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L'intervista di Pietro Senaldi

Consorte, la verità dell'ex capo di Unipol: "Perché non hanno salvato Mps ed Etruria"

Consorte, la verità dell'ex capo di Unipol: "Perché hanno salvato Mps ed Etruria"

Non stiamo pagando un funerale, anche se sono assolutamente inaccettabili le modalità e le argomentazioni con le quali ora la Bce impone che l' aumento di capitale per Monte dei Paschi salga dai 5 miliardi prospettati per mesi, agli 8,8 miliardi chiesti improvvisamente. La motivazione è che negli ultimi giorni c' è stata un' ulteriore perdita di liquidità: i risparmiatori hanno ritirato 20 miliardi dalla banca...
La Bce ha gestito in modo ambiguo il veto ad allungare i termini dell' aumento di capitale ai privati e ora chiede un ulteriore sacrificio imprevisto con argomentazioni discutibili. Sono i tipici comportamenti che allontanano i cittadini dall' Unione Europea.
Perché la gente non capisce. Non è una difesa di bandiera? In realtà i problemi di Mps non sono certo dovuti all' Europa Nel resto d' Europa, dalla Spagna alla Germania, le nazioni hanno affrontato il problema delle banche in difficoltà nella loro globalità, subito prima dell' approvazione del bail-in, ma da noi non è stato fatto. Abbiamo votato per l' introduzione del bail in senza valutare gli effetti che avrebbe avuto sul nostro sistema del credito e senza pretendere dalla Ue un' introduzione graduale della norma. Gli altri prima si sono ripuliti e poi hanno cambiato le leggi in senso rigido mentre noi continuammo a finanziare le banche con bond onerosi, aggravandone la situazione (basti pensare ai Monti bond del 2013 per Mps), e poi acconsentimmo a una legge che strozzava chi le aveva sostenute.

Com' è stato possibile?
I nostri rappresentati in Europa non sono stati all' altezza. Non avevano, a mio parere, le caratteristiche professionali per discutere le norme alle quali dovevano attenersi le banche.

Torniamo ai guai di Mps
I problemi nascono da acquisizioni mal condotte, fatte senza valutarne l' impatto industriale e patrimoniale e pagando cifre esagerate. Non mi riferisco solo ad Antonveneta, acquistata a 10,3 miliardi da Mussari (oltre tre miliardi in più di quanto era stata pagato due anni prima da Santander) dopo un solo anno di presidenza del Monte, un uomo che non aveva nessuna esperienza bancaria; ma anche all' acquisizione di Banca Agricola Mantovana nel 1998, alla quale seguì l' anno dopo quella di Banca del Salento per 1,2 miliardi, che ritenevo a quel tempo una cifra molto alta, sotto la presidenza del Prof. Fabrizi e dell' Ing. De Bustis che proveniva dalla banca del Salento. Successivamente la Banca del Salento vendette delle filiali a MPS, che erano già state pagate in sede di acquisizione della Banca. Credo che un' indagine parlamentare sarebbe auspicabile per definire responsabilità e ridare fiducia a clienti e investitori di Mps.

Che ricordo ha di Mussari?
Quando da presidente Unipol gli telefonai per suggerirgli di far comprare Bnl da Mps, garantendogli il nostro appoggio, mi rispose gelido: "Anche a Siena abbiamo il pallottoliere". Certo non l' ha usato nell' acquisto Antonveneta, fatto senza una due diligence che ne verificasse lo stato di salute: una cosa senza precedenti nel panorama bancario e industriale, che ha legittimato dubbi e perplessità; ma non dimentichiamo che poi Mussari venne promosso presidente dell' Abi.
Se avesse fatto tutto da solo, poi non avrebbe fatto tanta carriera.

Quindi i 27 miliardi di crediti inesigibili (NPL) non sono decisivi?
In buona parte sono anche eredità delle onerose acquisizioni senza i dovuti approfondimenti sullo stato dei crediti. Poi certo, è possibile anche che Mps sia stata usata in una logica di toscanità per sostenere un sistema che imprenditorialmente non stava più in piedi; saranno stati concessi crediti sulla base di valutazioni che immagino più di politiche locali che di merito creditizio. Si sapeva che c' era la polvere ma la si metteva sotto il tappeto pensando che tutto si sarebbe ripulito da sé. Ma io non ho mai visto nulla ripararsi senza sudore e fatica.
La sensazione però è che sul salvataggio Mps più che la Bce abbia perso tempo l' Italia: ci siamo affidati per mesi ad una trattativa con Jp Morgan ma poi la banca d' affari americana ci ha lasciati in braghe di tela Si è sottovalutato il problema della diversità degli interessi in campo: Jp Morgan non aveva problemi di tempo e voleva fare affari e pagare poco, Mps aveva necessità di chiudere rapidamente e al massimo del realizzo. Jp Morgan, avendo compreso l' urgenza del problema Mps, ha provato a forzare l' operazione, tirando giù il prezzo d' acquisto. Chi ha trattato con gli americani ha sottovalutato questi aspetti: forse si pensava che da Jp Morgan Grilli ci avrebbe aiutato ma da quelle parti gli affari sono una cosa seria. In Italia ci siamo illusi che il problema sarebbe stato risolto solo perché andava risolto a ogni costo. C' è stata buona fede, ma ancora più ingenuità.
Per mesi abbiamo pensato che il titolo di Mps crollasse perché c' era un compratore alla finestra che ne manovrava l' andamento Non era così: il titolo è stato in balia della speculazione ribassista.

Perché l' offerta di Passera non è stata presa in considerazione?
Non la conosco nel merito ma sono rimasto molto sorpreso che neppure la stampa abbia dato informazioni di dettaglio sulla proposta di Passera. Credo che abbiano giocato ancora una volta fattori politici e territoriali: è stato fermato perché è un big, e per di più italiano, e avrebbe avuto molta voce in capitolo.

È stata giusta alla fine la scelta della nazionalizzazione?
Più che giusta, indispensabile. Solo andava fatta prima, perché tra la speculazione in atto e le pressioni della Bce è stato un errore illudersi che qualche privato avrebbe comprato.

Di Mps si sa da anni che è in crisi, di Etruria prima che fallisse si conosceva a stento l' esistenza: le pare giusto che i privati che hanno investito in Mps vengano salvati e quelli che hanno investito in Etruria abbiano perso tutto?
La domanda è a effetto ma le situazioni sono differenti. In entrambi i casi il governo ha sbagliato. Con Etruria è entrato nel panico e ha applicato pedestremente il bail in perché sotto schiaffo dell' Europa a cui non ha osato ribellarsi. Andava chiesta un' applicazione spostata nel tempo: non si può far pagare gli obbligazionisti in base a una legge che non era in vigore quando questi sottoscrissero i titoli.

È lì che il governo Renzi ha cominciato a perdere popolarità?
Sì. Nessuno ha valutato che lo scandalo Etruria sarebbe stato pagato dal governo in modo così grave. Anche perché ha coinvolto mediaticamente il padre della Boschi, il ministro più vicino al premier. Renzi aveva compreso la pericolosità politica della vicenda rispetto a qualsiasi decisione avesse preso e, per inesperienza specifica nel settore bancario, ha preferito la mera e semplicistica applicazione del bail in che lo metteva al riparo dalle critiche e avrebbe avuto il consenso della Ue. Ma è stato un errore. E pensare che Etruria si sarebbe potuto tentare di salvarla con un piano di ristrutturazione alternativo che scongiurasse l' applicazione immediata del bail in.

Questa non l' ho mai sentita...
Se avesse ceduto in una logica di sistema, coinvolgendo banche e Assicurazioni le sue partecipazioni: la sua compagnia Vita (120 milioni), trasformava i bond in capitale come è stato proposto e perseguito per Mps (390 milioni), vendeva a un prezzo di mercato e non di pronto realizzo i crediti inesigibili (470 milioni anziché 370), chiedeva ai soci di aderire ad un aumento di capitale (100 milioni) cedeva la Banca di risparmio gestito Del Vecchio, chiedeva 300 milioni di intervento al fondo interbancario, Etruria era salva. E con lei l' immagine del premier e della sua sinistra.

Su Mps invece lei sostiene che c' è stato un errore opposto?
Ma sempre originato dal timore di scontentare l' Europa. Ha giocato la carta dell' ottimismo. Quando il titolo era a 0,3 euro ha detto che l' avrebbe comprato anche a 1,20 ma i mercati, e gli italiani, non gli hanno creduto.

Ma l' Europa cosa c' entra?
La campagna per il referendum ha determinato il prolungamento dell' agonia di Mps. Il premier temeva un nuovo effetto Etruria e ha congelato la situazione. Sapeva che aprire davvero il capitolo Mps gli sarebbe costato un nuovo bagno di sangue in termini di popolarità. E poi l' Europa era la sua grande alleata nel referendum, certo non poteva sfidarla in piena campagna referendaria aprendo il tavolo Mps e chiedendo l' immediata nazionalizzazione della Banca, a cui la Bce si opponeva. Dietro le cattive gestioni del caso Etruria e Mps ci sono sempre il timore di scontentare l' Europa e la debolezza del nostro governo.

Ma le nostre banche le abbiamo messe in ginocchio noi. Di chi è la colpa: politici, banchieri, industriali, Bankitalia, organi di vigilanza?
La politica nazionale c' entra poco. Dal Veneto, a Mps ai quattro istituti del Centr' Italia, la crisi bancaria ha messo in evidenza che il sistema era nelle mani di potentati locali che coprivano ruoli chiave non in quanto professionalmente capaci ma perché rappresentativi di forze politiche e sociali di territorio. In questo senso sono tutti colpevoli. Soprattutto gli organi di vigilanza nazionali, le società di revisione, la Consob, che per tirare avanti la baracca hanno avallato per anni situazioni fallimentari. Mi pare impossibile che nessuno se ne sia accorto .

Chi compra Banco Veneto?
Non vedo all' orizzonte nessun investitore, se prima non si chiarisce qual è la situazione effettiva patrimoniale e finanziaria, e la struttura costi-ricavi della banca.
Fatto fuori dalla giustizia delle procure e non dei tribunali quando era al timone di Unipol, la gigantesca società per azioni quotata in borsa controllata dalle coop dell' Emilia rossa, Giovanni Consorte oggi ha risolto i problemi della giustizia, con 14 tra assoluzioni e archiviazioni, e non ha mollato il colpo. Anche il giorno di Santo Stefano è nel suo ufficio nel centro di Bologna, dove ha sede la Network Consulting & Private Equity, società di consulenza che si occupa di ristrutturazioni, acquisti e cessioni di imprese. Mi occupo di economia reale - spiega - ma non è che prima non lo facessi. Quando io e Sacchetti prendemmo Unipol partimmo da una situazione di perdite per centinaia di miliardi di lire accumulatesi nell' allora Unipol Finanziaria (oggi Finsoe).
Di Unipol Assicurazioni ne abbiamo fatto un gioiello, il secondo gruppo assicurativo italiano. Nel 2005 chiudemmo il bilancio con 11 miliardi di fatturato, 350 milioni di utile netto e 6 miliardi di mezzi propri. Forse siamo stati poco abili nei settori in cui le varie abilità hanno portato altri a compiere grandi disastri. Poi arrivarono l' avviso di garanzia per il tentativo di scalata di Unipol a Bnl e le dimissioni.
Non avevo esperienze giudiziarie, racconta senza rimpianto Consorte, feci un errore a dimettermi, anche se sono stato spinto dalla proprietà a farlo, oggi non lo rifarei.

Perché le chiesero di dimettersi sulla base di un avviso di garanzia?
Io e Sacchetti non eravamo amati dalle Coop di consumo, ma facevamo grandi risultati ed erano obbligati a tenerci. Quando ci arrivò l' avviso di garanzia, che a quel tempo era considerato già una condanna, a certa gente non parve vero di liberarsi di noi con l' obiettivo di far assumere il controllo del gruppo alle cooperative di consumo. Cosa che è avvenuta.
Oggi forse non le sarebbe più richiesto: il governo ha confermato sottosegretari indagati Lo considero un fatto positivo. L' Italia ha pagato un prezzo enorme, il potere della magistratura ha avuto riflessi pesanti sull' economia. Per i processi di contenuto economico e finanziario occorrerebbe prevedere specializzazioni nel mondo della giustizia.

Perché la sinistra mangia i suoi figli e fa fuori i migliori?
Come mi disse un suo collega di lunga militanza rossa: "La sinistra è tenuta insieme da potere e invidia e tu ne hai troppo e devi morire". Quando mi sono ammalato, all' inizio delle indagini, pensai fosse una sentenza definitiva. Per fortuna non fu così.

Visti i risultati di Unipol perché il partito non l' ha difesa?
Quando intervennero i pm, i Ds ritennero che era più utile defilarsi piuttosto che prendere posizione.
A fare scandalo fu la sua super consulenza: 50 milioni (Consorte e Sacchetti) per il passaggio di Telecom dalle mani pubbliche a Gnutti e Colaninno, quelli che D' Alema definì "I capitani coraggiosi" La Procura di Milano ci ha restituito le somme sequestrate. La parcella era congrua. Era un' operazione da 11 miliardi con un utile di 5 miliardi, io e Sacchetti abbiamo partecipato a vario titolo al successo dell' operazione.
Per il nostro lavoro siamo stati remunerati con lo 0,45%, ma i partecipanti dell' operazione hanno guadagnato centinaia di milioni pro capite a partire da Unipol. Dovrebbero fare più scandalo le liquidazioni per decine di milioni riconosciute ai manager di banche, anche se ricoprono per brevi periodi i suddetti ruoli.
La super consulenza fu associata alla scalata di Unipol a Bnl Sì ma le indagini poi smentirono ogni accusa. Di fatto la mia messa in stato d' accusa servì solo a farmi fuori da Unipol e a compromettere l' acquisto di Bnl. La magistratura ebbe un ruolo anticipatorio, io e Sacchetti fummo indagati d' ufficio: l' operazione fu bloccata non in base a una sentenza, ma sulla base di un avviso di garanzia, e lo scenario economico e politico del Paese cambiò per sempre.

Ma perché da presidente Unipol decise di acquistare una banca?
Inizialmente non era nostra intenzione ma dopo la trattativa fallta con Bbva ci decidemmo a lanciare l' opa.
Unipol aveva sei milioni di clienti e Bnl quattro milioni; il progetto di acquisizione di Bnl partiva con l' obiettivo di realizzare una integrazione tra l' attività bancaria e quella assicurativa, e quindi perseguire una sinergia di clientela, nonché di ricavi e di costi.
Unipol sarebbe diventato il secondo gruppo finanziario italiano con delle prospettive di sviluppo enormi.

Che errori si rimprovera?
Più che un errore, non ho fatto i conti con il sistema di potere dell' epoca. Avevamo le risorse finanziarie, ritenevamo che avremmo avuto il sostegno della sinistra, il progetto era valido e solo per questo pensavamo che sarebbe andato a buon fine. Non avevamo calcolato che aumentando il nostro potere in settori chiave come quello bancario e assicurativo, avremmo rotto equilibri politici e finanziari consolidati. Pensavamo che tutte le forze progressiste avrebbero visto con favore l' operazione di Unipol su Bnl, una banca nata come banca dei lavoratori. Peccammo di ingenuità e fummo affossati da fuoco amico e nemico.

Nel dettaglio, chi la sabotò?
Oltre ai soliti nomi che facevano riferimento alla Margherita e a Rutelli, si schierarono contro importanti esponenti Ds allora all' opposizione e alcune frange del sindacato. E poi Montezemolo, Della Valle ed altri. Ma allora è vero che tentò una sorta di golpe economico-finanziario con i furbetti del quartierino?
I furbetti del quartierino prima dell' operazione ossia 1 luglio 2005, neanche li conoscevo, come hanno dimostrato le intercettazioni. E quando li conobbi, nell' ambito della trattativa con il contropatto Bnl, ebbi un rapporto conflittuale. Unipol non fece mai nessuna operazione con i cosiddetti furbetti del quartierino, che invece erano finanziati per centinaia e centinaia di milioni di euro da importanti banche nazionali ed estere, che nessuno ha mai menzionato.

Il Pd fu accusato per il famoso abbiamo una banca di Fassino: ma è una frase così sbagliata?
È sbagliata l' espressione ma l' entusiasmo per un' operazione del genere era comprensibile.

Il Pd voleva le nozze tra Unipol e Mps, perché lei si oppose?
Visto come sono andate le cose, meno male che mi opposi, non trova? Storia e origini delle due entità erano troppo diverse. Avevamo la banca più antica al mondo e un gruppo assicurativo controllato dalle Coop che in 20 anni era diventato importante, non c' erano le condizioni per amalgamare le due realtà. Si poteva al più perseguire un' alleanza strategica.
Fondere Unipol e Mps sarebbe stato come fondere Ds e Margherita in politica, guarda caso nello stesso periodo.
Quello che poi è successo Ma non ha portato a nulla di buono ed è costato a Prodi due volte la poltrona di premier e una quella di presidente della Repubblica. Ds e Margherita avevano un unico solo comune denominatore, la base popolare, ma questa non basta quando si arriva da storie e valori totalmente diversi. Litigarono subito sul patrimonio Ds, affidato a delle fondazioni, fu una fusione a freddo che ancora non ha cessato di fare danni.

Crede che il Pd si spaccherà?
Spero di no ma penso di sì: ci saranno un partito di sinistra e uno di centro di Renzi. E poi la destra, tutto come vent' anni fa.

E Berlusconi dove lo mette?
Con Renzi non ci può stare. Non lo vuole Matteo e non lo vogliono gli elettori di entrambi. Gli conviene radunare i cocci della destra e provare a restare primus inter pares.
Lui però ora tifa governo per salvaguardare Mediaset Non so se esistono i presupposti giuridici per fermare la scalata dei francesi di Bolloré a Mediaset. Il caso Mediaset va guardato nella filiera Telecom-Generali-Mediobanca: i francesi ci comprano, d' altronde loro hanno quell' orgoglio nazionale che a noi manca e li porta a scalare gli altri. Non ci siamo giocati Alitalia, Parmalat. E Fiat: qualcuno non crederà mica che è ancora un' azienda italiana?.
Ma come: Silvio è europeista e pro immigrati mentre Salvini e Meloni sono sovranisti Sono cose che si aggiustano. Se il Cavaliere vuole rimanere influente deve cercare assolutamente di portare dalla sua Lega e Fratelli d' Italia.

La resistenza di D' Alema a Renzi è eroica o patetica?
Nessuna delle due, direi personalistica. Se Renzi si fosse schierato per il No al referendum, D' Alema avrebbe sostenuto la campagna del Sì. D' Alema ha vinto e si è vendicato ma certo il referendum, a mio parere non lo rilancia politicamente. Però deve aver provato una grande soddisfazione, e si vive anche per queste cose.

E Bersani, qual è stato il suo errore più grande?
Fare, per anni e anche in campagna elettorale, una politica incentrata contro Berlusconi, come nemico da abbattere, perché poi gli ha impedito di cercare l' accordo con lui e l' ha costretto a umiliarsi in streaming con Grillo. Evidentemente il caso Bnl non gli ha insegnato molto. Anche chiedere aiuto a Renzi per le elezioni e farsi fotografare al ristorante con lui subito dopo averlo battuto non gli ha giovato, ha rilanciato subito Matteo.

Renzi ha ancora un futuro?
Sarà il prossimo candidato premier: la debolezza degli altri è la sua migliore assicurazione sul futuro.

E vincerà?
Se ce la farà, non sarà certo un trionfo. Per anni ha detto di avere con sé il 41% degli italiani, ma alle Europee del 2014 votò solo il 50% degli elettori. In realtà al massimo del suo fulgore, Renzi aveva con sé un italiano su cinque. Occhio poi, se perde il referendum sul Jobs Act potrebbe prendere una tranvata definitiva.

Renzi pagherà per aver promosso la Boschi o gli sarà perdonato?
La gente capisce che non si è fatto indietro e che Gentiloni ha alle calcagna una persona di massima fiducia di Renzi, in grado di informarlo in tempo reale di qualsiasi mossa del governo. Non è una bella immagine.

Il ministro Poletti, che venendo dalle Coop lei conosce bene, deve dimettersi per aver definito una zavorra di cui è bene liberarsi i giovani che vanno via per lavorare?
La frase è infelice, tanto più se detta da un uomo di sinistra. È contraria alla cultura di qualunque uomo contemporaneo e di buon senso. Sono rammaricato ma non stupito che Poletti l' abbia detta. Ma non credo che sia il caso di parlare di dimissioni.

Per l' Italia la moneta unica è un vantaggio o uno svantaggio?
Visto che abbiamo un debito di oltre 2200 miliardi con paletti rigidi da rispettare, forse è ancora un vantaggio. Ma se avessimo avuto l' accortezza di ridurre il debito, oggi potrebbe essere uno svantaggio.

Cosa ne pensa del referendum per lasciare l' euro?
Non è un' espressione di coscienza come per il divorzio: occorre un' attenta valutazione economico finanziaria prima di esprimersi, serve un piano su cui votare.
La Brexit è stata un successo Non credo che avrà le conseguenze nefaste che si prevedevano perché Ue e Gran Bretagna troveranno delle mediazioni. Ma anche perché Londra ha la sterlina, e il governo inglese può stampare autonomamente moneta.

Perché il mondo si è ripreso dalla crisi e l' Europa ancora no?
La Ue manca di unità politica e gli Stati non decidono insieme le politiche economiche ma solo i vincoli. È stato un errore posporre l' unità politica a quella monetaria. E poi la Germania è un comandante che esercita un' azione di freno rispetto a tutte le altre economie dei i Paesi Ue.

Pietro Senaldi
@PSenaldi

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Commenti all'articolo

  • Happy1937

    04 Gennaio 2017 - 08:08

    Sono d'accordo con Consorte con una piccola variante: chi ha mandato in rovina MPS non era solo incapace di valutazioni corrette, era anche ladro!

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