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Congo infernale

La macumba infinita di papà Kyenge: l'italiano lo fotografa, finisce male

La macumba infinita di papà Kyenge: l'italiano lo fotografa, finisce male

La storia è cominciata con la macumba del padre di Cècile Kyenge, Kikoko, contro il leghista Roberto Calderoli nel settembre 2014, ed è degenerata in un intrigo internazionale con un mercenario americano arrestato e altri quattro in fuga, un fotografo italiano liberato in un blitz, un aspirante presidente azzoppato e un Paese sull’orlo del precipizio. Il tutto rischia di imbarazzare Washington e i democratici Usa, nel bel mezzo della contesa per la Casa Bianca. Il colossale impiccio è esploso nella Repubblica Democratica del Congo. Terra ricca e agitata dell’Africa Nera, che ha dato i natali all’europarlamentare del Pd.

Uno dei protagonisti è Moise Katumbi. È il 2014 quando conosce un fotoreporter di Frosinone, Piero Pomponi, e l’inviato del settimanale Oggi, Giuseppe Fumagalli. I due italiani hanno appena portato a casa lo scoop sul padre della Kyenge, inferocito con Calderoli dopo gli attacchi alla sua Cècile. Dal 2007 Katumbi è governatore della ricca regione del Katanga, nel Sud del Paese. È cattolico. L’Economist l’ha definito «il secondo uomo più potente» del Paese dopo il presidente Joseph Kabila. Jeune Afrique lo ha nominato «africano dell’anno» nel 2015.

Tra le altre cose, Katumbi è presidente del Mazembe, battuto 3-0 dall’Inter nel Mondiale per Club del 2010. Come racconta Oggi in edicola da questa mattina, Katumbi propone al fotoreporter di rimanere in Africa per documentare la sua vita, con particolare attenzione ai successi imprenditoriali e benefici. Ospedali, strade, aziende. Parchi e fattorie. Ricordate «Una storia italiana», il libro fotografico che Berlusconi confezionò per la campagna elettorale del 2001? Il Cavaliere aveva elencato, in immagini, tutti i suoi traguardi. Katumbi pensa a qualcosa del genere, affida il lavoro a Pomponi e gli lascia delle stanze nel suo quartier generale: una villa da favola. Sembra la prima mossa per una trionfale campagna elettorale per le presidenziali. Appuntamento in calendario nel novembre 2016. In effetti, pochi mesi fa Katumbi rompe gli indugi. Si dimette da governatore, passo indispensabile per aspirare a un incarico più prestigioso.

La reazione del presidente Joseph Kabila, che non è propriamente un sincero democratico, non si fa attendere. Toglie la scorta al rivale, «d’altronde non sei più governatore, non hai bisogno di protezione». Peccato che in Africa le contese politiche vengano risolte troppo spesso a rivoltellate. Girare senza guardie del corpo è praticamente un suicidio. Risultato: Katumbi chiama i suoi amici a Washington e chiede un aiuto. Soluzione: viene indirizzato al Jones Group in Virginia, società specializzata in servizi di sicurezza e fondata dal generale in pensione Jim Jones. Non è un Mario Rossi: si tratta dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Obama. È Jones in persona a selezionare sei energumeni con un passato nei marines: armati fino ai denti, piombano in Katanga con un visto turistico.

È qui che conoscono il fotoreporter italiano. Il 24 aprile scorso succede il patatrac. Il governo vieta una manifestazione di Katumbi nel cuore della sua regione. Lui se ne frega ed esce dalla sua villa scortato da tre congolesi e dall’americano Darryl Lewis, 48 anni. Improvvisamente, la polizia carica per disperdere la folla. Lacrimogeni, scontri, panico. Poi arresta i quattro uomini della sicurezza. Passano le ore e la situazione precipita. L’americano è accusato d’essere entrato nel Paese con delle armi (circostanza vera, peraltro). A Kinshasa sospettano volesse assassinare il presidente, poi ipotizzano che Katumbi preparasse un colpo di Stato.

Dopo il blitz della polizia, il fotoreporter italiano accoglie in casa gli altri 4 ex marines per metterli al sicuro. Sono ore di terrore. La polizia circonda la proprietà di Katumbi ma non fa irruzione. Nel cuore della notte, in un amen, gli americani prima spengono tutte le luci della villa. Poi si dileguano. Probabilmente vengono raccolti da un elicottero. Spariscono.

Pomponi resta solo. Con Moise e sua moglie. La donna gli consiglia di tagliare la corda. Il fotografo resta quasi due settimane barricato nella villa, temendo di finire in manette da un momento all’altro. Lo scorso 10 maggio, disperato, Pomponi chiama la redazione di Oggi e chiede aiuto. Viene subito allertata la Farnesina. Il mattino dopo, come racconta a Libero Fumagalli, un’auto sgangherata raccoglie il fotoreporter e lo porta al confine con lo Zambia. È la salvezza.

La Repubblica democratica del Congo, invece, precipita nel caos. L’ex governatore e la moglie sono scappati in Sudafrica. Kabila ha rilasciato solo in questi giorni il marines, che resta formalmente imputato. Obama e il segretario di Stato John Kerry hanno avvertito Kabila: vai alle elezioni o ci saranno provvedimenti. Ma i legami tra gli ex marines assoldati da Katumbi e la Casa Bianca complicano i rapporti. E imbarazzano i democratici Usa. Effetti collaterali di una macumba.

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • luigin54

    08 Luglio 2016 - 07:07

    tale padre tale figlia ..........................

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  • capitanuncino

    24 Giugno 2016 - 14:02

    Mamma mia...ho guardato la foto in calce all'articolo.Più la guardo e più mi da l'impressione di una sana cattiveria associata ad un chiaro senso di bruttezza.Un trasfertista in Africa come arriva le trova tutte brutte...Dopo 20 giorni inizia a fare le differenze...dopo 4 mesi sono tutte Brigitte Bardot di 60 anni fa...Ma questa è troppo anche per un marinaio che non vede terra da 6 mesi.

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  • cane sciolto

    23 Giugno 2016 - 16:04

    Italiani siamo diventati un Popolo di quaquaraqua mi ci metto anche io pur essendo un cane sciolto senza padroni, siamo nel 2016 e ancora sti Politici di m. ci stanno appioppando una marea di Lxxxxe e prendono fior di migliaia di Euro a spese nostre, ma che andassero aff. tutti sti BxxxxxxI!!!

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  • eden

    23 Giugno 2016 - 10:10

    Questa non torna a casa perché potrebbero fargli la pelle con i casini che fa suo padre e rompe i cxxxxxxi da noi quando al suo paese laverebbe i cessi se ci sono. Solo Bersani e la sinistra potevano fare una cosa simile. Ritorni alle sue origini questa signora.

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    • capitanuncino

      24 Giugno 2016 - 03:03

      Purtroppo ha sposato un italiano.Per legge la cittadinanza e' immediata.Non ci si può fare niente.

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