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Spesa pubblica

Tagli, 1.800 auto blu in meno in sei mesi

Il censimento di Patroni Griffi: le amministrazioni locali hanno cambiato la destinazione di molte vetture. Le auto con autista sono più al Sud che al Nord

Quasi duemila auto blu in meno in sei mesi: 1.884 unità, -19,4% rispetto all'inizio del 2012. La 'dieta' imposta alla spesa pubblica segna una significativa riduzione delle auto blu, che al 30 giugno 2012 sono 7.837. Si tratta di vetture assegnate personalmente ai vertici delle amministrazioni o comunque con autista, oltre a circa 100 vetture in uso agli organi costituzionali. La diminuzione è ben superiore alle 582 dismissioni: molte amministrazioni hanno infatti modificato le classificazioni sulle modalità di utilizzo delle autovetture, adeguandosi alle disposizioni dei DPCM citati e destinando quindi ai servizi operativi senza autista vetture precedentemente assegnate ad personam. I dati sono resi noti dal ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione Filippo Patroni Griffi sulla base del censimento permanente delle auto pubbliche e il monitoraggio dei costi previsto dai decreto ministeriale del 3 agosto 2011 e 12 gennaio 2012. Il censimento evidenzia inoltre un aumento di circa 1.021 unità degli enti registrati  (ad oggi sono censite 8.235 amministrazioni, con una copertura del 97,1% delle auto pubbliche).

La mappa delle auto blu - L’intero parco auto delle amministrazioni  pubbliche, rileva ancora il ministero, è, sempre al 30 giugno, di 60.551 vetture (includendo le 124 autovetture in uso agli Organi Costituzionali). Le auto blu presenti nel Paese sono così distribuite: 25,8% nelle amministrazioni centrali e 74,2% alle amministrazioni locali (36,0% nei Comuni, 12,1% nelle Asl, 8,6% nelle Province, 7,9% nelle Regioni). La nuova mappa territoriale delle auto blu continua a vedere uno sbilanciamento della presenza percentuale delle auto con autista nelle regioni del Sud (con percentuali di auto blu sul totale delle auto pubbliche nella regione che oscillano dal 25,3% al 33,6% in Molise, Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Basilicata, a fronte di percentuali nelle regioni del Nord che vanno dal 2,5% dell’Emilia Romagna all’8,2% della Lombardia). Ma proprio al Sud si iniziano a registrare alcuni casi di contrazione.

 

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