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Il giallo del dossier

Condannati i rapitori di Spinelli
Fu semplice sequestro, non estorsione

Il ragioniere di Berlusconi fu tenuto in ostaggio un'intera notte insieme alla moglie da un pregiudicato pugliese e tre albanesi

Il ragioniere Giuseppe Spinelli

Il ragioniere Giuseppe Spinelli

 

Sono stati tutti condannati i responsabili del sequestro lampo del ragioniere di Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli e di sua moglie, avvenuto la notte tra il 15 e il 16 ottobre scorso. Il gruppo di malviventi si era introdotto nella casa del cassiere di fiducia del Cav tenendolo sotto sequestro insieme alla moglie per una notte intera chiedendo di potersi mettere in contatto con lo stesso Berlusconi per chiedere un riscatto di 35 milioni di euro in cambio di documenti che, a loro giudizio, avrebbero potuto ribaltare la sentenza civile del Lodo Mondadori, costata all'ex premier un risarcimento di 560 milioni a favore di Carlo Debenedetti

Declassato il reato - Il gup di Milano Chiara Valori ha condannato a 8 anni di reclusione in una casa di lavoro Francesco Leone, pregiudicato barese considerato il capo della banda. Pene più lievi per gli altri componenti della banda, tutti albanesi che saranno espulsi dall'Italia una volta espiata la pena: Lourec Tanco dovrà scontare 6 anni e 8 mesi, mentre il fratello Ilirjan Tanco e Marjus Anuta a 4 anni e 8 mesi. Il giudice di fatto ha dimezzato le pene rispetto alle richieste del pm riconoscendo solo il sequestro semplice aggravato dalla violenza privata. All’inizio, Leone e i suoi complici erano accusati di estorsione per aver cercato di farsi consegnare da Berlusconi, in cambio del rilascio degli ostaggi, 30 milioni di euro. Un reato, tuttavia, che appariva quasi impossibile da realizzare, vista la difficoltà a reperire una simile somma in contanti e considerato che i rapitori se ne erano andati dalla casa di Spinelli dopo che il ragioniere aveva effettuato la telefonata al leader del Pdl. Così il tema dell’accusa è cambiato, e, nella nuova costruzione esposta dal pm, Paolo Storari, l’obiettivo del rapimento era semplicemente la telefonata. E’ stata così accolta anche la tesi che gli avvocati degli imputati : secondo il legale di Leone, Gianluca Maris, non sarebbe stato un sequestro di persona 'classico', ma un modo per avviare una trattativa con l’entourage dell’allora presidente del Consiglio. Lo scopo era quello di 'vendere' a Berlusconi carte determinanti per ribaltare l’esito della vicenda processuale sul lodo Mondadori. Un dossier che, ha poi sostenuto Leone, non esisteva.

 

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