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Gianfranco Fini indagato per riciclaggio: in mattinata sequestrati 5 milioni di euro ai Tulliani

Elisabetta Tulliani e Gianfranco Fini

Toh, Gianfranco Fini: si apprende che l'ex presidente della Camera è indagato per concorso in riciclaggio nell'ambito dell'inchiesta che, nella mattinata di martedì 14 febbraio, ha portato la Guardia di Finanza a perquisire e sequestrare 5 milioni di euro a Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani, la moglie di Fini. L'indagine sul riciclaggio, nel dettaglio, riguarda una parte dei fondi neri sottratti al Fisco italiano da Francesco Corallo, l'imprenditore catanese diventato il re delle slot machine statali e arrestato in dicembre alle Antille olandesi.

Come rivela l'Espresso, alle prime luci dell'alba di oggi, i militari dello Scico - il reparto antimafia delle Fiamme Gialle - hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, autorizzato dal giudice delle indagini su richiesta della procura di Roma, di tutte le proprietà riconducibili a tre familiari dell'ex presidente della Camera (Elisabetta, la consorte; Giancarlo, il fratello; Sergio, il padre). Per tutti l'accusa è quella di riciclaggio e reimpiego di capitali illeciti a favore di Corallo. I reati sarebbero stati commessi a partire dal 2008: come detto, secondo l'accusa i denari coinvolti sono oltre 5 milioni di euro. Ma non è tutto: i profitti illeciti ipotizzati dai magistrati capitolini superano i 7 milioni.

Quest'ultima accusa è uno sviluppo dell'indagine partita il 13 dicembre scorso, inchiesta che portò all'arresto di Corallo e dei suoi stretti collaboratori Rudolf Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e l'ex parlamentare di An e Forza Italia Amedeo Laboccetta, poi scarcerato dal tribunale del riesame che ha ritenuto non più attuali le esigenze cautelari. Corallo e i suoi presunti complici sono accusati di associazione per delinquere finalizzata ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Nel dettaglio, i profitti illeciti riciclati attraverso società offshore ammonterebbero a oltre 250 milioni di euro. Secondo l'accusa questi denari sono stati reinvestiti da Corallo in attività economiche e finanziarie, nonché in operazioni immobiliari. Oltre cinque milioni di euro sarebbero stati invece girati dall'imprenditore delle slot ai tre componenti della famiglia Tulliani. Legami che, sempre secondo quanto rivela l'Espresso, emergerebbero dai documenti dell GdF: per i pm, Elisabetta Tulliani ha un ruolo nella società coinvolta nella compravendita dell'appartamento monegasco.

Il reato di autoriciclaggio, si apprende, è collegato ad alcuni fatti scoperti nel corso delle perquisizioni a carico di Giancarlo e Sergio Tulliani, avvenute nel giorno dell'arresto di Corallo. Nel dettaglio, i Tulliani, dopo aver ricevuto quasi 6 milioni di euro dalle offshore di Corallo, avrebbero ulteriormente trasferito e occultato i profitti illeciti, usando conti bancari in Italia e all'estero. Al centro dell'accusa ci sono, in particolare, i 3 milioni e 599 mila dollari versati nel 2009 da Francesco Corallo su un conto estero intestato a Sergio Tulliani.

Nel mirino dell'inchiesta anche la plusvalenza di oltre un milione di euro ricavata dai Tulliani attraverso la vendita del famigerato appartamento di Charlotte Boulevard. La casa del partito di Fini fu acquistata da Giancarlo Tulliani con fondi neri versatigli segretamente dalle offshore di Corallo. Dopo averla rivenduta, Giancarlo ha bonificato 739 mila dollari in Italia alla sorella Elisabetta. 

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Commenti all'articolo

  • Uchianghier

    Uchianghier

    15 Febbraio 2017 - 14:02

    Come mai questi fascicoli si aprono e si chiudono al cambio dei Procuratori capo? Come mai alcuni fascicoli aperti in una Procura dove l'eccellenza è di casa si dimenticano in cassaforte? C'è qualche cosa che, a dirla con eleganza, emana un odore nauseabondo.

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  • Antghi

    15 Febbraio 2017 - 03:03

    Queste notizie lasciano interdetti coloro che sono intenzionati a fare donazioni per fini sociali. Dalla cronaca non si capisce come mai il patrimonio di una donataria ad un partito possa finire a terzi!

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  • Runasimi

    Runasimi

    15 Febbraio 2017 - 00:12

    È proprio il caso di usare il più banale dei banalissimi detti: Tutti i nodi vengono al pettine.

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  • saritaboni

    14 Febbraio 2017 - 19:07

    Tutti mi chiamano Bionda ma bionda io non sono. Porto i capelli neri! Porto i capelli neri!

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