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Dopo l'8 dicembre

Matteo prepara la vendetta:
piano per cacciare Orfeo dal Tg1

Renzi, Mentana e Orfeo

Renzi, Mentana e Orfeo

Sin qui ha tenuto botta. Anzi, ha fatto finta di nulla sapendo che in Rai le manovre avvengono sempre a giochi fatti, mai prima.  Ma da lunedì prossimo Matteo Renzi, in predicato di diventare il nuovo segretario del Pd, inizierà a ragionare anche sugli assetti che governano viale Mazzini. Perché se vuoi prenderti Palazzo Chigi, e questo resta l’obiettivo vero del sindaco di Firenze, non puoi non avere alle spalle un telegiornale della tv pubblica. Il Tg1 prima di tutto. 

Dunque l’uomo nel mirino dei renziani, che in Rai  possono contare su Luigi De Siervo, attuale direttore della direzione commerciale dell’emittente di Stato, sarebbe Mario Orfeo, timoniere dell’ammiraglia dell’informazione targata Rai. Il direttore del Tg1, infatti,  ha posizionato il telegiornale su Enrico Letta e, pur non avendo fatto un vero e proprio endorsement nei confronti di Gianni Cuperlo, lo ha accarezzato in vista delle primarie. Segno evidente che il giornalista, che ha diretto anche il Tg2, ha stabilito un filo diretto con il presidente del Consiglio, senza dimenticare il rapporto di lealtà con il Quirinale. Un posizionamento, quello di Orfeo, che va ben al di là della tradizionale linea filogovernativa del Tg1, visto che il timoniere del Tg1 si sarebbe convinto del fatto che l’attuale esecutivo durerà ancora un bel po’. 

Dato il quadro politico entro il quale il giornalista ha deciso di sviluppare la propria azione, c’è anche da considerare l’aspetto operativo. Orfeo, volendo avere il pieno controllo del prodotto, ha praticamente spaccato in due la redazione. Da una parte ci sono i fedelissimi alla linea, pronti ad eseguire gli ordini del capo. Dall’altra i ribelli, riconducibili ad aree politiche distanti da Letta. Sia di destra che di sinistra. Questa suddivisione, nel concreto, ha prodotto un fatto  alquanto particolare. Dei 160 redattori del Tg1, un numero esorbitante se si pensa alla media delle testate, ce ne sarebbe almeno un terzo  che non viene utilizzata. Inviati che non partono, redattori che non realizzano un servizio da mesi. Insomma, pagati - e bene - per non fare nulla. 

Non solo questo livello di guerra a bassa intensità fra la direzione e la redazione ha partorito un discreto numero di cause interne. Si va dal demansionamento al mancato riconoscimento delle qualifiche. Vertenze  che incidono, e non poco, sui costi dell’azienda. Per dire degli ascolti. Secondo  le ultime rilevazioni lo share sarebbe sostanzialmente fermo, al punto da esser assimilabile a quello che faceva Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1, oggi senatore di Forza Italia. Tanto che se ciò che va facendo Orfeo «lo avesse fatto il suo  precedessore», dicono a viale Mazzini, «in Rai sarebbe scoppiata la rivoluzione». Invece tutto resta sotto traccia, in attesa del risultato delle primarie, competizione dalla quale potrebbe dipendere il futuro del governo e quello del direttore del Tg1. Renzi, al di là dell’iconografia che si è andata costruendo, è uno che non va troppo per il sottile quando c’è di mezzo un obiettivo da centrare. E con l’amico-consigliere Enrico Mentana, attuale direttore del Tg de La7, tutto può accadere.

di Enrico Paoli

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Commenti all'articolo

  • ghorio

    06 Dicembre 2013 - 13:01

    Vedo che scrivere di dubitare che il sogno di Renzi si realizzi non trova spazio. Come del resto quello di avere ampi dubbi che la rai possa condizionare le vicende politiche italiane. Ma "Libero" ci presenta lo scoop dell'intento renziano e a noi lettori non è concesso di esprimere il nostro parere. Quanto a Mentana, salvatore dell'informazione come si crede, non mi pare che il tg sia il non plus ultra.

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