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Filippo Facci: Veli incrociati

filippo facci

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Quando una decisione politico-amministrativa appare logica al punto da sfiorare la banalità (è il caso del cartelli che in Lombardia vietano l'ingresso negli uffici pubblici a chi abbia il volto coperto: quindi via i caschi ma anche i burqa, i niqab eccetera) viene spontaneo andare a vedere che cosa diavolo possano obiettare le opposizioni, che si sa, devono opporsi di principio. Allora vediamo. Il Pd dice: «Non è così che si affrontano temi delicati legati alla sicurezza». Non è così. E com’è? I Cinque Stelle dicono: «C'è già una legge nazionale, la Lombardia la sta solo strumentalizzando». Ah. E perché? Il Guardasigilli Orlando dice pure: «La legge c'è, non si avverte l'esigenza di inventarsene di nuove». Infatti: in Lombardia mica ne hanno inventata una nuova, stanno tentando di applicare quella vecchia. Qual è dunque il problema? È il solito: la legge c'è, ma il Tar, il Consiglio di Stato, il ministero dell’Interno e varie sentenze della magistratura si sono sempre inventate che in un ospedale è vietato entrare con un casco integrale in testa (a meno che si sta andando alla neuro) e però si può entrare con un burqa o un niqab. Come risolvere? Come al solito, anche qui: con una legge che renda inequivoca l’applicazione della legge precedente. Si vuol farlo? No. La sinistra ha sempre bocciato ogni proposta pur di non regalare una vittoria all'avversario. È così che funziona. È così che non funziona. Fino alla prossima legge? No, sentenza.

di Filippo Facci

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