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Ucraina, Vauro contro l'esercito di Kiev: " "Ecco come si sta comportando"

michele deroma
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Il 2014 è stato caratterizzato anche dal conflitto in Ucraina: l'ex repubblica sovietica ora è spaccata a metà, divisa tra i nazionalisti ad ovest e i filo-russi ad est. Una guerra che continua ad uccidere: Vauro, per il Fatto Quotidiano, è andato a visitare i luoghi dell'est ucraino, con città e villaggi sistematicamente colpiti dall'esercito di Kiev. Ne è uscito un quadro di guerra e di devastazione, da cui traspare un certo elogio per la condotta tenuta dai russi di Vladimir Putin nel conflitto. "Siamo partiti da Lugansk - scrive Vauro - e abbiamo attraversato Stakanov, Pervomaisk e ovunque abbiamo visto scuole, ospedali, fabbriche, centrali elettriche e idriche distrutte. Sistematicamente vengono colpite tutte le strutture vitali per la popolazione delle città e dei villaggi: non è possibile non scorgere un disegno pianificato di pulizia etnica. La volontà di costringere le "persone" ad abbandonare quest'area e rifugiarsi in Russia, come molti sono già stati costretti a fare, facendo terra bruciata". Le testimonianze - Nella città di Lugansk, per esempio, da 25 mila abitanti ne sono rimasti meno di 8 mila, e la maggior parte di questi ha cercato rifugio in Russia. A Lugansk non c'è più elettricità, né acqua corrente: sia la centrale elettrica che l'acquedotto sono stati distrutti dai bombardamenti. "I cosacchi ci portano cibo - afferma Irina, un'abitante del posto - e se ne privano per noi: solo loro pensano a noi. L'Europa arma l'esercito ucraino che ci bombarda. Perché? Anche noi eravamo ucraini". Le fa eco Roman, un altro abitante di Lugansk: "Vogliamo la pace, ma sul nostro pezzo di terra. Riunirsi all'Ucraina non è più possibile. L'esercito di Kiev ha sparato sul proprio popolo: non ci resta che resistere sino in fondo". Lo stesso Roman poi indica con il braccio la linea del fronte, ricordando che al di là di quella c'è il battaglione Azov della Guardia nazionale ucraina, con la svastica sulla uniforme. "Come è possibile che l'Europa li sostenga?", si chiede Roman. Le parole di Vauro - Le scene che racconta Vauro sono di devastazione: "Terra bruciata - scrive il giornalista e autore satirico - è il villaggio di Novosvietlavka. Bruciate quasi tutte le semplici isbe che lo compongono. Distrutto l'acquedotto, la casa della cultura, la chiesa, la scuola. Sulle macerie di quest'ultima, vicino alla carcassa di uno scuolabus giallo crivellato di colpi, è rimasto in piedi un grande cartello con ritratti ragazzi e ragazze felici sotto la scritta 'Quelli della scuola sono gli anni più belli'. Anche l'ospedale è in macerie". E alla gente del posto chi ci pensa? "Lo scoppiettio di un motore - scrive Vauro - interrompe lo sfogo. Un vecchio e scassato camioncino entra nel cortile. Come attratti da un richiamo altri gruppi di donne escono dalle palazzine semi-distrutte con in mano sporte di bottiglie e tanichette di plastica. Il camioncino si ferma. Sullo sportello, dipinti a mano, una stella rossa e il simbolo della pace. Sul capo del conducente una consunta bustina dell'armata rossa della Seconda guerra mondiale. Saluta le donne e le aiuta a riempire bottiglie e taniche di acqua potabile dalla cisterna di plastica sul cassone". Dopo un mese di bombe, in questi giorni è tornata la calma: "Tre giorni che c'è silenzio - afferma di nuovo Roman - dopo 32 giorni incessantemente sotto il fuoco dell'artiglieria". Chissà quando finirà questa guerra, un conflitto in cui anche i cani sono diventati pericolosi: "Lo shock delle esplosioni li hanno riportati allo stato selvatico. Sono diventati come belve. Aggrediscono gli uomini".   

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