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Sorella coraggio

La suora "rompiballe" che sfida i sindacati: "Così si può rendere davvero buona la scuola"

27 Gennaio 2017

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La suora "rompiballe" che sfida i sindacati: "Così si può rendere davvero buona la scuola"

Il mondo della scuola conosce bene questa suora «rompiballe» (è lei stessa a definirsi così ma, precisa, «lo faccio per il futuro dei nostri studenti»). Una che afferra l' osso e non lo molla più anche a costo di farsi male e fare del male, contro ogni stereotipo che vuole le religiose docili e remissive. Lo scorso settembre ha partecipato alla convention «Energia per l' Italia» di Stefano Parisi ed è stata la più applaudita. Suor Anna Monia Alfieri ha tre lauree, grinta da vendere, ed è una delle maggiori esperte di politiche scolastiche in Italia. Nel suo ultimo saggio sulla scuola spiega una cosa semplice: che lo Stato può risparmiare 17 miliardi di euro l' anno. Come? Con quello che lei chiama «costo standard di sostenibilità per allievo». Attualmente ogni alunno, quello della scuola materna e quello del liceo, costa 8mila euro solo di spese correnti. Ma lei ha dimostrato come in realtà un bimbo che frequenta la scuola dell' infanzia costi 3.200 euro. Se le condizioni della famiglia sono disagiate la cifra sale a 4.573 euro. Se in classe c' è un disabile il costo aumenta ancora. Ma comunque molto meno degli 8mila euro che lo Stato spende in modo indifferenziato per tutti gli allievi. Suor Anna Monia propone di dare a ogni alunno (di tutte le scuole, statali e paritare) un buono-spesa prestabilito diverso per ogni tipo di scuola. In questo modo, il Paese risparmierebbe tanti soldi, le famiglie avrebbero libertà di scelta (perché anche chi non ha soldi potrebbe scegliere una scuola paritaria) e, spiega, si creerebbe una sana competizione tra scuole «sotto lo sguardo garante dello Stato». La notizia, che non è rimbalzata sui giornali, è di qualche giorno fa: il consiglio dei ministri ha approvato una nota in cui parla dell' introduzione del costo standard. In pratica, una volta completato l' iter legislativo, in poi i trasferimenti dallo Stato agli enti locali per la scuola verranno fatti secondo i criteri indidivuati dalla religiosa.

Suor Anna Monia a furia di insistere, o - come dice lei - di rompere le scatole, qualcosa si muove? 
«È un primo passo. Molti passaggi del provvedimento del governo riportano stralci del saggio che ho scritto con Marco Grumo e Maria Chiara Parola. La strada è lunga ma finalmente è stato recepito il principio secondo cui l' asilo nido non ci deve costare quanto il liceo e soprattutto deve essere omogeneo in tutto il Paese, non possono esserci differenze macroscopiche da una regione all' altra».
Come giudica l' ammissione all' esame di maturità anche senza la sufficienza in tutte le materie? 
«Sono sfavorevole. Perché sforneremo ragazzi impreparati. Passa il messaggio che non occorre studiare, che il sapere è qualcosa di opzionale. Puntiamo al ribasso, invece dobbiamo mirare all' eccellenza e chiedere il massimo sia ai docenti che agli studenti».
Richieste di trasferimento dal Nord al Sud, certificati medici, parenti malati da assistere. Suor Anna Monia Alfieri che cosa succede nella scuola? 
«Le possibilità sono due: o c' è un' epidemia oppure andiamo a controllare uno ad uno questi certificati medici. Da uno Stato serio mi aspetto che indaghi sui medici che li firmano. Possibile che i prof assunti lontano da casa siano tutti malati? E che abbiamo tutti parenti da assistere?».
Per il prossimo anno la situazione rischia di peggiorare: il ministro Fedeli ha firmato un accordo con i sindacati secondo cui i prof che hanno accettato un incarico di tre anni, potranno chiedere il trasferimento. 
«Al ministro - che mi dicono capace di ascolto - chiedo di fermarsi, di pensare al bene degli studenti».
I prof dicono che sono pagati poco. 
«Hanno ragione. Ma nel nostro sistema scolastico la voce che pesa di più è quella del personale. Perché sono tanti. Se introducessimo la meritocrazia, se scardinassimo l' idea diffusa e scandalosa per cui la scuola debba essere un ammortizzatore sociale, gli insegnanti guadagnerebbero di più e avremmo buoni docenti per una buona scuola».
Ma la «Buona scuola» di Renzi è davvero buona? 
«Era nata con intenti buoni perché introduceva principi come la meritocrazia, la leadership del preside che non deve più accettare i docenti che gli manda il ministero ma li sceglie a seconda del fabbisogno educativo specifico e, terzo, la valutazione della scuola».
Poi cosa è successo? 
«I sindacati si sono scatenati perché la scuola è schiava di una cultura ipersindacalizzata per cui non si può ipotizzare di valutare i docenti. Prof e sindacati sono scesi in piazza contro la meritocrazia. E contro la leadership del preside, ma in tutte le aziende c' è una guida».
Temevano che il potere nelle mani di un solo uomo creasse clientelismo. 
«Questo è un falso problema perché la riforma di Renzi prevede una commissione di valutazione composta da docenti, alunni e genitori».
Che soluzioni vede? 
«Prima però dobbiamo ricordare che l' Italia ha ricevuto un richiamo dall' Europa per le famose Gae (graduatorie ad esaurimento). Persone che avevano vinto un concorso ma non avevano un lavoro. C' è stata quindi la famosa infornata di oltre 100mila docenti a cui è stato dato una cattedra anche a centinaia di chilometri di distanza. Prendere o lasciare».
E tutti hanno preso «Come si fa oggi a rinunciare a un posto di tre anni? Mettiamoci nei panni di queste persone. Forse hanno fatto una scelta poco etica. Ma il danno l' ha fatto chi ha creato quelle graduatorie, chi ha permesso che si sfornassero centinaia e centinaia di docenti senza che ci fossero i posti».
Molti hanno preso il posto e non si sono presentati. E torniamo ai famosi certificati Un cane che si morde la coda. Come se ne esce? 
«Limitare l' accesso alla professione. A Medicina c' è il numero chiuso, adesso per laurearsi in Scienze della Formazione bisogna superare un esame ma non basta. Per altre lauree che aprono le porte all' insegnamento non c' è il numero chiuso. A che cosa servono altri docenti se il tasso di natalità è in calo?».
Come si dovrebbe diventare insegnante? 
«Solo in Italia diventi insegnante (alias, posto fisso a tutti i costi) solo perché ti sei laureato e poi abilitato, cioè hai superato un concorso o hai frequentato per due anni un corso di specializzazione, il Tfa Il percorso dovrebbe essere diverso: ti laurei, fai un tirocinio di tre anni in una scuola (previsto anche dalla riforma di Renzi), dopo il primo anno una commissione stabilisce se sei idoneo. In questo caso ti abiliti attraverso il concorso e, se sei capace, insegni. Ma attenzione».  
Suora, lei è cattivissima.. 
«No, penso al bene degli studenti. La valutazione va fatta anno dopo anno. Non si è insegnante a vita. Solo in questo modo la qualità della scuola migliora. Pensi solo per un attimo a come si sente il prof che ogni giorno lavora con tenacia ed entusiasmo mentre il suo collega nullafacente è sempre in malattia e guadagna quanto lui».  
La legge di Renzi prevede anche che i docenti siano pagati per formarsi. 
«Salta agli occhi è che non è prevista una formazione anche per gli insegnanti delle paritarie».  
Perché al Sud ci sono tanti prof e pochi studenti? C' è qualcosa che non va (o che non torna...)  
«Al Sud per anni l' insegnamento è stato considerato uno sbocco sicuro. E poi il problema del Meridione, e lo dico da pugliese, è che c' è un alto tasso di dispersione scolastica».
Alla convention di Parisi lei è stata la più applaudita. Vuole diventare ministro dell' Istruzione? 
«No, perché quello è il modo migliore per legare le mani, le buone idee sembra che non abbiano lo spazio per essere attuate. E soprattutto perché ognuno dà un senso alla sua vita e il mio l' ho già trovato e cerco di viverlo. Mi chieda cosa direi se la Fedeli mi chiedesse un consiglio».
Cosa direbbe? 
«Di restituire alla famiglia il diritto alla scelta della scuola. Possiamo scegliere in quale ospedale curaci ed eventualmente morire ma non possiamo decidere, se non abbiamo soldi, dove studiare. Le direi che bisogna partire da progetti educativi ad hoc. Fare scuola a Milano non è come farla a Scampia e farla in centro a Milano non è come in periferia. I dirigenti debbono poter scegliere i propri docenti. Se una scuola vuole portare avanti un progetto di educazione civica, non ha bisogno che il ministero gli mandi un prof di musica...».
Ma si può fare tutto questo? 
«La proposta c' è: il costo standard di sostenibilità, ma... non si può fare a braccetto con i sindacati che pensano solo a far lavorare la gente».

di Lucia Esposito

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Commenti all'articolo

  • fausta73

    28 Gennaio 2017 - 12:12

    Tutto pro scuola paritaria dove questa suora insegna, insomma una manager delle scuole paritarie

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  • blu_ing

    28 Gennaio 2017 - 04:04

    Della dispersione scolastica nn ci frega un cazzo, chi non va a scuola non ci vuole andare cazzi suoi, si licenzino 50.000 prof inutili messi dentro dal celebroleso di renzi a non fare un cazzo, pensando che lo avrebbero votato, i sindacati ed i comunisti hanno ridotto la scuola italiana come l attuale stato dell albergo rigopiano, credo non ci sia un paragone piu calzante

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  • blu_ing

    28 Gennaio 2017 - 04:04

    Ecco una suora con 3 lauree in stronzologia, bisogna togliere l incentivo ai presidi che piu alunni hanno piu beccano, il loro interesse e che siano tutti promossi capre comprese, i prof bravi sono quelli che mettono 2 e non come quegli inutili di lettere e filosofia che mettono dal 7 in su e sono ben visti dai presidi dai quali beccano 150 e l anno per i corsi di poesia e balletto bulgaro, vaffan

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