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L'uscita di Elsa

La Fornero ne azzecca una:
"Lavoro? Diritto da guadagnare"

Tensioni in piazza Montecitorio

 

"L'attitudine della gente deve cambiare. Il lavoro non è un diritto, va guadagnato, anche con il sacrificio". Così Elsa Fornero in un'intervista concessa al Wall Street Journal. Incredibile ma vero, il ministro delle Lacrime na ha azzeccata una. Eppure è stata subito costretta alla retromarcia, è stata forzata a rettificare il suo pensiero perché troppo poco politically-correct. E così ecco che è tornata a mettere i puntini sulle i. E' stato precisato che "il ministro, nel suo intervento sul quotidiano statunitense, ha voluto dire che il posto di lavoro non è un diritto", ma che il diritto semmai è al lavoro, e non può essere messo in discussione perché è riconosciuto dalla Costituzione. Una bizantina questione terminologica, insomma. Un tentativo scivoloso per cercare di sopire le voci che si erano levate contro Elsa, accusata di aver detto che il lavoro non è un diritto. Ma tant'è: il ministro aveva spiegato che il lavoro è sì un diritto, ma che deve essere guadagnato. Siete d'accordo con lei? Partecipa al nostro sondaggio.

Sfottò lumbard -  E subito la Lega Nord parte con lo sfottò:  "Il lavoro è un diritto. Il ministro Fornero ha giurato sulla Costituzione o su Topolino?".  Gianvittore Vaccari, senatore lumbard ci scherza sopra: "Napolitano richiami al suo dovere il ministro del Lavoro. Probabilmente la Fornero ha dimestichezza con troppi testi ma con pochi luoghi di lavoro".

Lavoro ucciso dalle tasse - Le critiche al ministro e all'intero governo non devono arrivare per una frase condivisibile e che ha scatenato una battaglia "semantica" di retroguardia. Le critiche devono essere mosse perché - partendo proprio dal presupposto che il lavoro è un diritto riconosciuto dalla Costituzione - per favorire l'impiego, questo esecutivo, sta facendo poco e nulla. La riforma del lavoro che è stata approvata oggi, mercoledì 27 giugno, è un progetto mutilato rispetto a quelle che erano le intenzioni dei professori: poche novità e articolo 18 appena sfiorato. Il vero ostacolo, però, sono le tasse con cui i tecnici hanno gravato le imprese, soggette a una pressione fiscale tale che le costringe ad alzare bandiera bianca, a frenare sulle assunzioni e a mandare la gente a casa. Altro che difesa del diritto al lavoro...

"Rigore ineludibile" - Eppure Elsa, intervenendo agli Stati generali del sociale e della famiglia, non molla e rilancia: "Il rigore è una condizione ineludibile per salvare l'economia reale, il lavoro e il welfare". La scusa per sostenere il rigore e quindi le tasse è sempre la stessa: salvare la moneta unica. "L'Europa che a volte ci sembra amica e nemica, padre e patrigno, madre e matrigna ci sembra imporre cose estranee alla nostra vita quotidiana come l’euro e la finanza - ha aggiunto la Fornero -, ma salvare l’euro e l’Europa non è una cosa distinta dal salvare il modello europeo di welfare". Quindi il ministro, nell'intervista al Wsj, ha difeso la riforma del mercato del lavoro: "Non è perfetta - ha ammesso -, ma è una buona riforma, soprattutto per coloro che stanno entrando nel mercato del lavoro. E' anche una scommessa sul fatto che gli italiani cambino le loro abitudini in molti modi".

L'assedio della Cgil - E mentre Elsa parlava, in piazza Montecitorio si sono vissuti alcuni momenti di tensione tra i manifestanti della Cgil e le forze dell'ordine, schierate in assetto antisommossa a formare un cordone a protezione della Camera. Il sindacato, contrario alla riforma del lavoro, sostiene che "la partita non è chiusa". Parola di Serena Sorrentino, segretario confederale della Cgil: "Questo intervento sul lavoro risulta essere dannoso e preoccupante perché aumenterà i contenziosi e le incertezze, individuando nei consulenti del lavoro gli unici beneficiari. Ma soprattutto la riforma è inadeguata rispetto all’urgenza di rilanciare la crescita ed è ingiusta per i danni che reca ai diritti del lavoro. Il governo sappia che il Paese non riparte se non riparte dal lavoro".   

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Commenti all'articolo

  • sentinella f

    28 Giugno 2012 - 10:10

    il diritto di chi lavora è il compenso e dovere dello Stato è garantire chi lavora e il lavoro. C'e crisi, non ci sono soldi per garantire posti di lavoro... e i compensi ai politici non sono mai in crisi e non subiscono variazioni in negativo soprattutto quando dovrebbero ripagare tutta la malagestione

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  • bruno osti

    28 Giugno 2012 - 10:10

    perché i Nordici preferivano la fabricheeeta; e non hanno mai voluto partecipare ai concorsi pubblici, dove lo stipendio era inferiore di quello del privato. Per i soliti, poi, che "...i dipendenti pubblici, tutti a Roma e Napoli... da dati ufficilai: dipendenti pubblici nord 34,24%; centro 31,55%; sud isole 33,85%; estero 0,26%

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  • bruno osti

    28 Giugno 2012 - 10:10

    "spiegasse"? forse "mi spieghi"!: ho l'impressione che i sacrifici per lo studio non siano stati sufficienti

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  • bruno osti

    28 Giugno 2012 - 10:10

    per la sanità sipuò anche concordare (in molti Paesi tra i quali gli USA, non è proprio così); per il lavoro te lo devi creare, dimostrando che sai fare qualche cosa che da qualcuno venga apprezzato e pagato, non te lo deve regalare lo Stato; e così per la casa: dove stà scritto che qualcuno te la deve dare? in una legge di natura? in una legge religiosa? nella Costituzione? Non risulta. La sinistra si batte perché vengano create le situazioni per cui, a tutti, siano date le possibilità per arrivare ad ottenere quelle cose.

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