violenza delle loro singole storie, in 1992 (prodotta dalla Wildside di Lorenzo Mieli, In Treatment) e diretta da Giuseppe Gagliardi (Tatanka), i protagonisti sembrano piuttosto portati dall’ineluttabilità del cambiamento dei tempi che trascina tutti. D’altronde la fiction più che essere uno spaccato della realtà di allora ha il passo del racconto storico, che si compiace della fine del craxismo, indaga sulle dinamiche del pool di Mani Pulite, analizza la discesa in campo del berlusconismo e sbircia sulla romanizzazione della Lega Nord. È il primo tentativo non ideologico di ricostruzione degli anni che sconvolsero l’Italia, cambiandone facce e ritualità, e i molti personaggi reali che incrociano le vicende dei protagonisti non sono giudicati ma offerti come si proponevano.
Ciononostante, c’è da giurarci, la serie farà discutere, anche perché, a distanza di 23 anni, arriva non certo a caso in un altro momento di passaggio epocale che col 1992 ha molte analogie e che sembra portarsi appresso ancora i problemi insoluti allora. Oggi, come quando quel 2 febbraio milanese la radio annunciò l’arresto per concussione di un politico in ascesa ignoto ai più, il mariuolo o rottamato che sia intuisce la fine troppo tardi per opporvisi mentre tutto è invece già maturo e pronto per chi sa coglierlo; così anche la chiamata in correo di Craxi in Parlamento suona più che come un’accusa come un requiem a tutti i partiti tradizionali, il cui crollo elettorale viene scandito dai dati che passano al Tg.
La relazione chiave della serie è quella tra Accorsi e Dell’Utri, interpretato da Fabrizio Contri. Ed è qui che Sky rivela un approccio laico e imparziale nei confronti della nascita della creatura politica di Berlusconi. Tutto inizia quando il manager di Publitalia attualmente in carcere, presentato insolitamente come un capo azienda, seppure inquadrato sempre di traverso e condannato dalla smorfia davanti ai tg alla notizia dell’assassinio di Salvo Lima, viene colpito dalla sintonia coi tempi del rampante pubblicitario. È un attimo incaricarlo di «salvare la Repubblica delle Banane», in balìa della magistratura e di una classe politica corrotta e sedotta dal populismo di Bossi, così che il passaggio tra prima e seconda Repubblica sia gestito consentendo a tv e pubblicità di continuare a portare profitti. È qui che nasce il progetto Forza Italia, per colmare il vuoto di potere e di rappresentanza o, come meglio sintetizza Notte-Accorsi, «perché domanda e offerta politica tornino a incontrarsi» in un Paese talmente disamorato da portare in Parlamento Moana Pozzi. È il colpo di genio, e in un’Italia già berlusconizzata inizia ad apparire in tv Berlusconi in persona: ancora giovane, creativo, vincente, convinto della sua forza e capace di trasformarla, o venderla, come sogno collettivo. Nel suo lavoro, Notte (della Repubblica?; ndr) si renderà conto che anche Forza Italia in realtà è già nata, che «è inutile cercare uomini fuori», perché la squadra vincente è già tutta in fila in sala mensa col vassoio in mano. Ed è inutile pure inventarsi un'ideologia, perché bastano i modelli vincenti del Cavaliere, del Milan e delle concupite ragazzine di Non è la Rai.
Quanto alle parole d’ordine, ci pensa la Lega con i suoi «Basta tasse», «Diritto d’impresa nella Costituzione» «meno pubblico e più privato» e «Andate a casa», che pur senza la scientificità e gli uomini di Publitalia, grazie all’istinto di Bossi è capace di indicare la via per la rottura col passato e serve a Forza Italia i temi e le parole con cui portare gli elettori alle urne. Prodromi di un rapporto politico che dura da vent’anni. Una Lega ruspante, ritratta con tutte le sue ingenuità, e contaminazioni di Palazzo ma, e anche questa è una novità di 1992, per una volta non ridotta a caricatura di se stessa, sebbene il personaggio di Caprino risulti un po’ troppo tagliato con l’accetta.
Ma l’altro vero teatro della storia è l’ufficio di Di Pietro (Antonio Gherardi), che già subito appare come centro di potere autonomo e spiccio con un ambizioso progetto in testa prima come pm; e per questo va subito in rotta di collisione con Borrelli (un Giuseppe Cederna un po’ troppo arrendevole e democratico rispetto all'originale) e con il resto del pool di Mani Pulite da cui lo separano modi, visioni e referenti. È lui che dichiara «aperta la caccia al grande cinghiale», che prosegue indifferente ai suicidi anche attraverso lusinghe ai testimoni, bluff, irritualità procedurali e indebite pressioni quando non addirittura effrazioni in nome della legge. Un altro modello descritto senza sconti che, come il sogno di Berlusconi, sarà destinato a restare in voga per i successivi vent’anni.
Gli eventi incalzanti condizionano pesantemente le vite dei personaggi la cui dimensione privata si risolve nell’attività pubblica fino a esserne schiacciata. Quella di 1992 non è una meglio gioventù come lo era quella di Giordana, anche se è comune lo sforzo di raccontare il Paese in chiave realistica, perché i tormenti dei personaggi sono legati alle difficoltà dell’affermazione personale anziché a quelle della realizzazione umana. Lo scontro non è filosofico e ideologico ma di potere e i colloqui non sono scambio ma comunicazione. Così, in omaggio ai tempi, l’attualità ha sempre il sopravvento e l’individuo sembra avere come unica scelta vincente l’integrazione con la cronaca e il navigare secondo corrente.
Dopo le due ore di visione a Berlino in apertura della sezione tv del Festival resta solo una domanda: ma dove sta la sinistra in tutto questo? Assente, come del resto da Tangentopoli. Ultimo omaggio alla realtà. Si consiglia la visione ad Arcore per ritrovare il bandolo della matassa e ai dietrologi per capire come mai squalo non morde caimano. Ma forse anche a Renzi, per non ricadere negli errori dei padri e visto che in conferenza lo stesso Accorsi non manca di citarlo come l’uomo cui toccadare le risposte che il Paese attende da vent’anni. Sara l’ottimismo di chi l’Italia ora la vede dall’estero?

dall’inviato a Berlino
PIETRO SENALDI

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Commenti all'articolo

  • stonefree

    26 Marzo 2015 - 13:01

    PER essere credibile la fiction dovrebbe fare quello che facevano i politici (rubare) e riproporre lo stesso copione su questi di adesso ,rubare ugualmente ,più facile di cosi fare un film.

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  • bettely1313

    10 Febbraio 2015 - 19:07

    dall'articolo la fiction sembra più concentrata sul post-tangentopoli che non su Mani pulite. In tutti i modi vedremo la fiction, sembra interessante ugualmente. Vedremo se ci sarà verità dei fatti o una fiction molto gradita al PD, è quello che conta alla rai. Comunque Mani pulite come l'ha raccontata Facci nel suo libro Di Pietro. una storia vera, penso sia insuperabile.

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  • bettely1313

    10 Febbraio 2015 - 19:07

    dall'articolo la fiction sembra più concentrata sul post-tangentopoli che non su Mani pulite. In tutti i modi vedremo la fiction, sembra interessante ugualmente. Vedremo se ci sarà verità dei fatti o una fiction molto gradita al PD, è quello che conta alla rai. Comunque Mani pulite come lha raccontata Facci nel suo libro Di Pietro. una storia vera, penso sia insuperabile.

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