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L'intervista

Annamaria Bernardini De Pace: "Io candidata sindaco meglio di Sallusti e Sala"

Annamaria Bernardini De Pace:

«Non mi metta una brutta foto sennò la eviro…».

Avvocato non mi dica, allora voi donne ce l' avete proprio tutte il complesso di castrazione…
«Un po' sì. Ma poi castrazione di che? Oggi l' uomo ha perso tutta la sua maschiezza, tant' è che ho dovuto cambiare lavoro».

Fa l' avvocato dei mariti ora?
«Quando ho iniziato a fare la matrimonialista negli anni '80 le donne non avevano dignità, il giudice non le considerava. Ho iniziato una crociata. In studio avevo solo donne e il 95% dei clienti erano mogli».

Mi sembra che oggi la battaglia sia vinta, forse anche troppo…
«Il mio nome evoca terrore tra i mariti. Tutti pensano che io sia cattivissima ma non è così, sono giusta. Tant' è che oggi che i tribunali strapazzano i mariti, sono passata a difendere loro. Ormai rappresentano il 70% della mia clientela. Ho anche assunto due uomini».

Portano il caffè?
«In effetti sono utili quando c' è qualche fascicolo in alto o si deve spostare un tavolo. Al di là degli scherzi, sono indispensabili perché offrono l' altro punto di vista, magari sbagliato ma interessante».

Alla fine il divorzio punta sempre ai soldi ma è giusto rovinare un uomo perché non ama più o non lo si ama più?
«La maggior parte dei divorzi è dovuta al tradimento di lui, perché alla fine tutti gli uomini tradiscono, e i soldi servono a pagare il prezzo del dolore e a elaborare più velocemente il lutto rafforzando l' autostima. Il tradimento è cosa grave, so cosa dico, l' ho subito due volte».

Ha perdonato?
«Mai, ho cacciato di casa all' istante. Nel lavoro e negli affetti pretendo l' esclusiva. Infatti da qualche anno sono single, ora mi diletto con fidanzati occasionali. No, non toy boy, si levi quella faccia».

E il suo genero degenero, Raul Bova, l' ha perdonato?
«Non si perdona, il perdono è ipocrita, perché tanto non si dimentica. Mio genero poi non si è assunto le sue responsabilità. Se non stava bene doveva aprire una crisi e mettere mia figlia in condizioni di reagire, magari di competere con la rivale. Conosceva le regole della casa. E poi mi ha pure querelato…».

Non fu leggera, gli scrisse una pubblica lettera di fuoco…
«Non era diretta a lui. Ho scritto 15 lettere sui rapporti famigliari. In quella della suocera al genero fedifrago rivivevo i tradimenti che ho subito io, c' erano la mia rabbia e le mie emozioni. Le persone tradiscono, non risolvono il senso di colpa e lo trasformano in aggressività verso la vittima rincarando la dose».

Riferimento autobiografico?
«Non ho rimpianti né sensi di colpa. Ho solo una grande vergogna: fumo. Ma non riesco a smettere, ci ho provato tante volte».

Si vocifera di una tentazione…
«Sindaco di Milano? Me l' hanno proposto. Sono molto tentata, mi piacerebbe poter fare qualcosa di socialmente importante. Mi sto consultando e studio la pratica. Scioglierò le riserve, la sfida mi fa anche paura. D' altronde, senza la paura non esisterebbe il coraggio».

Cosa la spaventa?
«Significherebbe cambiare vita, rinunciare al lavoro e alle comodità che mi sono conquistata. Perché una cosa è certa: se facessi il sindaco, lo farei benissimo; non concepisco alternativa».

Ha un programma elettorale?
«Milano è la città guida dell' Italia, basta poco per farla diventare la nostra "ville lumière". Penso a sponsor per rilanciare le aree industriali abbandonate, a iniziative come quella di Della Valle al Colosseo».

Davvero conosce le periferie?
«Sì. Anche se con l' autista, giro molto. Milano ha bisogno di liberarsi della cappa di burocrazia che la soffoca. L' amministrazione Pisapia paralizza tutto, richiede autorizzazioni che non arrivano mai per fare dei lavori in casa. Ha alzato le tasse senza investire. Sopprime anziché incentivare. La gente va lasciata libera di organizzarsi la vita e mettere il bagno e la cucina dove ritiene».

Era meglio la Moratti?
«Non c' è paragone. Pisapia beneficia a livello d' immagine di progetti a cui era contrario, come l' Expo o i grattacieli. È la seconda moglie che gode del lavoro fatto dalla prima e si ritrova un marito perfetto».

Renzi la pensa come lei, vuol candidare Sala, il vice-Moratti…
«E questa è la dote migliore di Sala: da morattiano conosce i meccanismi interni ed è un buon manager. Infatti la sinistra non lo vuole, non sono certa che si candiderà, lo faranno saltare, per miopia ideologica e brama di potere. Spingono la Balzani, la Merkel dei Navigli. Anche se fosse eletto poi, non lo farebbero governare, resterebbe avviluppato dal buonismo e dalla scarsa praticità della sinistra».

Perché Sala va bene e la Moratti non piace più?
«Milano è una città maschilista. A me dicono che sono un avvocato in gambe, non in gamba».

Sallusti è un rivale pericoloso?
«Troppo di parte, infatti i sondaggi lo penalizzano. Non sarebbe il sindaco di tutti. Io lo sarei, non scapperei in Liguria nei weekend, mi immergerei nella città».

Da quali partiti si farebbe sostenere?
«Da chi vuole ma resterei sganciata dai partiti. Mi piace il modello Marchini. Scenderei in campo per la città, non per una forza politica».

Perché trovare candidati sindaco è così difficile?
«L' effetto Marino è devastante: tutti terrorizzati dalle figuracce».

Quale sarebbe il suo valore aggiunto da sindaco?
«La capacità relazionale coniugata alla volontà di non mediare su soluzioni abborracciate e alla pervicacia nell' inseguire l' obiettivo».

E gli assessori? Politici?
«Ascolterei i consigli ma non mi farei imporre nulla. Corro tra i lupi ma non con i lupi. E a buon intenditore, poche parole».

Ne vorrebbe tanti donna?
«Le donne vanno di moda in politica perché ormai gli uomini quando vogliono sembrare moderni, spingono una donna. Le strumentalizzano; un bel contrappasso, un tempo erano le donne a strumentalizzare gli uomini per far carriera».

È stato Berlusconi il primo a sdoganarle…
«Sì, ma c' è rimasto sotto e oggi gli viene imputato come colpa anziché riconoscerglielo come merito».

Contro di lui una sentenza di divorzio ingiusta?
«Una sentenza a cui non si doveva arrivare. Lì avrei cercato l' accordo. La moglie ha accettato il tradimento a lungo; un recente giudizio della Cassazione ha assolto un marito perché la moglie aveva accettato per anni le botte senza ribellarsi».

È stata una sentenza punitiva?
«Lei lo dice, io lo penso».

Passiamole in rassegna, le donne della politica: Boldrini?
«Non è un' eccellenza femminile. Mortifica la femminilità con battaglie inutili. Vuol essere chiamata presidenta e vuol chiamarmi avvocata. Vola basso, spreca energie».

Madia?
«Ministro per caso. Nella migliore delle ipotesi».

Boschi?
«Bella e intelligente, non credo spontanea. Con tutti i costituzionalisti che ci sono, affidarle le Riforme è stato audace. Speriamo dia buoni frutti. Le lancio una provocazione».

Prego…
«Se ci tiene ai diritti dei gay, che io preferisco chiamare omoaffettivi, perché non inserisce in Costituzione l' uguaglianza d' orientamento sessuale? Così le nozze gay diventerebbero legali e il ministro passerebbe dalle buone intenzioni ai fatti».

Carfagna?
«Mi piace. Faceva la soubrette, ha saputo reinventarsi. In tv ha dato lezioni di coerenza, piglio e razionalità alle maestrine Costamagna e Bignardi. Si è focalizzata sui diritti delle donne e ha ottenuto risultati».

Meloni?
«Brava, ha dato al suo partito un' identità forte. Le manca il phisique du role. Quell' accento fuori dal raccordo anulare nun se po sentì».

Santanché?
«Ha la politica nel sangue, è bravissima nel polemizzare ma si è scelta un abito non adeguato alla sua intelligenza».

Il berlusconismo è finito?
«Non credo proprio, visto che c' è Renzi, ossia un berlusconismo di serie B travestito da sinistra».

E il centrodestra come sta?
«È in crisi d' identità. Salvini e Meloni ci provano con gli slogan ma il centrodestra resta una macedonia di entità che devono mettersi insieme per esistere».

Libertà di sparare ai ladri che ci entrano in casa quindi?
«Certo, all' americana. Ma io la chiamerei libertà di difendere se stessi, i propri cari e i propri averi, in altre parole legittima difesa».

Sottoscrive il titolo "Bastardi islamici"?
«Aggiungerei "Bastardo anche chi critica il titolo". Basta ipocrisie sulla ferocia islamica. Il vostro direttore è fra i giornalisti che più stimo, perché è leale, preparato, non si fa comandare e sa tutelare le proprie firme. Ho scritto per lui e lo so».

Già che lei è un po' giornalista...
«Un po'? Mi chiese di scrivere Montanelli, cercandomi per giorni. Io non rispondevo perché pensavo fosse uno scherzo. Mi raggiunse al telefono un sabato e sbottai "ora mi dici chi sei, voglio sapere chi mi prende per il culo". "Mi piacerebbe farlo, signora, ma non è uno scherzo". La risposta ardita di un genio».

Travaglio se ne crede l' erede...
«Non legittimo. Montanelli era più in buona fede e più amante della verità oggettiva».

Cosa pensa del nuovo direttore di Repubblica?
«Ho seguito la vicenda di suo padre, un omicidio indegno. Come notista politico era bravissimo. Ora che guida una corazzata mi aspetto altrettanta sostanza anche come direttore».

Sallusti?
«Ci ho avuto da ridire perché ha fatto scrivere una signora su un argomento che era di mia stretta competenza e da allora non scrivo più per il Giornale».

Ci sarà uno che le piace?
«Dei vostri, Luca Telese, autore delle più belle cronache del processo a Bossetti. Si mette dalla parte del lettore, si stupisce dei giudici, è acuto. E poi Feltri, uno dei pochi dotato di maschiezza, diretto, si prende la responsabilità dei propri pensieri».

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • seve

    03 Dicembre 2015 - 14:02

    Ha ragione è una donna tosta e qua se non si è tosti ti prendono per i fondelli sono troppo abituati a rubare e a fare i loro porci interessi ,dell'Italia non frega niente a nessuno chiaro?

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