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Rodrigo Roa Duterte

Diede del "figlio di put... al Papa": eletto presidente delle Filippine

Diede del "figlio di pu.... al Papa": eletto presidente delle Filippine

Trump forse non ce la farà a diventare presidente degli Stati Uniti, ma nell' ex-colonia Usa dell' Asia il politico che è considerato il suo clone locale si avvia ormai a vincere le presidenziali. Lo scrutinio è ancora in corso, ma il 39% attorno a cui Rodrigo «Rody»; Roa Duterte detto Digong veleggia in exit poll e spogli parziali appare assolutamente incolmabile, tenuto conto del fatto che si vota a un turno solo. Il secondo classificato Manuel Roxas, ministro dell' Interno candidato per il Partito Liberale del presidente uscente Benigno Aquino III, è infatti appena al 22% e quella Grace Poe che appariva come la candidata più a sinistra stava al 21 per cento.

Una particolarità del sistema filippino è che il voto per presidente e vicepresidente sono separati, e così con tre quarti dei voti scrutinati in testa come vice appariva col 36% Ferdinand «Bongbong» Romualdez Marcos, Jr., ufficialmente numero due di un' altra candidata: la senatrice Miriam Defensor Santiago, già ministro alla riforma agraria e giudice della Corte Penale Internazionale. Supera però solo di poco il 34% di Maria Leonor Robredo, la numero due di Roxas.

Perché il 71enne Duterte, al momento per la quarta volta sindaco di quella Davao City che con il suo milione e mezzo di abitanti è la quarta città delle Filippine e la prima dell' isola di Mindanao, è stato soprannominato «il Trump filippino»?

Ad esempio, perché come Trump ha preso di petto Papa Francesco durante la sua ultima visita: Trump diceva che era «vergognoso» il modo in cui si faceva utilizzare; Duterte l' ha definito un «figlio di puttana» per gli ingorghi stradali provocati. Trump, poi, vuole il muro al confine con il Messico, la schedatura dei musulmani e il waterboarding per i terroristi. Duterte lo soprannominano «il Punitore», e una volta il titolare di un ristorante che non riusciva a far rispettare il divieto di fumo lo chiamò personalmente, per far rispettare la legge.

Lui annullò i suoi impegni, accorse subito, e fece mangiare al turista la sigaretta incriminata. Le statistiche dimostrano che la sua città ha i livelli di criminalità più bassi di tutto l' arcipelago, e lui spiega come ci riesce: «Uso gli squadroni della morte». La sua proposta qualificante di programma è appunto di introdurli in tutto il Paese: «100.000 morti in sei mesi, e il problema della delinquenza sarà risolto». «Le pompe funebri saranno piene: fornirò io i cadaveri. Quando sarò presidente darò ordine alla polizia di cercare quella gente e ammazzare tutti».

Si proclama anche nostalgico di Marcos: il dittatore che fece uccidere il padre e omonimo dell' attuale presidente Aquino, e contro cui insorse Corazón: vedova di Benigno II, madre di Benigno III, e presidentessa dal 1986 al 1992. E quello che abbiamo visto essere in testa per diventare suo vice, Ferdinand «Bongbong» Romualdez Marcos, Jr., è niente di meno che il figlio di Marcos e di sua moglie Imelda: la famosa ex-attrice collezionista di scarpe.

Il bello è che il partito di Duterte era stato però costruito appunto per combattere Marcos, e che la candidata alla presidenza con cui Marcos Junior si è presentato era stata ministro di Corazón. Insomma, non è che sia una politica molto lineare. Ma gli estimatori di Duterte assicurano che si penserà lui a raddrizzarla: con le buone e, soprattutto, con le cattive.

di Maurizio Stefanini

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