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La triste fine del consigliere di Torino

E' morto Alberto Musy, era in coma da un anno dopo un attentato

Proprio oggi era prevista un'udienza in cui avrebbe dovuto essere sentito in aula il killer che avrebbe agito per rancore

Alberto Musy

Alberto Musy

Non ce l'ha fatta. Alberto Musy, ferito il 21 settembre 2012 sotto la sua abitazione di Torino e da allora in coma, è morto nella notte. Il consigliere comunale di Torino era stato ferito con dei colpi di pistola sotto la sua abitazione di via Barbaroux da un uomo con il volto coperto da un casco che indossava un impermeabile lungo e che si era poi allontanato a piedi mentre i vicini e la moglie di Musy, avendo sentito i colpi e le grida del consigliere, si precipitarono di sotto. Il consigliere comunale, ferito gravemente, entrò da subito in coma irreversibile. L'uomo con il casco che, poco prima e dopo l'agguato, si aggirava con passo claudicante per le vie della zona, notato anche da alcuni passanti, fu ripreso dalle telecamere della zona. Dopo mesi di indagini la polizia arrestò, quasi un anno dopo, Francesco Furchì. Definito dagli inquirenti un 'faccendiere', Furchì si era candidato alle ultime elezioni comunali in una lista che sosteneva Musy. 

Secondo gli investigatori avrebbe sparato al collega per rancore, per alcuni sgarbi, che riteneva di aver subito dal consigliere comunale. Furchì si trova ancora in carcere e proprio oggi era prevista un'udienza del processo in cui avrebbe dovuto essere sentito in aula. "Adesso l'imputazione dovrà cambiare", ha detto Gianpaolo Zancan, avvocato di parte civile per i familiari di Alberto Musy: "da tentato omicidio a omicidio volontario premeditato. Un reato punito con l'ergastolo". 

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Commenti all'articolo

  • rendagio

    23 Ottobre 2013 - 14:02

    speriamo che questo atto sia l' inizo di qualcosa di piuù concreto affinche questa banda si renda conto cle la corsa è alla fine, , ha avuto ciò che si meritava amen

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  • Marcoenrico

    23 Ottobre 2013 - 12:12

    Dalle indagini è emerso che aveva fatto promesse che sapeva benissimo che non proteva mantenere. E non le ha mantenute. Chi aveva creduto nelle promesse (una cattedra all'Università di Messina) ha pensato di farsi giustizia. Quindi il titolo doveva essere: morto A.M. per un regolamento di conti.

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  • zefleone

    23 Ottobre 2013 - 11:11

    Onestamente non sento alcuna pietà davanti a queste cose quando toccano ad un politico a un giudice o pm.

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