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Corsa al Pirellone

La sinistra s'attacca al tir
e inquina le votazioni

Ambrosoli, candidato governatore del centro sinistra, ha allestito il palco dei suoi comizi su un articolato da sei tonnellate con cui girerà le città. Dice che vuole "penetrare il territorio": il rischio è che lo stupri

Umberto Ambrosoli e il tir

di Mario Giordano

Sicuro di non poter vincere in carrozza, prova a vincere in Tir. Le speranze di Umberto Ambrosoli in Lombardia sono aggrappate al parafango del mega-camion con cui da oggi girerà la regione: 11 tappe, 956 chilometri, tutte a bordo di un pratico e maneggevole mezzo lungo svariati metri e pesante sei tonnellate.  Sperare di salire in cima al Pirellone con un simile bestione è un po’ come sperare di vincere una gara di salto in alto portandosi in braccio Platinette, ma tant’è:  ieri l’hanno parcheggiato a Vigevano, poi sarà a Brescia, Sondrio, Lecco, Lodi, Como, Monza, Varese, Cremona e forse (sorpresone finale) a Rho. Immaginiamo che nelle suddette città non vedano l’ora di ospitare questo caratteristico ed ecologico mezzo, molto rispettoso dell’ambiente e per nulla invasivo. E probabilmente si augurano che il corteo possa essere arricchito da altri partecipanti: due ruspe, un caterpillar, un’autocisterna, una betoniera, un gatto delle nevi, un bulldozer, tre trattori cingolati e un paio di autogru. Più nafta per tutti: uno schieramento  da far tremare i polsi. O, almeno, i muri.

Ambrosoli ha spiegato che lui vuole “penetrare il territorio”. E indubbiamente con un autoarticolato pesante sei tonnellate eccome se lo penetra il territorio: c’è pure il rischio che lo stupri. Nella sua prima tappa di ieri, inoltre, il candidato del centrosinistra s’è molto preoccupato del freddo in piazza, invocando scherzosamente sponsor fra i produttori di piumini. Evidentemente il gelo lo spaventa molto. Sarà per questo che vuol contribuire al riscaldamento globale del pianeta tramite emissione di CO2 in generosa quantità. «Il  Tir è  più bello dei teatri», ha poi concluso in preda ad un entusiasmo spinterogeno che non s’è mai visto nemmeno a “Uomini e camion”. Il Tir è più bello dei teatri? Sarà.  Ma non oso immaginare, allora, i suoi provvedimenti in campo di beni culturali, semmai dovesse essere eletto: al posto della Scala, un autotreno con rimorchio, che è decisamente più bello? Al posto del Piccolo un’autobotte? Il Ponchielli di Cremona sostituito con un autosnodato?  Più bisarche per tutti, ecco varato il nuovo trend.

L’esigenza di avere a disposizione in giro per la Lombardia questa specie di mammut quattro ruote motrici, questo palazzetto semovente  destinato a occupare il cuore delle città, nasce dalla voglia di organizzare attorno ad Ambrosoli un piccolo show. In ogni tappa, infatti, ci sarà un artista, da Alberto Fortis a Nanni Svampa, da Max Pisu a Paolo Hendel. Tutti si esibiranno sul palco pret-à-porter, in modo da allietare un po’ chi poi si deve sorbire, nel resto della giornata,  l’impegno civile del signor Umberto.  Per carità, in campagna elettorale tutto fa gioco: anche cercare di trasformare la seriosità lombarda di Ambrosoli in un surrogato del tour psichedelico dei Pink Floyd. Ma quel Tir parcheggiato a Vigevano o Lecco o Lodi ci inquieta un po’.  Anche se loro, per renderlo più friendly, lo chiamano “truck”.

Ma in fondo è chiaro: per vincere in Lombardia il centrosinistra deve affidarsi a un truck. Cioè deve truckare le carte in tavola. La domanda è: basteranno 12 tappe a bordo di un bisonte con motore diesel e tre assi sterzanti?  Chi lo sa. Intanto ci provano, poveretti: me li immagino lì, nel pensatoio democratico, mentre si spremevano le meningi per cercare l’idea brillante con cui affrontare la corsa all’urna. «Ogni volta c’è un mezzo di locomozione diverso», avrà osservato uno illuminandosi. E tutti gli altri, allora,  gli saranno andati dietro: che ne dite del camper? No, c’era già Prodi. Il treno?  Lo usò Rutelli. La nave? Quella era di Berlusconi,  e poi in nave come ci arriviamo  a Sondrio? Il barroccio? Fa troppo antico. L’astronave spaziale? Fa troppo moderno. La bicicletta? Sì, e chi pedala? Il toboga? Esaurito. L’elicottero? È un po’ snob. Il monopattino? È troppo pop. E alla fine uno si sarà alzato e avrà lanciato lì l’idea geniale: «Andremo in Tir e lo chiameremo Truck». Forse erano stanchi, forse era tardi e volevano andare a dormire, alla fine l’idea è stata approvata. E qualcuno andandosene avrà commentato con un sorriso: «L’avevo detto io che anche quest’anno si andava a rimorchio».

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